Causa pilota vinta da tre lavoratori. La sentenza riguarda
migliaia di ex addetti della compagnia ancora in mobilità
Prima in cassa integrazione, poi in mobilità. E dunque sostanzialmente licenziati. Ma adesso per tre dipendenti Alitalia che persero il lavoro il 31 ottobre 2008, dopo la privatizzazione della compagnia di bandiera passata dal Tesoro al gruppo dei soci Cai, c’è una bella sorpresa. Quella della riassunzione stabilita dal tribunale del lavoro di Civitavecchia al termine di una causa durata cinque anni. In sintesi: i dipendenti avrebbero avuto diritto al reintegro in pianta organica, vincolato ad una precisa graduatoria (un po’ come in un concorso pubblico) i cui criteri invece non vennero rispettati. E per questo la nuova chiamata non arrivò mai.
Velivoli Alitalia a FiumicinoVelivoli Alitalia a Fiumicino
LE TRE SENTENZE – Ora però sono giunte le sentenze dirompenti, emesse il 15 marzo, alle quali potrebbero farne seguito molte altre dato che sono a decine i dipendenti della compagnia - iscritti al sindacato Usb (Unione sindacale di base) - che decisero di impugnare il provvedimento che li allontanò dal lavoro. Ma gli effetti della pronuncia potrebbero riguardare, direttamente o indirettamente, un bacino di diverse migliaia di persone che, terminata la fase delle cassa integrazione, sono già o stanno per finire in mobilità, l’anticamera del licenziamento. «Informazioni sul numero esatto di chi ora è in mobilità non ne abbiamo – spiega Andrea Cavola, segretario nazionale della Usb-trasporti che nel 2008 propose l’azione legale – ma di sicuro stiamo parlando di diverse migliaia di dipendenti quelli considerati in esubero dopo la privatizzazione».
GLI 8 MILA IN ESUBERO - Prima dell'arrivo dei «capitani coraggiosi» di Cai (che ora ha ripreso il nome di Alitalia), tra personale viaggiante e di terra, i lavoratori che il vettore aveva in pianta organica erano circa 20 mila. Con il passaggio al privato scesero a poco più di 12 mila. Tra gli 8 mila in esubero, sono a centinaia quelli che – conteggiando gli anni di cassa integrazione (4) e i 3 di mobilità - non raggiungeranno i limiti minimi previsti per l’età pensionabile. Un numero che secondo una stima riportata a «Presa Diretta», domenica scorsa su Rai 3, potrebbere aggirarsi attorno alle 4 mila persone.
«SENTENZA-PILOTA» - «Il reintegro dei 3 lavoratori costituisce un evento spartiacque – prosegue Cavola – che rappresenta un’iniezione di fiducia per chi ha perso il lavoro. Siamo davanti ad una sentenza pilota che conferma quello che abbiamo sempre sostenuto, e cioè che Alitalia non rispettò gli accordi presi a palazzo Chigi riguardo le riassunzioni, da effettuare nel bacino dei cassintegrati sulla base di una graduatoria chiara, che concordammo nelle trattative al ministero del Lavoro e non, come avviene ora, privilegiando chiamate, tra l’altro, di lavoratori precari, con contratti a termine».
ALTRE 30 CAUSE - Nei prossimi giorni il tribunale di Civitavecchia dovrà esprimersi su un’altra trentina di cause, tutte seguite dall’avvocato Riccardo Faranda che per conto dell’Usb ha fornito l’assistenza ai dipendenti Alitalia. «Non ho ancora potuto leggere le motivazioni del dispositivo – spiega il legale – che non sono ancora state depositate in cancellerie e che saranno disponibili tra tre giorni. Il principio che comunque il giudice ha accolto è uno: i miei assistiti hanno il diritto alla riassunzione».
LA SINDACALISTA RIASSUNTA - Tra i dipendenti che hanno vinto il ricorso c’è Patrizia Angiari, 40 anni, due figli, nel 2008 battagliera delegata del Sindacato dei Lavoratori (come allora si chiamava l’Usb). «Sono in mobilità, mi consideravo già disoccupata: ora questa sentenza mi ridà fiducia. Alitalia? No, ancora non mi ha chiamato».
ALITALIA: «RICORREREMO IN APPELLO» - Diversa da quella del sindacato Usb l'opinione di Alitalia che puntualizza: «Dal 2009 sono state oltre una cinquantina le cause ad oggi concluse e vinte dalla Compagnia». Al posto dei tre ricorrenti, sono stati assunti «tre dipendenti della vecchia Alitalia con minori requisiti» ed ha pertanto ordinato l’assunzione degli stessi (non si tratta infatti di una reintegra né di una riassunzione) con condanna a pagare l’eventuale differenza tra quanto dagli stessi percepito a titolo di CIGS e quanto avrebbero percepito se assunti fin dal 13 gennaio 2009.
«NON E' CAUSA PILOTA» - Non si tratta dunque di «cause pilota» in quanto il giudice - nota la compagnia - non mette assolutamente in discussione l’assenza di continuità tra la vecchia e nuova Alitalia. «A riguardo - si legge in una precisazione - con decisione del 12 novembre 2008,l a Commissione europea ha riconosciuto che non vi è continuità aziendale tra vecchia e nuova Alitalia, mancando il trasferimento d’azienda, e quindi non vi è passaggio automatico di lavoratori». Alitalia, infine, si riserva «il diritto di ricorrere in appello per questi tre singoli casi».