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Pescara, 22/03/2026
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23/03/2013
Il Messaggero
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Il leader: non faccio accordi, mi rivolgerò al Paese reale. Senato, ipotesi mini-scissione pilotata della Lega |
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ROMA «Strada stretta, anche se unica. Ora che abbiamo la bicicletta e le gomme gonfie, andiamo». La metafora ciclistica aiuta Pier Luigi Bersani a inerpicarsi sulla salita ai lati della quale cercherà di avere il tifo di cittadini ed elettori stremati e che, dopo settimane di stallo e terrorizzati da una nuova campagna elettorale, dovrebbero aiutare il Parlamento a dar vita ad un governo senza il quale la legislatura non avrebbe inizio. Iniziare il giro di consultazioni da Confindustria, sindacati, commercianti, volontariato e terzo settore, ha l’obiettivo di far atterrare il dibattito politico tra i problemi delle categorie che rappresentano la parte impegnata e produttiva di un Paese che a gran voce invocherà anche nell’incontro di oggi provvedimenti urgenti e dirà di volere un governo vero e che possa andare oltre il disbrigo degli affari correnti. REGOLE Soddisfatto per come il capo dello Stato ha interpretato il difficile momento, Bersani non punta a stringere accordi politici con gli altri schieramenti, ma la prossima settimana sottoporrà loro una serie di cose da fare, frutto degli incontri con le parti sociali, e che di fatto daranno sostanza agli otto punti che il segretario del Pd ha portato giovedì al capo dello Stato. Non c’è nel disegno di Bersani un governo Pd-M5S. Tantomeno un governo Pd-Pdl, che anche il capo dello Stato ha archiviato, seppur con qualche rammarico. C’è però l’intenzione di porsi come unica alternativa di governo e come chance per dare al Paese, stavolta anche con 5Stelle e Pdl, nuove regole istituzionali e una nuova legge elettorale. NIENTE ACCORDI Dallo stallo post-voto Bersani esce incassando ciò che aveva chiesto sin dall’inizio. Per evitare che il Pd venisse costretto di nuovo a larghe intese, ha dovuto tenere altissima la polemica nei confronti del Pdl. Ora che il boccino è arrivato nelle sue mani, la musica cambierà e per Bersani «saranno gli altri a dover dire ”no” ad un governo di forte cambiamento», che non ha preclusioni a destra pur non prevedendo accordi o scambi. Tantomeno nella scelta del nuovo inquilino del Quirinale che rimane l’unico vero obiettivo del Cavaliere per non essere tagliato fuori dalla trattativa. Stretto nel recinto che Napolitano gli ha disegnato prima di conferirgli l’incarico, il segretario del Pd tenta di mettere insieme, prima di presentarsi a metà della prossima settimana dal Capo dello Stato chiedendogli la nomina per ottenere la fiducia, come prevede l’articolo 94 della Costituzione, in modo da varare un governo, fosse anche di minoranza. «Adesso si fa sul serio», chiosa Pippo Civati deputato del Pd che non dà ancora per persa la possibilità di agganciare il M5S sul tema dell’abolizione dei rimborsi elettorali. Diverse le priorità del socialista Riccardo Nencini che auspica la nascita di «un governo di cambiamento, che abbia come priorità misure urgenti per rilanciare l'economia e creare lavoro». Due approcci diversi, ma la scelta di Bersani di cominciare oggi con le parti sociali conferma l’intenzione di volersi muovere sui problemi reali del Paese senza inseguire ulteriormente la deriva demagogica degli eletti grillini che non sembrano riuscire ad andare oltre la richieste di tagliare ancora gli stipendi dei parlamentari e il costo delle fotocopie. In questo caso la diretta dell’incontro di Bersani con i 5stelle sarà tutta da seguire.
Senato, ipotesi mini-scissione pilotata della Lega Il Cavaliere disposto ad aiutare il tentativo del leader Pd in cambio di un accordo sul futuro capo dello Stato. Monti: nessuna pregiudiziale contro Bersani ma deve proporre un percorso riformista convincente
ROMA Se la sentenza dovesse essere affidata ai numeri e alle dichiarazioni ufficiali, Pier Luigi Bersani sarebbe già condannato al fallimento. Al Senato, infatti, il premier incaricato può contare solo su 122 voti certi (erano 123, ma Grasso è stato eletto presidente e non vota). E la maggioranza per ottenere la fiducia è fissata a una quota ben più alta: 160, compresi i senatori a vita. IL PROF PRUDENTE
E’ tutta qui, nella durezza dei numeri, la sfida (quasi) impossibile di Bersani. Finora il segretario del Pd non ha ottenuto aperture neppure da Mario Monti, quello che secondo la propaganda elettorale di marca Pdl, doveva essere ”la stampella” di Bersani. Il professore continua a ripetere di non avere «pregiudizi» contro il premier incaricato. Ma condiziona il suo appoggio «a un programma convincente». Più prudente il capogruppo Mario Mauro: «Nulla è scontato, sarebbe però preferibile che avvenisse un disgelo sul fronte delle riforme istituzionali e partisse il dialogo tra Pd e Pdl. In questo caso potremmo dare una mano». Ma i venti voti di Scelta civica non sarebbero sufficienti. I NIET CINQUESTELLE
Porte sbarrate dai Cinquestelle. Il capogruppo Vito Crimi, neanche fosse un disco rotto, continua a ripetere: «Non daremo mai la fiducia a Bersani». Eppure, l’elezione del presidente del Senato ha dimostrato che i Cinquestelle non sono granitici: 12 grillini votarono per Grasso. Ed è questa la speranza del premier incaricato. Con un problema non da poco: il mandato ricevuto da Napolitano non contempla la prova di forza, la conta all’ultimo voto, in Aula. Bersani deve verificare preventivamente «un sostegno parlamentare certo». IL CARROCCIO RESISTE
