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Pescara, 22/03/2026
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Data: 21/03/2013
Testata giornalistica: Il Messaggero
M5S alza la posta: Camere, più tagli. Il leader a Grasso e Boldrini: dimezzatevi come noi lo stipendio e chiedete ai parlamentari di fare lo stesso

ROMA I deputati M5S si concentrano sui ruoli e incarichi nelle Camere: segretari d’aula, vicepresidenti e, soprattutto, questori. E all’indomani dell’annuncio del taglio dello stipendio da parte dei presidenti dei due rami del Parlamento, Beppe Grillo rilancia la sfida a Grasso e Boldrini per far loro sapere che non basta. «Di quale stipendio si parla, di quello da parlamentare o dell’indennità aggiuntiva per i presidenti? Non si dice, ma i cittadini devono sapere», incalza il leader M5S. La proposta di Grillo ai presidenti è rinunciare all’indennità di carica e dimezzarsi l’indennità da parlamentare (5 mila euro lordi invece di 11.283), rinunciare all’assegno di solidarietà e giustificare, rendicontare e pubblicare ogni spesa rimborsata. «Se facessero così il risparmio sarebbe di 50 milioni annui», assicura.
Intanto continua la polemica sull’informazione. I neo-nominati portavoce, indicati da Grillo e Casaleggio, Daniele Martinelli e Claudio Messora sono già entrati in un curioso silenzio stampa («la macchina del fango è già entrata in azione», l’accusa rivolta ai giornalisti), suscitando una valanga di critiche sui social network. Roberto Fico, candidato a una vicepresidenza, specifica che «per l’M5S parlano i capigruppo Crimi e Lombardi». Ma Mesora è chiamato in causa anche per un’altra vicenda, giudiziaria stavolta. Tanto che su Facebook rompe il silenzio stampa medesimo per dire: «Io indagato per ricettazione? Ci facciamo una grassa risata».
L’ASSEMBLEA

Ieri, i due gruppi parlamentari grillini si sono riuniti in seduta plenaria nella sala Regina. All’uscita bocche cucite e dinieghi sull’argomento, ma la tensione era palpabile. I senatori dissidenti che hanno votato Grasso al Senato hanno fatto outing, promettendo di non votare mai più in dissenso dalla maggioranza del gruppo e alla fine ha prevalso la linea del «perdono». Ma se la tregua interna appare riconquistata, è sulle cariche istituzionali che l’attenzione dei grillini è tesa allo spasimo. Ieri nel Transatlantico di Montecitorio i neo-deputati giravano con tanto di maxi-spilletta con la scritta «questore-controllore». Unica la richiesta: «I partiti devono votare i nostri candidati, ma senza chiedere nulla in cambio».

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