«Senza di noi non c’è maggioranza». Oggi la manifestazione a Roma
ROMA «Se Bersani imboccasse la strada sbagliata porterebbe il Paese a un salto nel buio. Senza di noi, nessuna maggioranza è possibile». Maggioranza peraltro non così impossibile, sottolinea a sera Silvio Berlusconi, parlando a diversi telegionali: «Molti degli otto punti programmatici di Bersani si sovrappongono a molti provvedimenti che abbiamo già preparato in forma di decreti legge per far uscire l’Italia dalla recessione e aiutare l’economia». E’ un leader Pdl suadente e dialogante quello che esterna il suo pensiero sull’incarico di governo affidato al segretario del Pd.
FIDUCIA NEL COLLE
Del resto è da settimane, ormai, che le colombe volano alte, nel firmamento del Pdl. I falchi, per ora, mordono il freno o al massimo sfotticchiano come fa Daniela Santanché («Bersani? La sua è una mission impossibile»). Il Cavaliere si fida ciecamente di Napolitano, al punto da avergli chiesto, quasi pregandolo, nel colloquio dell’altro giorno, di accettare un secondo mandato al Colle sotto forma di prorogatio di almeno un paio d’anni. Ieri gli elogi pubblici: «Abbiamo fiducia nella saggezza e nell’equilibrio di Napolitano, che dando l’incarico a Bersani ha agito nel rispetto scrupoloso della Costituzione». Poi il punto politico visto dal lato del centrodestra: «Se il segretario del Pd non avesse i numeri necessari per la fiducia un governo non potrà nascere ed è chiaro che senza un coinvolgimento della nostra parte politica non gli sarà possibile creare una maggioranza e dovrà quindi tornare dal Capo dello Stato». Tutto inizia e tutto finisce lì, per il Cav, sul Colle più alto, dove risiede anche la garanzia sul futuro massima e, sostanzialmente, unica che Berlusconi chiederà a Bersani quando lo vedrà per i colloqui istituzionali volti a formare il governo: un nome di profilo alto, di garanzia, ma soprattutto «un moderato» per il Quirinale.
LE TATTICHE D’AULA
Poi, sul piano delle tattiche del voto, quelle che poco interessano al Cavaliere, i comportamenti potrebbero essere tanti e diversi, al Senato: una Lega che si astiene ma garantisce il numero legale, un Pdl che esce dall’aula ma non tutto, magari facendo restar dentro una delle sue costole minori (il neonato gruppo Grande Autonomia, composto da dieci senatori, per dire), un mix di questi gesti. E la constatazione fatta ieri sera dal Cav («Bersani deve prendere atto che la responsabilità incombe sulle due maggiori forze politiche», e cioè Pdl e Pd) non è tautologia, ma realpolitik. Quella con cui il Cavaliere manda a dire a Bersani il suo hic Rodhus, hic salta. Traduzione: Napolitano ti ha chiesto di ripresentarti con numeri certi e quelli li garantiamo solo noi, come nota Fabrizio Cicchitto: «O veniamo coinvolti nel confronto oppure ci collochiamo all’opposizione».
LA TRATTATIVA
La trattativa che ha in mente il Cavaliere corre dunque su tre binari: successione al Colle in primis, programma di governo (niente conflitto d’interessi e simili, per dire, ma tanti provvedimenti per l’economia), riforme costituzionali (quelle di cui lo stesso Bersani ha parlato molto, in questi giorni, aprendo di fatto al Pdl, segnale subito colto e ben soppesato a palazzo Grazioli). Né dentro il Pdl si nutrono dubbi sulla fedeltà dell’alleato leghista.
LA LEGA
E non solo perché Roberto Maroni ha subito detto, via Twitter, «valuteremo insieme il da farsi e decideremo una posizione comune», ma perché se mai la Lega decidesse di appoggiasse Bersani sarà dopo regolare accordo con il Cav. In cambio di cosa è ancora tutto da vedere e capire. Per ora, e cioè oggi, Silvio Berlusconi si dedicherà alla sua piazza, «Tutti per Silvio», che ha già cambiato slogan («Per un’Italia nuova») e dal cui palco di piazza del Popolo ha giurato ai suoi che farà un discorso «responsabile».