Domiciliari per il tecnico Taraborrelli. Per i pm ha favorito una ditta in cambio di doni
PESCARA «Il dragaggio aveva assunto un carattere di particolare urgenza con riferimento alla navigazione del porto canale e anche in relazione a un possibile straripamento del fiume». E’ la procura distrettuale Antimafia dell’Aquila, stavolta, ad ammonire chi si occupa da anni del problema più grave di Pescara, la mancanza del dragaggio e il porto chiuso da 409 giorni, e a portare alla luce un appalto che sarebbe stato pilotato, arrestando ai domiciliari due persone e indagandone complessivamente 16 tra cui il presidente della Provincia Guerino Testa e tutti i rappresentanti delle società che hanno partecipato alla gara. E’ per turbativa d’asta che ieri mattina la Guardia di finanza ha arrestato ai domiciliari Angelo Bellafronte Taraborrelli, 55 anni, di Pescara, il professionista che ha lavorato sia con il Comune di Pescara che con quello di Montesilvano, oltre ad essere il direttore dei lavori per l’altra grande opera pescarese, la filovia. Taraborrelli, indicato dai pm aquilani Antonietta Picardi e Simonetta Ciccarelli come «il factotum della gara d’appalto» è da ieri agli arresti domiciliari per il suo lavoro di supporto al Responsabile unico del procedimento. Il tecnico è accusato di turbativa d’asta e di falso: «Taraborelli», dice l’accusa, «ha inciso significativamente sulla gara d’appalto relativa al terzo lotto dei lavori di dragaggio del porto favorendo la società Dragaggi srl». Taraborrelli, sostiene l’accusa, avrebbe usufruito del «supporto tecnico» di Giuseppe Biscontin, veneziano di 65 anni, ex dirigente del Ministero, l’aiutante della società Dragaggi Srl che pure è finito ai domiciliari con le stesse accuse di Taraborrelli. Se il tecnico, assistito dall’avvocato Augusto La Morgia, si è difeso nell’interrogatorio di ieri, oggi toccherà a Testa, indagato in veste di commissario del dragaggio, assistito dall’avvocato Ernesto Torino-Rodriguez, presentarsi davanti ai magistrati aquilani per discolparsi perché, come dice: «Sono certo di chiarire tutto». «Appalto pilotato e doni». L’inchiesta, le cui indagini sono state condotte dalla Guardia di finanza del comandante Mauro Odorisio, ha visto del marcio nell’appalto del terzo lotto di cui ha esaminato tutti i passaggi, dalla lettera d’invito del settembre 2011 all’aggiudicazione dell’appalto alla ditta Gregolin Lavori Marittimi per l’importo di circa 750 mila euro con un ribasso dell’11.19%, come illustra l’ordinanza di custodia cautelare del gip Marco Billi, che aggiunge pure che la seconda classificata è risultata la società Dragaggi Srl con ribasso 10.99%. Ma quella gara, dice la procura, sarebbe stata viziata perché «Biscontin e Taraborelli hanno organizzato un cartello di partecipazione all’appalto per favorire la ditta Dragaggi» che, anche se non aggiudicataria della gara, sarebbe subentrata alla vincitrice. «Senza ombra di dubbio», scrivono i pm, «la Dragaggi Srl era a conoscenza dei nomi dei partecipanti alla gara e delle percentuali di ribasso che avrebbero proposto con l’accordo non soltanto alle ditte partecipanti ma anche a Taraborrelli e Biscontin». L’ex dirigente ai Lavori pubblici del Comune di Pescara, racconta l’accusa, avrebbe ricevuto «per aver diffuso le notizie in merito ai partecipanti», «la corresponsione di varie utilità come viaggi all’estero, ospitalità in albergo e biglietto aereo per New York». Accanto ai due nomi finiti ai domiciliari, sono stati iscritti sul registro degli indagati tutti gli amministratori o legali rappresentanti delle società che hanno partecipato all’appalto accusati sempre di turbativa d’asta: Luciano “Cucco” Boscolo (Dragaggi Srl), Francesco Gregolin (Gregolin Lavori Marittimi Srl), Marcello Rossi (Marcello