PESCARA Il procedimento sulla strada fantasma della Mare-Monti a Penne, un’inchiesta che ha fatto scattare altre indagini monstre tra Roma, Perugia, Napoli e L’Aquila, è riuscito a girare la boa dell’udienza preliminare: ieri, dopo false partenze e rinvii per difetti di notifica, è stato il giorno della decisione e il gup Gianluca Sarandrea ha stabilito che, il prossimo 6 novembre, l’ex sindaco Pd Luciano D’Alfonso, gli imprenditori Carlo, Alfonso e Paolo Toto e altri 7 tra funzionari e pubblici ufficiali dovranno cominciare il processo. Tra i rinviati a giudizio ci sono anche Fabio De Santis, ex responsabile del procedimento della strada già finito sotto inchiesta a Firenze insieme alla cricca dei Grandi appalti del G8 della Maddalena, e l’ingegnere Carlo Strassil, lo stesso che in una telefonata intercettata risalente al 16 luglio 2009, ad appena 3 mesi e 10 giorni dal terremoto dell’Aquila, rideva della ricostruzione paragonandola a «un film». Tutto ruota intorno a un grande appalto da 22 milioni di euro, passato al setaccio dagli agenti del corpo forestale all’epoca guidati dal comandante Guido Conti: una strada che, bloccata dopo appena 4 mesi di lavori, è riuscita lo stesso a ferire la riserva naturale del lago di Penne invadendone i confini, in un tratto tra Colle formica e contrada Campetto. Ma il giudice Sarandrea, ieri, ha dichiarato «prescritto» il reato ambientale: non esiste più il capo di imputazione, contestato ai Toto e al dirigente Anas Michele Minenna, che parlava di «bellezze naturali dei luoghi alterate». Lo scorrere del tempo ha cancellato il presunto reato – una perizia di variante fatta passare «acriticamente» dai funzionari avrebbe portato il tracciato «abbondantemente all’interno della riserva» ma «simulando che sarebbe rimasto esterno» – contestato non soltanto dalla forestale ma anche dai carabinieri di Penne, guidati dal comandante Massimiliano Di Pietro: le informative dei carabinieri sono confluite, poi, nell’indagine dei forestali. Tra i rinviati a processo anche Valeria Olivieri, commissario straordinario, Cesare Ramadori, del cda della Toto, Paolo Lalli, direttore dei lavori, Angelo Di Ninni, incaricato dalla Provincia di Pescara di valutare l’incidenza ambientale della variante. A D’Alfonso, all’epoca dell’appalto presidente della Provincia di Pescara, il pm Gennaro Varone contesta i reati di truffa e falso: secondo la procura, l’appalto era stato vinto dai Toto con un’offerta «anomala e anti-economica» ma la somma sarebbe stata poi ritoccata al rialzo con perizie di variante sulle quali l’impresa, dice il capo di imputazione, «poteva contare sin dall’inizio a causa dell’illecito accordo concluso tramite D’Alfonso». Per Varone, D’Alfonso era «tutore, quale esponente di spicco della politica abruzzese, degli interessi dei Toto». L’inchiesta sulla Mare-Monti ha registrato anche fuori programma: dal pizzino della cena della cricca del G8 scoperto durante una perquisizione nella casa di Firenze di De Santis, al «film» per spartirsi la ricostruzione dell’Aquila dopo il terremoto. A casa di De Santis, i forestali hanno trovato un biglietto con una lista di nomi da invitare a una cena, compreso il premier Silvio Berlusconi. Dalle telefonate, poi, sono rimbalzati gli interessi per gli appalti del G8 e gli atti sono finiti a Roma e Perugia. Tenendo sotto controllo il telefono di Strassil – il 16 aprile 2009 l’ingegnere parla di «caricare di più» le consulenze – è scattata un’altra inchiesta sui certificati di agibilità delle scuole all’Aquila. Discutendo con la compagna, il 23 luglio 2009, Strassil rivela il modus operandi: «Mi so’ rivenduto un certificato di idoneità tecnica per le scuole, no? Eh, perché non c’è il tempo per fare tutti i progetti adeguati secondo normativa, ma non c’hanno il tempo neanche per fare i lavori, quindi, ci dev’essere la commissione che evidentemente rischiando...».