La soluzione, secondo le voci della vigilia, sarebbe potuta arrivare dai 17 senatori della Lega. Ma Bobo Maroni si salda a filo doppio a Berlusconi: «Valuteremo le proposte con gli alleati del Pdl e poi decideremo una posizione comune». Per dirla con Roberto Calderoli, «è impensabile un atteggiamento non concordato con Silvio». E il Pdl fa sapere che accetterebbe di sostenere Bersani solo «se venisse una richiesta esplicita». Insomma, l’impossibile. Ma, non bisogna scavare neppure più di tanto, per scoprire che un appoggio sarebbe possibile. A una condizione: un patto esplicito tra Pd e Pdl che porti al Quirinale un «Presidente amico». E già lancia segnali: «I punti programmatici di Bersani sono in gran parte sovrapponibili ai nostri» Insomma, Berlusconi ci sta pensando. Progetta, «in cambio di un capo dello Stato condiviso» una «non ostilità» che permetta al Pd di far nascere il governo. I NUOVI «RESPONSABILI»
C’è chi studia di uscire dall’aula per far abbassare il quorum, lasciando dentro la Lega in modo da evitare che i Cinquestelle facciano mancare il numero legale. E c’è chi comincia a lavorare alla nascita di un nuovo gruppo con pezzi di Pdl e Lega. Un modo per dare numeri certi a Bersani senza trucchetti procedurali. E senza metterci la faccia. Insomma, una sorta di nuovi ”Responsabili” (così vennero chiamati i deputati che nel 2010 salvarono il Cavaliere) con la benedizione di Berlusconi. Ma sono alchimie da primissima Repubblica, difficilmente praticabili in un Parlamento assediato dai grillini. Tant’è, che i più scommettono che il Cavaliere non menta quando chiede a Bersani un «coinvolgimento chiaro, alle luce del sole». Ciò che Bersani non gli può dare, se non sul fronte delle riforme istituzionali. Basterà?
Incarico a Bersani. Napolitano: ora verifichi se ha un sostegno certo
ROMA Con una lunga illustrazione, che ha ineditamente preceduto la stringata nota ufficiale letta da Donato Marra, Giorgio Napolitano ha annunciato, dopo il colloquio con Pier Luigi Bersani, di aver conferito l’incarico di formare il governo al segretario del Pd e leader della coalizione che gode della maggioranza assoluta alla Camera e relativa al Senato. Particolare connotante della decisione di Napolitano - che ha inteso sottolineare come la Costituzione, sulla scorta del parere di autorevoli studiosi, lascia al capo dello Stato, «specie in assenza di risolutivi risultati elettorali, la necessaria discrezionalità anche attraverso la creazione di diverse figure di incarico» - appare chiaramente la richiesta rivolta all’incaricato «di verificare l’esistenza di un sostegno parlamentare certo. Tale da consentire la formazione di un governo che abbia la fiducia delle due Camere». E riferire «appena possibile sull’esito della verifica compiuta». Rilevata «l’infondatezza» di alcune polemiche sulle presunte lungaggini negli adempimenti post-elettorali, Napolitano si è soffermato sulle indicazioni prospettategli nel corso delle consultazioni dalle varie forze politiche. Dalle «istanze di radicale cambiamento manifestate dal Movimento 5 Stelle, confortato da un rilevante successo elettorale», alla richiesta «della coalizione guidata dall’onorevole Berlusconi, ma anche da parte di altri», per un «governo di grande coalizione. Ma - ha osservato il capo dello Stato - le difficoltà a procedere in questo senso sono apparse rilevanti: per effetto di antiche e profonde divergenze e contrapposizioni, che si erano attenuate nel corso del 2012 in funzione del sostegno al governo Monti ma che sono riesplose con la rottura di fine anno». SPIRITO DI COESIONE Richiamata, comunque, la necessità di «un forte spirito di coesione nazionale» per tutte le irrinunciabili scelte «di interesse generale» - più volte dallo stesso capo dello Stato sollecitate, tra cui la riforma elettorale - Napolitano ha insistito, a proposito di questi temi, sulla «necessità di larghe intese, a complemento del processo di formazione del governo, che potrebbe concludersi - ha d’altra parte riconosciuto - anche entro ambiti più caratterizzati e ristretti». Il Presidente conclude che, «dinanzi alla complessa articolazione delle posizioni emerse nelle consultazioni, sono giunto alla determinazione di individuare il destinatario dell’incarico nel capo della coalizione di centrosinistra». Che, anche alla luce dei numeri in Parlamento, «è obbiettivamente in condizioni più favorevoli per ricercare una pur difficile soluzione al problema del governo, attraverso gli opportuni contatti con le altre forze politiche rappresentate in Parlamento, e non solo con esse». In sintonia con le indicazioni di Napolitano le prime dichiarazioni di Bersani, apparso determinato ma consapevole di operare in una «situazione difficile», per cui intende «prendersi il tempo necessario». «Cercherò - ha detto il presidente incaricato - di muovermi nel solco delle parole del capo dello Stato, avviando una legislatura con un governo in grado di realizzare quello che non è stato fatto fin qui in tema di riforme costituzionali e politico-elettorali». Poi un primo abbozzo del calendario delle sue consultazioni che, prima di incontrare i partiti la prossima settimana, vedranno oggi pomeriggio «i colloqui con i rappresentanti delle principali realtà sociali».
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