«Sono stato presente all'apertura delle buste, ma quello stesso giorno era in corso anche il Consiglio provinciale per cui, al termine dell'espletamento dell’attività, sono andato nella vicina aula consiliare». Così il presidente della Provincia, Guerino Testa, ha risposto per un’ora all’interrogatorio di ieri pomeriggio all’Aquila, condotto dal sostituto procuratore Antonietta Picardi. L’inchiesta è condotta dalla procura distrettuale Antimafia e riguarda una presunta gara pilotata per il dragaggio del porto di Pescara. Emesse due ordinanze di custodia cautelare (ai domiciliari), sedici le persone indagate, compreso Testa, chiamato a rispondere di falso ideologico in veste di commissario per il dragaggio.
A Testa è contestato di non essere stato presente all’apertura delle buste della gara d’appalto e non di non aver siglato i plichi. Dopo l'interrogatorio, si è detto sereno: «Ho risposto a tutte le domande, spero e penso di aver chiarito la mia posizione, tutto si è svolto in un clima disteso e collaborativo». E’ stato assistito dagli avvocati Ernesto e Luca Torino Rodriguez.
Le risposte fornite da Testa al pm Picardi sono state confermate anche da Angelo Bellafronte Taraborrelli, agli arresti domiciliari, che ieri è stato interrogato dal gip Marco Billi. Assistito dall'avvocato Cristina Sassi, Taraborrelli ha spiegato la sua posizione in relazione alle due contestazioni di turbativa d'asta e falso. Nel primo caso avrebbe chiarito i motivi che lo spinsero ad operare una variazione sul capitolato speciale relativo alla capacità minima che doveva avere la draga da utilizzare per i lavori. I limiti che voleva imporre il progettista Di Girolamo, secondo Taraborrelli, avrebbero procurato soltanto contenziosi con le società partecipanti alla gara. Non sarebbero stati necessari ed è per questo che vennero eliminati. Quanto al falso, legato all'apertura delle buste della gara cui il professionista avrebbe partecipato come semplice testimone, secondo l'indagato non ci sarebbe stato illecito. «Eravamo sotto pressione da parte della marineria - avrebbe detto Taraborrelli al giudice - e per accelerare i tempi abbiamo fatto in quel modo, ma Testa era lì, non era assente anche se usciva per altre esigenze istituzionali». Quanto ai sospetti rapporti tra Taraborrelli (che Testa aveva nominato supporto del rup Emanuele Ucci) e Giuseppe Biscontin, anch’egli ai domiciliari, si trattava di un’amicizia di vecchia data. Ma così non è per la procura della distrettuale dell'Aquila e per la guardia di finanza. «Taraborrelli - scrive il gip nell'ordinanza -... ha proceduto di persona ad effettuare le operazioni per l'aggiudicazione». Secondo le fiamme gialle le società che parteciparono alla gara si sarebbero accordate per far vincere la Gregolin di Venezia che doveva però fungere da società schermo, visto che la parte più importante sarebbe stata gestita dalla Dragaggi srl. E a fare da collegamento fra tutte sarebbe stato Taraborrelli. La finanza avrebbe anche verificato un altro aspetto: quando a dicembre del 2011 venne sequestrata la draga Gino Cucco, sulla stessa vennero trovati come equipaggio rappresentanti della Dragaggi e della Gregolin «in forza - scrive il gip - di un contratto di distacco di personale» che venne però ufficializzato con il Ministero del lavoro in data successiva al sequestro, segno che fra le società c'era piena intesa. La difesa di Taraborrelli ha presentato istanza di scarcerazione.