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Pescara, 14/05/2026
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Data: 29/03/2013
Testata giornalistica: Il Centro
Testa ai pm: ero presente all’apertura delle buste. L’inchiesta sull’appalto pilotato per il dragaggio, il presidente della Provincia si difende per un’ora davanti ai magistrati antimafia: «Nessun falso»

PESCARA «Ero in Provincia, non ero assente quel giorno: c’era un consiglio provinciale iniziato alle 9.45. Ho partecipato all’apertura delle buste e alle successive operazioni. Non è vero che non ho partecipato alla seduta di apertura per la gara d’appalto del dragaggio: la stanza della giunta è a pochi metri da quella del consiglio». Il presidente della Provincia Guerino Testa si è seduto alle 17 di fronte ai magistrati aquilani, Antonietta Picardi e Simonetta Ciccarelli che l’accusano di falso, e ha raccontato la sua versione, spiegando perché il 12 ottobre 2011, il giorno dell’apertura delle buste delle 12 ditte che hanno partecipato alla gara d’appalto del dragaggio, l’allora commissario straordinario non avrebbe commesso un falso. Seduto accanto ai suoi avvocati, i fratelli Ernesto e Luca Torino-Rodriguez, il presidente della Provincia coinvolto nell’inchiesta incentrata sul dragaggio – 31 indagati per presunti illeciti commessi a partire dal 2010 – si è difeso spiegando che le «due stanze, quella della sala giunta e quella del consiglio provinciale», come ha aggiunto, «sono molto vicine» e aggiungendo di aver «relazionato in consiglio» e concludendo che in quell’ora contestata dalla procura, dalle 9 alle 11, «ero in Provincia». Alle 18, Testa ha lasciato la procura dell’Aquila che dove da mercoledì, per un presunto appalto pilotato del dragaggio, sono sfilati molti indagati nell’inchiesta tra cui il pescarese Angelo Bellafronte Taraborreli, il consulente di supporto al responsabile unico del procedimento finito ai agli arresti domiciliari insieme al veneziano Giuseppe Bisconti, l’aiutante della società Dragaggi che sarebbe stata favorita: per ambedue le accuse contestate dopo le indagini della Guardia di finanza di Mauro Odorisio sono di turbativa d’asta e falso. Ma l’appalto che sarebbe stato viziato per il terzo lotto del dragaggio è l’ultimo anello di un’inchiesta che affonda le radici nel 2010, da quando è esplosa l’emergenza del porto di Pescara. Come nasce l’inchiesta. Coinvolge 31 persone tra cui imprenditori, responsabili del procedimento e del cantiere, i titolari e i dipendenti dell’impianto per lo smaltimento dei fanghi della società Europiemme a Moscufo passando per gli autisti che hanno scaricati i rifiuti nel sito, il fascicolo che mette le mani in tre anni di mancato dragaggio e accusa i 31 protagonisti, a vario titolo, di alcuni reati relativi all’attività di gestione dei rifiuti, di falso, frode, truffa e corruzione. Le indagini nascono dai carabinieri del Nucleo operativo ecologico diretto da Fulvio Basilico e dalla procura di Pescara che concentrano l’attenzione sui «sedimenti estratti dal porto che risultavano contaminati con sostanze nocive e pertanto», ricordano i pm, «non erano assolutamente compatibili con lo sversamento a mare. Dalle analisi», ricostruiscono ancora i magistrati, «erano emersi Ddt e naftalene nei sedimenti». Il pm ipotizzò il «traffico illecito di rifiuti» facendo spostare il fascicolo, proprio per il tipo di reato, all’Antimafia dell’Aquila. E’ qui che l’inchiesta, come illustra la stessa accusa, non trova conferme della «consapevolezza da parte dei responsabili del procedimento e della ditta appaltatrice», ma vira e apre uno squarcio su tutto il dragaggio: primo, secondo e terzo lotto. C’è il primo appalto, illustrano gli inquirenti, aggiudicato dalla ditta Nicolaj che ha portato all’iscrizione di una filiera che va dai titolari Luca e Galileo, padre e figlio dell’omonima ditta, agli amministratori e dipendenti della ditta Euro Piemme con siti a Moscufo e Collecorvino, ossia Candeloro Di Sabatino di Montesilvano, Artesiano D’Attilio di Montesilvano, Cristian Ventura di Pescara, fino ai conducenti dei mezzi che in quei siti avrebbero abbandonato, dice la procura, «i rifiuti in modo incontrollato», tra cui Sabino Cannone residente a