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Data: 29/03/2013
Testata giornalistica: Il Messaggero
L’estrema mossa del Quirinale e il governo del presidente

Il Colle deciso a svincolare la trattativa sull’esecutivo da altri tavoli. Se il tentativo democrat fallisse, punterà ad avere il loro sì su Saccomanni o Cancellieri

«Va bene, vorrà dire che i numeri che dici di avere dovrò verificarli io». Con queste parole, dopo un confronto aspro, Napolitano ha congedato Bersani.
Da quel momento il capo dello Stato si è inoltrato in un terreno politico-istituzionale inesplorato. Mai il mandato di un premier incaricato era stato congelato. Sospeso. Mai il Presidente era stato costretto a verificare «personalmente» se sono superabili le «preclusioni e le condizioni inaccettabili» di cui ha parlato il segretario del Pd.
LA STRADA STRETTA
Comincia così un supplemento di istruttoria. Napolitano, pur negando a Bersani di presentarsi in Parlamento senza un «sostegno parlamentare certo», si fa carico di offrire al premier incaricato un’ultima chance. Il tutto in un giro di consultazioni lampo, dalle undici di questa mattina alle sei del pomeriggio, che porteranno il capo dello Stato a verificare se Bersani ha la possibilità di ottenere la fiducia del Senato. Oppure, se è il caso di passare al “piano B”: il governo del Presidente sostenuto da una grande coalizione. Il problema è che questa volta è stretta anche la strada di Napolitano. Bersani, durante l’incontro, è stato chiaro: il Pd non sommerà mai i propri voti a quelli di Silvio Berlusconi.
Ma andiamo con ordine. Cominciamo dalle consultazioni. Oggetto dell’inedita esplorazione di Napolitano, volta a dare «quanto prima un governo al Paese», saranno soprattutto la Lega, i grillini e Scelta civica di Mario Monti. Al momento il Pdl è su una posizione, ribadita ieri sera dal segretario Angelino Alfano, di «estrema rigidità». Traduzione: Berlusconi, in cambio del via libera al governo Bersani, pretende di aggiudicarsi il nuovo capo dello Stato. Quella condizione, appunto, considerata «inaccettabile» dal leader del Pd. La condizione che Napolitano proverà a scavalcare, facendo capire al Cavaliere che proseguire su questa linea potrebbe portarlo a ritrovarsi un nuovo Presidente “nemico”.
IL DOPPIO BINARIO

Ebbene, Napolitano chiederà a chi in queste ore ha vacillato, se è disposto a permettere la nascita del governo Bersani. Il capo dello Stato prenderà appunti, fisserà sul foglio i numeri dell’ipotetica maggioranza in Senato. Allo stesso tempo, di fronte al probabile rifiuto degli interlocutori, avanzerà la domanda successiva. Quella per il “piano B”: visto che non volete Bersani, sareste disposti a sostenere un governo sotto la mia egida? Non è escluso che il capo dello Stato proporrà dei nomi: il presidente della Consulta Franco Gallo, il presidente del Senato Pietro Grasso, il direttore generale di Bankitalia, Fabrizio Saccomanni. Oppure, il ministro Anna Maria Cancellieri, l’ex premier Giuliano Amato, Emma Bonino.
LE SOMME

Il momento della verità scatterà alle sei di sera quando, se l’esplorazione sul nome di Bersani dovesse essere fallita, Napolitano porrà la stessa domanda a...Bersani. Il Pd è ancora su una posizione di rifiuto netto. Ed è difficile che il segretario democrat alzi bandiera bianca, accettando senza combattere di sostenere un esecutivo insieme al Pdl. Per questo Napolitano dovrà alzare la voce. Pretendere il sostegno dei democrat al governo del Presidente. Della serie: “Io ho fatto il possibile, ho tentato in nome e per conto tuo di far nascere il tuo governo. Ora ti chiedo disponibilità”. E al Quirinale, visto l’avvicinarsi di una nuova tempesta finanziaria, sono convinti che Bersani «non potrà non mostrare senso di responsabilità».
C’è un’ultima possibilità. Se Bersani (che teme lo spappolamento del partito) dovesse confermare il rifiuto e se dal M5S dovesse essere giunta un’apertura, Napolitano potrebbe scegliere un “piano C”. Non un governo del Presidente, ma un esecutivo capace di sommare i voti dei grillini e del Pd. Puntando su una personalità che abbia idee e programma di Bersani, ma non sia Bersani. I nomi possibili: Stefano Rodotà o Gustavo Zagrebelsky, graditi al M5S. Ma questo, al momento, suona come un azzardo.

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