Iscriviti OnLine
 

Pescara, 14/05/2026
Visitatore n. 753.975



Data: 30/03/2013
Testata giornalistica: Il Messaggero
Verso il nuovo governo - Quirinale, il giorno dei veti incrociati. Napolitano: pausa di riflessione

ROMA Nuova giornata di attese deluse quella di ieri che, dopo le consultazioni-lampo di Giorgio Napolitano che avevano di fatto congelato l’incarico conferito a Pier Luigi Bersani, aveva legittimato l’attesa per una scelta del presidente della Repubblica che imprimesse una spinta decisiva per il superamento dello stallo in cui ci si trova ad oltre un mese dall’apertura delle urne. Al contrario, quando tutte le delegazioni dei partiti avevano lasciato lo studio della vetrata al Quirinale, il portavoce di Napolitano, Pasquale Cascella, ha stringatamente comunicato ai giornalisti che il Presidente si sarebbe preso «un momento di riflessione», prima di comunicare le conclusioni tratte dai suoi colloqui che saranno rese note nella giornata di oggi.
NO A RIPETIZIONE

D’altra parte, le difficoltà, per Giorgio Napolitano, di venire a capo di una situazione sempre più aggrovigliata, erano apparse chiare dopo la serie di no che Silvio Berlusconi, alla testa delle delegazioni di Pdl e Lega, aveva opposto alla soluzione perseguita da Bersani. No del centrodestra anche a quello che in questi giorni è stato inteso come il ”Piano B“ del Quirinale, e cioè un governo del Presidente. Il Cavaliere aveva messo sulla scrivania di Napolitano l’opzione esclusiva per un «governo politico» di larga coalizione con la partecipazione, in pari dignità, di Pd, Pdl, Scelta Civica e la Lega. Quanto al premier, nessuna difficoltà a farlo scegliere al Pd: «Ci va bene anche Bersani». Del tutto in linea con il leader del Pdl, il segretario della Lega Roberto Maroni: «Siamo per un governo politico, non un governo tecnico. Siamo stati contro Monti, figuriamoci se arriva un altro governo del genere. Allora meglio le elezioni».
DISPONIBILITÀ DEI MONTIANI

La strada per quello che ancora ieri era il progetto messo in campo da Bersani, e per il quale Napolitano scandagliava ieri le residue possibilità di successo, si faceva ancora più in salita dopo il colloquio con la delegazione di Scelta Civica. Il portavoce dei montiani, Andrea Olivero, dichiarava infatti la «piena disponibilità» della sua forza politica a costruire una «grande coalizione» per dar vita a «un governo stabile in tempi certi». Seguiva l’invito di Olivero a Pd, Pdl e Scelta Civica ad «aprire immediatamente un confronto sul possibile programma di governo». Inutile sperare che una mano alla soluzione della crisi potesse venire dai grillini, anche se nella mattinata, prima che i capigruppo Crimi e Lombardi venissero ricevuti da Napolitano si era sparsa la voce di una disponibilità del M5S a concedere la fiducia a un governo «pseudo-tecnico». Voce prontamente stroncata anche attraverso l’intervento di Grillo e seccamente smentita dallo stesso Crimi che negava di aver mai pronunciato la parola. In conclusione, la delegazione grillina ribadiva al capo dello Stato l’unica opzione su cui il Movimento si muove: un governo a 5 Stelle. Quanto al nome del candidato premier pentastellato, «non è essenziale - affermano Lombardi e Crimi - quello che conta è il nostro programma a 20 punti». Quanto al centrosinistra, dopo il secco no di Nichi Vendola alle larghe intese e all’insistenza del leader di Sel sulla prosecuzione del tentativo di Bersani, anche dal capodelegazione del Pd, Enrico Letta, veniva un invalicabile niet al governissimo, anche «per gli aspri contrasti tra le forze politiche che dovrebbero prendervi parte». «I troppi no ascoltati nei giorni scorsi, a cui si aggiungono i no di oggi a un governo istituzionale o del presidente - osservava il vicesegretario del Pd - rischiano di negare il cambiamento che intendevamo perseguire». Preso comunque atto delle difficoltà in campo, Letta, dopo oltre un’ora di colloquio con Napolitano, ha confermato «fiducia piena e profonda gratitudine al presidente della Repubblica», a cui, ha detto, «non mancherà il nostro supporto responsabile alle decisioni che prenderà».
Una parallela «fiduciosa» remissione alle «valutazioni del presidente Napolitano» è venuta in serata da Angelino Alfano, ma con motivazioni del tutto diverse che partivano dall’accusa al Pd «di scaricare su altri responsabilità che sono tutte e solo sue». Il segretario del Pdl citava, in proposito che «mai e in nessun caso il capo dello Stato, nei colloqui con noi, ha preso in considerazione ipotesi di cosiddetti ”governi del Presidente“, o istituzionali o tecnici». Considerazione che collimava con quella fatta dal capogruppo di M5S Crimi, secondo il quale Napolitano «ha nettamente escluso l’eventualità di un governo tecnico».

www.filtabruzzo.it ~ cgil@filtabruzzo.it