Rossi spa), Paolo Del Pistoia (amministratore unico Sa.Si.T srl), Umberto Cicuttin (Costruzioni Cicuttin srl), Franco Bresciani ( Bresciani srl), Antonella Bean (Rossi Renzo srl), Roberto "Anzoletti" Boscolo (Dragaggi spa), Carlo Amato (Icem srl), Diego Paltrinieri ( Prama srl), Walter Malvolti (Carlo Agnese), Dante "Contadin" Boscolo (Nuova Co.Ed.Mar). «Testa non era presente alla seduta». Nell’inchiesta c’è anche un’accusa di falso che pende su Testa, Emanuele Ucci in qualità di responsabile unico del procedimento e sempre su Taraborrelli. Per i pm i tre avrebbero attestato, «contrariamente al vero, nel verbale del 12 ottobre 2011 di formale apertura dei plichi per la valutazione delle 12 proposte che gli stessi venivano aperti davanti ai 3 della commissione». Illustra la procura che i «plichi risultavano autenticati con le sigle dei verbalizzanti e recanti la data della verbalizzazione». Eppure, dice l’accusa, Testa non ci sarebbe stato: «Si è accertato», concludono i pm, «che il presidente, almeno dalle 9 alle 11, non era presente alla seduta di apertura dei plichi e non ha apposto le sigle di contrassegno al momento dell’apertura delle buste».
Marinai furibondi: devono pagare
La rabbia dei pescatori riuniti sulla banchina: «Oggi i nodi vengono al pettine»
PESCARA «Devono pagare. Se qualcuno ha sbagliato o ha qualche colpa di tutto questo disastro, allora è giusto che si sappia. I marinai devono sapere, tutti i pescaresi hanno il diritto di conoscere la verità». Il coro unanime dei pescatori urla la sua rabbia dalla banchina nord del lungofiume. La notizia dell’inchiesta giudiziaria, che getta nuove ombre sul dragaggio mancato del 2011, li ha raggiunti ieri intorno alle 9,30 nella sede dell’Associazione armatori. La disperazione per i 409 giorni di chiusura del porto e per un intervento che ancora oggi viene prorogato di settimana in settimana, spinge i portuali ad alzare i toni e scagliarsi contro le persone coinvolte nell’indagine della guardia di finanza. «Tutti i nodi prima o poi vengono al pettine», dice Nisio Gasparroni, «si sapeva che sotto quell’appalto c’era qualcosa di poco limpido. Non ci voleva la Procura o l’università per capirlo». A pensarla così è anche Mario Camplone: «Ci fa piacere che sia stato tolto il coperchio e che si scopra cosa si nasconde sotto quel progetto di dragaggio che è poi stato bloccato. Se sono stati commessi reati, allora qualcuno dovrà renderne conto. È così che la pensiamo qui dentro». L’angoscia traspare dagli occhi nerissimi. Sui volti tesi dei lupi di mare si legge lo sconforto per le tante promesse a vuoto e per un intervento di scavo dei fondali che è stato mille volte annunciato e mai effettivamente iniziato. «Non riesco a capire com’è stato possibile ridurre il porto di Pescara in questo stato», si lascia andare Guerino D’Antonio, «qualcuno dovrà pur pagare. Sono stati degli incapaci, perché un anno fa il presidente della Provincia Testa ha rifiutato anche la consulenza gratuita dell’architetto Alberto Polacco, esperto di pianificazione portuale che ha realizzato il dragaggio del porto di Ravenna. Lì con i fanghi del porto ci hanno fatto mezza autostrada, invece qui non si sa dove mandarli». Nel giorno in cui la Sidra, la ditta vincitrice dell’appalto attuale di 200mila metri cubi di materiali, ufficializza la consegna del corridoio di transito che permetterà alle imbarcazioni di tornare in mare, Mimmo Grosso, presidente dimissionario dell’Associazione armatori, tentare di contenere l’amarezza della marineria. «Ci dispiace umanamente per il presidente Testa e per Taraborrelli», ammette, «ma se c’è il sospetto di un illecito non si può tacere. Confidiamo comunque nella giustizia e siamo fiduciosi che al più presto si faccia chiarezza su questa vicenda»