ROMA Toccherà a Pier Luigi Bersani l’incarico di costituire il nuovo governo. Manca ancora l’ufficialità ma tutto lascia presumere che Giorgio Napolitano sia intenzionato a consentire al leader del Pd di compiere il primo tentativo. Beninteso, lo scenario era - e rimane - quello previsto: nessuna soluzione facile a causa dei veti incrociati. Si comprende quindi la ragione per cui Napolitano abbia voluto prendersi un supplemento di meditazione dopo le consultazioni e soltanto oggi scioglierà il nodo per l’incarico. «Devo riordinare gli appunti, le idee su quale decisione prendere», ha sottolineato ieri sera il capo dello Stato congedandosi dai giornalisti, «Domani (oggi per il giornale, ndr) presenterò e motiverò le mie decisioni».
UN’ORA E VENTI DI COLLOQUIO
Ma - come si è detto - è scontato che Napolitano affiderà l’incarico a Bersani da lui incontrato per un’ora e venti - insieme ai capigruppo Zanda e Speranza - a conclusione del secondo round di consultazioni che ha visto salire sul Colle anche le delegazioni dei Movimento 5 Stelle (guidata da Grillo) e quella del Pdl (guidata da Berlusconi).
Le modalità dell’incarico restano ancora tutte da definire perché l’incontro più significativo, quello con la delegazione del Pd, non ha consentito di sgomberare il terreno dalle incertezze e dai dubbi. Se infatti sul Colle si insisteva e si insiste sulla necessità che per ottenere un mandato pieno il premier «in pectore» debba poter contare su «numeri certi» al Senato, questa certezza Bersani non solo non la può offrire, ma anzi la vede ulteriormente menomata dai nuovi «no» di Grillo.
GLI OTTO PUNTI
Nondimeno, le dichiarazioni del leader Pd dopo il colloquio alla studio alla Vetrata lasciano poco spazio a dubbi. Bersani ribadisce l’esigenza di un «governo di cambiamento» che lavori su due versanti: 1) crisi economica e moralizzazione della vita pubblica; 2) riforma della legge elettorale e riforme costituzionali.
«Intendiamo mettere il Parlamento di fronte ad un’assunzione di responsabilità», precisa il leader Pd lasciando intendere che vorrebbe arrivare al voto di fiducia con un governo di minoranza nella speranza che possa esserci una convergenza anche da parte di chi (grillini, Lega?) che oggi la escludono e magari paventano un ritorno alle urne.
«Ci rivolgiamo a tutto il Parlamento», soggiunge Bersani, ma poi taglia subito i ponti ad un eventuale «larga intesa» con il Pdl poiché - dice - finora, soprattutto nell’ultimo anno, ha impedito queste riforme e se le condividesse sarebbe «una via di Damasco». Nel rispondere alle domande dei giornalisti («Io le accetto a differenza di chi mi ha preceduto»), Bersani esclude di avere «piani B» subordinati in mente, cioé governi istituzionali o di scopo («Non ho nemmeno un piano A») e si affida alla saggezza di Napolitano. «Siamo la prima forza del Paese», spiega, «e servono tempi certi per la nascita del nuovo governo con la corresponsabilità di tutti». Non manca di polemizzare con i grillini che hanno rilanciato i loro 20 punti. «Noi abbiamo i nostri e non rincorriamo nessuno».
GLI APPUNTI
«Il mio partito sente di avere la responsabilità di dare una mano per una soluzione, ma non una soluzione qualsiasi», puntualizza ancora Bersani che soggiunge: «Spero di dare una mano, ma non metto avanti me stesso».Ora la parola decisiva passa a Napolitano e sarà interessante leggere con attenzione le motivazioni del capo dello Stato perché si potrà comprendere con chiarezza il perimento entro il quale si muoverà il tentativo di Bersani e le eventuali subordinate in caso di un fallimento con la prospettiva di un governo di scopo. Il tutto nel contesto di due «paletti» che restano fondamentali per Napolitano: evitare il voto anticipato e ridurre le incertezze per evitare scenari «tipo Cipro» anche in Italia.
