Il 6 novembre 2013 l'ex sindaco di Pescara Luciano D'Alfonso tornerà nuovamente in aula in veste d'imputato. Per lui e per gli altri dieci indagati nell'inchiesta per la mancata realizzazione della cosiddetta «Mare-monti», la Statale 81 che avrebbe dovuto collegare Penne alla costa, è infatti arrivato ieri il rinvio a giudizio. La decisione del gup Gianluca Sarandrea è giunta intorno alle 17 , dopo circa quattro ore di camera di consiglio. Il giudice per le udienze preliminari, se si esclude la prescrizione per una contravvenzione ambientale, ha di fatto condiviso le accuse le accuse rivolte agli imputati dal pubblico ministero Gennaro Varone che, a vario titolo, contesta loro reati che vanno dalla corruzione alla truffa aggravata, passando per il falso ideologico, la concussione e la violazione delle leggi ambientali. Con D'Alfonso in aula torneranno anche altri tre protagonisti, assolti anche loro con formula piena, del processo Housework: gli imprenditori Carlo, Alfonso e Paolo Toto. Sarebbe stato stravolto per loro, secondo l'accusa, l'appalto da 32 miliardi di lire destinato alla costruzione della Piceno-Aprutina così da creare allo Stato «un danno patrimoniale di rilevante entità» e, di contro, assicurare ai tre «indebiti vantaggi». Un iter amministrativo viziato sin dalla sua fase iniziale, per il procuratore Varone, che parla di un accordo preordinato tra Anas, Provincia di Pescara e la ditta Toto. D'Alfonso, all'epoca proprio a capo dell'ente provinciale, avrebbe dunque rivestito il ruolo di «istigatore di pubblici ufficiali» affinché compissero atti vantaggiosi per i Toto, dandone «mandato», si volta in volta, al progettista della Mare-monti Carlo Strassil, al dirigente Anas Michele Minnea e al commissario straordinario Valeria Olivieri, rinviati anche loro a giudizio. Già escluse dal procedimento le posizioni del consulente Paolo Cuccioletta e del funzionario Anas Roberto Luccetti la cui competenza è stata spostata per l'uno al tribunale di Roma, e per l'altro a quello dell'Aquila. Nel filone pescarese restano dunque coinvolti e dovranno rispondere dei reati loro contestati, il direttore dei lavori Paolo Lalli, il membro del Cda della Toto spa Cesare Ramadori, l'incaricato della Provincia di Pescara della valutazione di incidenza ambientale Angelo Di Ninni e, infine, Fabio De Santis, all'epoca responsabile del procedimento ed ex provveditore alle opere pubbliche della Toscana, finito in carcere nell'inchiesta sugli appalti del G8. Proprio lui, ieri, aveva fatto richiesta di perizia sul documento che attestava la congruità alla revisione del progetto fatta da Strassil non avendo mai riconosciuta come sua la firma in calce, ma Sarandrea ha reputato sufficiente esaminare la consulenza già depositata in fase d'indagine per valutarne l'autenticità. Una vicenda, quella della Mare-monti che parla dunque di una serie di atti pubblici falsi e illegittimi creati su misura per avvantaggiare i Toto impegnati ad offrire in cambio consulenze vantaggiose che di fatto, sostiene ancora l'accusa, servivano a «vendere il controllo dell'ente pubblico sul privato».