Francavilla, Gianluca Giansante di Pescara, Luciano Columbaro di Montesilvano e Franco De Lutiis di Popoli. Nove persone, tra cui i Nicolaj e gli amministratori della Euro Piemme ma anche il belga Pierre Henri Catteau, procuratore della ditta belga Dec che doveva trattare i fanghi, sono accusati di un reato «in materia di rifiuti» perché, per i pm, avrebbero «conseguito un ingiusto profitto ravvisabile nel risparmio di 250 euro del costo necessario per il regolare smaltimento di 2.300 tonnellate» e avrebbero «organizzato», dice sempre l’accusa, «un’attività continuativa consistente in traffico illecito di rifiuti e realizzavano presso i siti di Euro Piemme di Moscufo e Collecorvino una discarica abusiva». I pm: «2 mila euro per favori». Tra i reati ci sono il falso, la frode processuale e un episodio di corruzione che chiama in causa i due Nicolaj, difesi dall’avvocato Sabatino Ciprietti, e il progettista e responsabile unico del procedimento per i lavori di dragaggio Luigi Minenza, difeso dall’avvocato Antonio Milo, il responsabile unico del procedimento inviato a Pescara nel 2011 dal provveditorato alle Opere pubbliche interregionale. Secondo la procura aquilana Minenza avrebbe «ricevuto dai Nicolaj una mazzetta di 2 mila euro per ottenere un positivo interessamento di Minenza e il sostanziale asservimento della funzione pubblica esercitata agli interessi della ditta Nicolaj e l’adozione di atti favorevoli». Illustra ancora l’accusa che «quel donaro» sarebbe servito per «evitare che la rappresentazione della Capitaneria di porto, del peggioramento della situazione inerente la navigabilità nell’area della darsena commerciale potesse indurre il provveditore Donato Carlea (non indagato, ndr) all’adozione di provvedimenti sfavorevoli alla ditta esecutrice dei lavori». «Il sito di Moscufo non era idoneo». Nel maggio 2011 sempre i carabinieri del Noe sequestrano l’impianto di Moscufo in contrada Tavolaro della Euro Piemme per lo smaltimento dei fanghi del porto facendo bloccare le operazioni di dragaggio che già procedevano a stento. Ed è in seguito a quell’operazione che l’inchiesta aquilana fa emergere un altro tassello, un episodio di truffa e frode nelle pubbliche forniture sempre contestato ai due Nicolaj: «I due hanno utilizzato», scrivono i magistrati dell’Aquila, «per lo smaltimento dei fanghi del dragaggio la ditta Euro Piemme nella consapevolezza che il sito non era idoneo ad assicurare un regolare smaltimento dei fanghi».

«Caccia dalla tasca e conta» la tangentina da 2 mila euro
I dialoghi intercettati dagli investigatori tra gli imprenditori Nicolaj e Minenza responsabile unico del procedimento: i tre sono accusati di corruzione

PESCARA Sono tante le intercettazioni che supportano l’inchiesta della procura distrettuale Antimafia dell’Aquila e, tra queste, c’è una conversazione ambientale del 23 maggio 2011 che, per i pm Antonietta Picardi e Simonetta Ciccarelli, supporterebbe l’episodio di corruzione contestato agli imprenditori pescaresi Luca e Galileo Nicolaj, titolari dell’omonima ditta che si è aggiudicata il dragaggio nel 2010 e al responsabile unico del procedimento Luigi Minenza. Una presunta mazzetta dell’importo di 2 mila euro che sarebbe servita, per gli inquirenti, «per ottenere un positivo interessamento di Minenza». Scena dell’incontro tra i tre, sempre per i magistrati, sarebbe stato il casello autostradale di Avezzano. Galileo Nicolaj: «Ma senti che gli..., che gli dici mo.., co questa?». Luca Nicolaj: «Questa è per te.., mo’ pensaci tu a noi..., perché questa è na banda di matti.., mo’ mi dispiace pe.. o senno glielo vogliamo dà a tutti e 2.., 2.000..., 1.000 per uno». Galileo Nicolaj: «No, no, no..., dalla a lui..., dalla a.., dalla a lui.., digli.., guarda.., tu, non so i rapporti con compagnoni, se glielo vuoi dì, ci devi risolvere ste..., sta banda di matti, se no andiamo..., si rischia». Luca Nicolaj : «Con tutto questo.., stasera da noi volevano le batimetrie (...)». Illustrano gli inquirenti che «un’ora dopo questa conversazione i Nicolaj commentano in macchina l'avvenuta dazione e il fatto che Minenza si era preoccupato che vi potesse essere qualche telecamera a riprendere l’accaduto». L.N.: «Ma tu l'hai visto passare?» G.N.: «No sta