Per il Colle è l’unico candidato ma dovrà allargare la coalizione
Il Colle auspica un «aggancio» programmatico di Pdl e LegaAltre soluzioni non sono giudicate praticabili. Grillo non ha fatto nomi
IL RETROSCENA
ROMA Non è facile la scelta di Giorgio Napolitano. Dall’alba del suo mandato, sette anni fa, ha sempre predicato condivisione e dialogo. E soprattutto, fino a ieri pomeriggio, il capo dello Stato ha ripetuto che avrebbe dato l’incarico a chi gli avrebbe dimostrato di avere una maggioranza in Parlamento. Ma dopo il “vivace” incontro di cento minuti con Pier Luigi Bersani e soprattutto dopo aver chiuso le consultazioni senza avere in mano neppure un abbozzo di maggioranza di governo, Napolitano è orientato a concedere al segretario del Pd la chance di formare il governo. La natura del mandato ieri sera non era ancora chiara, ma probabilmente sarà un mandato con chiari paletti.
SERVE UN GOVERNO
«Riordino gli appunti e le idee e domani presenterò e motiverò le mie decisioni», ha detto Napolitano nella breve apparizione davanti a cronisti e tv. E negli appunti e nella mente del Presidente c’è che «al Paese serve un governo». E sentiti tutti i partiti, ascoltati i presidenti di Camera e Senato, tirate le somme, la candidatura di Bersani è l’unica che c’è. Da altri sono arrivate solo ipotesi sulle soluzioni di governo. Anche soluzioni antagoniste a quelle del leader democrat, ma senza prospettare candidature alternative. Lo stesso Grillo - ha annotato il capo dello Stato - al dunque ha detto di non avere un candidato e che comunque non avrebbe chiesto voti a nessuno per formare l’esecutivo Cinquestelle.
CONDIVISIONE
Ciò detto, stabilito che la scelta di Bersani è in qualche modo ineluttabile, vista la composizione della Camera (dove il Pd ha la maggioranza assoluta) e quella del Senato (qui i Democrat hanno la maggioranza relativa), Napolitano chiederà al presidente del Consiglio incaricato di allargare quanto possibile la maggioranza. E gli chiederà di farlo provvedendo a un’integrazione programmatica dei suoi 8 punti, in modo da «venire incontro alle esigenze del Paese». Insomma, la speranza del Colle è che Bersani riesca a coinvolgere il più ampio schieramento possibile. Probabilmente Scelta civica di Mario Monti. Possibilmente la Lega, tant’è che Bersani ha già cominciato a parlare di Senato delle autonomie, il vecchio cavallo di battaglia leghista. Ma anche parte del Movimento5Stelle e del Pdl. Del resto è evidente la convenienza di Berlusconi a far nascere un governo. Per evitare le elezioni. Per poter condizionare l’elezione del futuro capo dello Stato.
LA SVOLTA
In qualche modo questo epilogo rappresenta una svolta. Ancora alle sei di pomeriggio Gianni Letta faceva sapere di essere «fiducioso». E a infondere fiducia nell’ambasciatore di Silvio Berlusconi era la convinzione che Napolitano avrebbe dato l’incarico al presidente del Senato, Pietro Grasso. Un nome, una formula (quella del governo istituzionale) che avrebbe permesso al Pdl di sostenere Grasso senza maldipancia. Poi, però, un Bersani che non ha concesso subordinate e che è risultato essere l’unico vero candidato sul campo, ha spinto Napolitano a orientarsi verso la benedizione al tentativo del segretario democrat.
IL REBUS RISOLTO
La matassa era talmente ingarbugliata, che per tutta la giornata si sono rincorsi boatos incontrollabili. C’è chi parlava dell’ipotesi di consultazioni chiuse senza incarico, visto che mancavano numeri certi in Parlamento. E chi, addirittura, adombrava la possibilità di dimissioni anticipate del capo dello Stato. «Napolitano ha un alto senso dello Stato e sono sicuro che lascerà prima del tempo l’incarico», diceva un leader della coalizione di centrosinistra. Spiegazione: «Il Presidente sta svolgendo le consultazioni senza avere lo strumento principe della moral suasion, la possibilità di sciogliere il Parlamento e spedire tutti alle elezioni». Poi, Napolitano sembra aver sciolto il rebus.