ROMA Di fronte all’intreccio inestricabile della crisi politica, Beppe Grillo lancia sul suo blog la proposta che suona come una provocazione: «Non è necessario un governo per una legge elettorale o per misure urgenti per le Pmi o per i tagli delle Province. Il Parlamento le può discutere e approvare, solo se lo volesse, sin da domani». Mentre il tentativo di Pier Luigi Bersani sta per arenarsi al Colle, il leader del Movimento 5 Stelle spiazza tutti con un post: «Se l’Italia è senza governo (in realtà è in carica Monti) – scrive – ha però un parlamento che può già operare per cambiare il Paese». Le leggi «possono essere discusse o approvate senza la necessità di un governo in carica» dal parlamento sovrano che, con un «sovvertimento delle istituzioni» è stato trasformato in un luogo dove non ci sono rappresentanti del popolo, ma nominati dai partiti: «Un esercito di soldatini di piombo senza voce, con l’eccezione dei parlamentari a 5 stelle». A chi lo accusa di spianare la strada al ritorno di Silvio Berlusconi con il suo rifiuto dell’accordo con il Pd, Grillo replica invitando «la cosiddetta opposizione» a votare in aula l’ineleggibilità del Cavaliere, l’approvazione della legge sul conflitto di interessi, l’abolizione della legge Gasparri e la rinegoziazione delle frequenze «concesse a Berlusconi da D’Alema nel 1999». L’idea è chiarita nei dettagli da Paolo Becchi, professore ordinario di Filosofia del Diritto a Genova, considerato (definizione che però rifiuta) l’ideologo del movimento: «Una proroga del governo in carica per gli affari correnti, e al contempo si iniziano a fare le leggi necessarie in Parlamento. Poi si può andare alle elezioni – spiega – Il nostro meccanismo è tale per cui c’è sempre un governo». Mentre i costituzionalisti si affrettano a chiarire che «se il parlamento si sostituisse al governo sarebbe un abuso» (Michele Ainis), che «un governo dimissionario non potrebbe affrontare riforme come quella elettorale» (Cesare Mirabelli), che «l’idea non sta in piedi» (Francesco Paolo Casavola), Grillo lascia la sua villa di Marina di Bibbona con uno stratagemma che depista i giornalisti verso una meta sconosciuta. Le consultazioni sono in vista: «Non è atteso a Roma» dicono i suoi. I rapporti con la stampa sono tesi, come dimostra l’attacco di Grillo all’Unità, nel mirino per il titolo di prima pagina: «Patto Grillo-Berlusconi per fermare il cambiamento». «Stiamo mantenendo con i soldi dei contribuenti un progetto elettorale di propaganda» accusa. I finanziamenti pubblici servono a tutelare il pluralismo» replica il Cdr. A Montecitorio, nelle stesse ore del pomeriggio, i parlamentari a 5 Stelle si riuniscono senza telecamere per discutere del “caso Lombardi”, la presidente dei deputati sotto accusa per la sua gestione del gruppo: «Lo streaming? Ce lo siamo dimenticati» fa Roberta Daga. La decisione finale sdoppia il ruolo presidente-portavoce: Lombardi resterà a guidare il gruppo, mentre il portavoce ruoterà: al termine dei primi tre mesi, l’incarico passerà all’attuale vice Riccardo Nuti. E mentre i senatori siciliani «smentiscono categoricamente» l’ipotesi di appoggio a un governo Bersani, scoppia una nuova grana: il senatore Marino Mastrangeli rischia di essere espulso per aver partecipato, violando il codice del movimento, alla trasmissione «Pomeriggio 5».