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Pescara, 22/03/2026
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Data: 23/03/2013
Testata giornalistica: Il Messaggero
Intervista a Lucio Laureti - «Ora si punti di più su aeroporto e porti». Laureti, presidente Saga: «Nuovi voli verso l’Est e uno, tutti i giorni, su Roma»

PESCARA Docente universitario di Economia politica, presidente della Saga (Società di gestione dell’Aeroporto d’Abruzzo) e imprenditore nel settore petroli, il professor Lucio Laureti sfrutta il suo osservatorio privilegiato per illustrare le priorità per il rilancio della regione.
«L’Abruzzo presenta gli stessi problemi del resto d’Italia con in più opportunità nel settore turistico e agroalimentare che vanno sviluppati con convinzione e sostegni - spiega Laureti -. L’edilizia è il grande malato della regione che riprenderà vigore quando si sbloccherà il credit crunch, cioè quando le banche torneranno a finanziare imprese e immobili. Ma ciò avverrà per iniziative che verranno dall’Europa dalla quale attendiamo decisioni a breve. L’unica boccata d’ossigeno necessaria nell’immediato sarebbe il pagamento alle imprese dei crediti che esse vantano nei confronti della Pubblica amministrazione.
L’imprenditoria è al palo per colpa della burocrazia negli uffici pubblici. Come sbloccare questo meccanismo?

«Sul grande problema della burocrazia ho detto e scritto da anni, indicando questo problema come uno dei più rilevanti tra quelli che incidono sulla competitività delle imprese italiane rispetto a quelle europee. Tanti investimenti esteri fuggono dal nostro paese poiché passano anni per ottenere un permesso di costruire, un’autorizzazione, una concessione. La burocrazia italiana non è soltanto lenta ma anche strana perché prima impone controlli preventivi lunghi e asfissianti, anche spesso incomprensibili, con montagne di certificazioni. Poi, una volta concessa l’autorizzazione o il contributo, nessuno controlla su ciò che è stato realizzato. Tutto questo deve essere riformato a vantaggio delle imprese e del tasso di crescita del Pil: meno controlli ex ante e più controlli ex post».

Emergenza infrastrutture. Il porto è fermo, l’aeroporto attende fondi vitali, le ferrovie ci abbandonano. Quanto ci costa in termini di isolamento?
«La dotazione infrastrutturale dell’Abruzzo non è peggiore di altre regioni; il problema è che quelle che ci sono devono funzionare e bene. Porti e aeroporto sono le priorità perché ingranaggi fondamentali per l’economia e lo sviluppo. Soltanto l’aeroporto vale oltre 100 milioni di euro di indotto nel settore business e turismo. Queste infrastrutture devono guardare inizialmente all’area dei Balcani e all’Europa dell’est, compresa la Russia. Altra priorità è il miglioramento della connettività tra Pescara e Roma».

Da presidente Saga, quali sono le rotte per lo sviluppo?
«Il raggio di competenza dell’Aeroporto d’Abruzzo è europeo. In quest’ottica le prossime mete su cui stiamo lavorando riguardano il centro e l’est Europa, le rotte del futuro. Per le intercontinentali stiamo ipotizzando con Alitalia il collegamento giornaliero con Fiumicino, per legare l’Abruzzo al mondo attraverso l’hub romano».

Abruzzo regione dei parchi e del mare ovvero regione del petrolio. E’ possibile far convivere queste realtà?
«Ritengo che l’Abruzzo non sia dissimile da altre regioni europee obbligate ad essere attrattive e al tempo stesso moderne. Quindi siamo condannati a far convivere attività “green” con attività industriali ed entrambe devono essere ben gestite e portare ricchezza al territorio. Devo riscontrare, invece, che nella nostra regione imperversa il partito del No! Esso riguarda le attività petrolifere, ma anche inceneritori, discariche, pale eoliche, impianti di risalita sciistici, edificazioni e altro. Occorrerebbe valutare costi e benefici di ogni iniziativa senza preclusioni, controllando poi come vengono gestite le attività. Se è vero che Ombrina verserà 100 milioni all’anno alla regione, se è vero che assumerà 200 persone (abruzzesi?) e adotterà le migliori tecnologie, penso sia difficile e poco illuminato negare questa opportunità, fatti salvi tutti i controlli. Credo che l’avversione dei cittadini a tutto ciò che rappresenta un rischio ambientale dipenda dal fatto che i costi ambientali sono localizzati nel loro territorio, mentre il beneficio (finanziario) va alla regione che può destinare risorse anche per altri territori. Se in caso di una estrazione petrolifera che interessi pochi comuni, si risarcissero direttamente i cittadini interessati, ad esempio con un costo della benzina dimezzato, forse tali insediamenti verrebbero visti con altri occhi».

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