dietro...mi si era messo dietro, è inutile che stiamo ad aspettare tre macchine li... eh ma loro dovrebbero andare avanti... no?» (...) G.N: «Coso Minenza..., poi stavano arrivando altre macchine..., ho detto... mo prima che combiniamo casini». L.G.: «No, no.., mannaccia.., ma perché..., dopo quanto s’è ripiate.., m’ha detto.., ma che ci sta qualche telecamera (risata)». G.N.: «Ma che ha detto, glielo dice a coso?.. che gli hai detto tu?» L.N.: «Ma figurati.., ma perché questo non ci serviva, perché..., guarda l'unica cosa che posso fa.., questo è come se ci fossimo preso un caffè...ma cazzo tu ci devi leva’ da quest’impiccio. Ma che sei matto... questo è il solito fatto che è meglio trattare con un delinquente che non con uno stupido....questi con due macchine...quello sicuro caccia dalla tasca e conta... » (...) G.N: «Perché non mi superate? Sta dietro sta, a 120 non reggono...devo ridurre.?» L. N.: «Mo chiamo a.. dico..., perché non camminate...» G. N.: «Vabbé aspetta..., si stanno avvicinando..., forse..., no digli perché non andate avanti così fate pure strada.. oppure digli... andate avanti, così vi... seguiamo». L.N.: «Ma perché non andate avanti voi» G.N.: «Si è fatto coraggio» L.N: «Minenza invece è dietro» G.N.: «Si sì sta a conta’ ...poi tieni conto la silenziosità di questa macchina». A questo punto i carabinieri del Noe commentano ancora: «La conferma finale della ricostruzione si ha dall'esame del Gps installato sull'autovettura in uso ai Nicolaj» e aggiungono ancora: «Che sia stato effettivamente Luigi Minenza a ricevere la mazzetta si evince da un’altra conversazione ambientale intercettata sempre a Nicolaj». Successivamente i carabinieri evidenziano che «ottenuta pertanto, grazie al pagamento della mazzetta, la disponibilità della stazione appaltante a riconoscere il maggior onore del conferimento, restava per i Nicolaj un unico problema, quello di giustificare la somma contabilmente che gli era stata riconosciuta e per la quale la stazione appaltante gli richiedeva comunque i formulari e le bolle di accompagnamento». Anche per il terzo lotto, quello che riguarda la vicenda dell’appalto a cui hanno partecipato 12 ditte, e per cui sono finiti ai domiciliari il pescarese Angelo Bellafronte Taraborelli e il veneziano Giuseppe Biscontin, l’inchiesta viene sorretta da alcune intercettazioni. In particolare, a sostegno di una gara che sarebbe stata pilotata, gli inquirenti parlano di «una modifica del capitolato d’appalto relativa alle caratteristiche della motonave da impiegare per le operazioni di dragaggio». Secondo i magistrati, nelle conversazioni, ci sarebbe «la sostituzione dell’indicazione delle caratteristiche tecniche che avrebbe dovuto possedere la draga». Taraborrelli parla al telefono con Paolo De Girolamo (non indagato, ndr) del dipartimento di Ingegneria delle strutture acque e terreno, l’ingegnere dell’università dell’Aquila che ha redatto il progetto definitivo posto a base di gara. Taraborrelli: «Assolutamente no, non siamo d’accordo però se lo mette nel capitolato prestazionale e poi lo mettiamo nel bando c’è una contraddizione, quindi queste cose meglio che non le mettiamo...nel capitolato». De Girolamo: «Io, come progettista, ho ritenuto opportuno metterle in quel modo perché ritengo che in questo modo selezioniamo delle imprese all’altezza». Taraborelli: «Sì». De Girolamo: «Altrimenti rischiamo di ritrovarci delle imprese non capaci che... che devo fare?» Taraborrelli: «Ma siccome è una trattativa, non è una gara aperta quindi diventa difficile nella trattativa, cominciare su queste cose, non so se mi sono spiegato...una gara aperta...sono d’accordo...» De Girolamo: «Ci saranno sicuramente, nell’elenco di queste imprese che a suo tempo avevo dato al commissario..» Taraborrelli: «Sì, lo so però le ditte...lei non può mettere prosfesore! mmh cerchi di capire! lei non può dire a un commissario quali sono le ditte» De Girolamo: «Beh! Non so se voi lo ritenute opportuno, io vi ho mandato il disciplinare...fate voi». «L’esame delle conversazioni», commentano i pm, «consente di constatare come il progettista De Girolamo fosse nettamente contrario alle modifiche apportate da Taraborrelli».

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