PESCARA Avrebbero pagato i viaggi all’estero e i conti di alberghi di lusso a un noto ingegnere di Pescara per ottenere in cambio una corsia preferenziale nell’appalto per il dragaggio del porto canale. La telenovela della darsena insabbiata, con i pescherecci all’àncora ormai da un anno e duecento famiglie quasi sul lastrico, si arricchisce adesso di un nuovo capitolo, questa volta giudiziario. Ieri mattina i finanzieri del nucleo di polizia tributaria di Pescara, su richiesta della Procura distrettuale dell’Aquila, hanno posto agli arresti domiciliari l’ingegnere pescarese Bellafronte Taraborrelli, da tutti conosciuto come «Tino», 55 anni, in passato consulente di alcuni Comuni abruzzesi, e Giuseppe Biscontin, 65 anni, di Venezia, ex dirigente del Ministero delle Infrastrutture. Sono accusati di turbativa d’asta e di gravi violazioni delle norme che disciplinano gli appalti pubblici. Tra i 18 personaggi finiti sott’inchiesta anche il responsabile unico del procedimento, Emanuele Ucci, e il presidente della Provincia di Pescara, Guerino Testa, dimessosi nel maggio scorso dalla carica di commissario straordinario per il dragaggio: al politico del Pdl si contesta il reato di falso in corcorso. Secondo gli inquirenti fu creato un vero e proprio cartello di partecipazione all’appalto per favorire la ditta veneziana «Dragaggi srl» che, pur non essendosi aggiudicata la gara, era subentrata all’impresa vincitrice. Grazie a una mail scambiata dall’amministratore unico della «Dragaggi srl» con un faccendiere veneto, gli investigatori hanno accertato che l’impresa, prima della formalizzazione della procedura concorsuale, conosceva già non solo i nomi di tutti i partecipanti, ma anche le percentuali di ribasso che avrebbero offerto. La talpa, secondo la Procura, era l’ingegner Taraborrelli che, in virtù dei rapporti di amicizia con gli imprenditori veneziani, e con la complicità di quelli che i finanzieri definiscono «doni», si sarebbe prodigato nel fornire notizie utili sulla gara e nell’ottenere la modifica del capitolato di appalto. Tra i 18 indagati figurano funzionari pubblici e imprenditori di Veneto, Emilia Romagna, Lazio, Liguria, Toscana e Friuli Venezia Giulia. Le indagini sull’appalto pilotato scaturiscono dall’inchiesta aperta sui fanghi da dragare, che si sospettava contenessero sostanze altamente tossiche come Ddt e e Naftalene. Nel dicembre 2011 la draga «Gino Cucco» venne sequestrata dai carabinieri del Noe e dai finanzieri. In quell’occasione gli uomini delle Fiamme gialle acquisirono, presso l’ufficio del commissario straordinario, documenti sull’appalto. Quelle carte, poi arricchite dal materiale raccolto con intercettazioni e perquisizioni, ha portato alle misure cautelari emesse dal Gip Marco Billi. Ieri pomeriggio l’ingegner Taraborrelli è stato interrogato all’Aquila: per oltre un’ora ha risposto alle domande dei pm Antonietta Picardi e Simonetta Ciccarelli. Oggi toccherà al presidente della Provincia di Pescara. «Chiarirò la mia posizione - afferma Testa -, ho sempre lavorato per risolvere i problemi del porto».