ROMA Il Pd conferma il no al governissimo con il Pdl ma si rimette alle scelte di Giorgio Napolitano. Le consultazioni lampo del capo dello Stato non hanno sbloccato la situazione. Il passo indietro di Pier Luigi Bersani maturato dopo «la provocazione» di Silvio Berlusconi che a Napolitano ha annunciato di essere pronto a votare la fiducia ma solo a un governo politico, anche guidato dal segretario Pd, non sono servite a far fare passi in avanti per la nascita di un esecutivo. Ora l’ultima parola tocca a Napolitano. Il capo dello Stato si è preso una breve pausa di riflessione ma già questa mattina intorno alle 11 potrebbe tirare le somme, annunciando al Paese e ai partiti le sue decisioni. In campo restano le ipotesi più disparate. Comprese le dimissioni anticipate (di 15 giorni) del presidente della Repubblica, per mettere al Colle subito un uomo con i pieni poteri, in primis quello di sciogliere le Camere (che Napolitano non ha più). E resta l’ipotesi di un governo del Presidente o del ritorno alle urne. Napolitano potrebbe proporre un nome secco alle forze politiche, mettendo tutti di fronte alla responsabilità di far naufragare quella che al momento resta, visti i veti incrociati e il no a qualunque governo di Grillo, l’ultima spiaggia per non tornare al voto con questa legge elettorale che non è in grado di garantire governabilità. I nomi che circolano sono sempre gli stessi: Annamaria Cancellieri, Fabrizio Saccomanni, Giuliano Amato. Ieri sera alle 20, quando l’ultima delegazione, quella del Pd guidata da Enrico Letta e dai capogruppo Zanda e Sperana, ha lasciato il Quirinale in sala stampa era attesa una nota di Donato Marra, il segretario generale del Colle. Ma Pasquale Cascella, portavoce di Napolitiano, ha congedato i giornalisti confermando che fino a questa mattina non ci saranno novità. «Napolitano si prende un momento di riflessione», avverte Cascella. Il Pdl con Angelino Alfano in serata apre uno spiraglio verso il Colle ma torna ad attaccare il Pd, mettendo le mani avanti casomai si precipitasse subito in una nuova campagna elettorale. «Il tentativo del Pd di scaricare su altri responsabilità che sono tutte e solo sue è una ulteriore prova di della mancanza di visione edi sensibilità all’interesse nazionale di Bersani, del suo partito e dei suoi alleati: il Pd raccoglie ciò che ha seminato, a questo punto cirimettiamo con fiducia alle valutazioni del presidente Napolitano», attacca il segretario pidiellino. Ma il Pd con Enrico Letta non ci sta. «Con rammarico abbiamo ascoltato i troppi no pronunciati in questi giorni, compresi quelli a un governo istituzionale e del presidente», dice il vicesegretario Pd. Quel che è certo è che martedì alla riapertura dei mercati il quadro dovrà essere chiaro. Il tempo è poco e Napolitano è consapevole dei rischi che una prolungata crisi politica e istituzionale potrebbe comportare per il Paese. Per questo a tarda sera e in assenza di indiscresioni dal Colle, nei palazzi si scommette in una notte di trattative per convincere le forze politiche a consentire la nascita di un governo in tempi strettissimi e di breve durata. Se il Colle riuscirà nel tentativo il futuro premier potrebbe giurare nella mani del capo dello Stato già lunedì per presentarsi alle Camera martedì prossimo. E Bersani? In teoria il segretario del Pd potrebbe essere ancora in campo. Per quanto l’apertura del suo partito al governo scelto dal presidente abbia indebolito l’opzione di un governo Bersani, Napolitano potrebbe ancora decidere di mandare il segretario democratico alle Camere come gli ha chiesto ieri il leader di Sel Nichi Vendola. «C’è la necessità di portare fino in fondo il tragitto, portare in Parlamento una squadra di governo e un programma di cambiamento: Bersani è la più matura e forte espressione delle volontà di dialogo con le istanze di 5 Stelle», ha detto Vendola dopo l’incontro con Napolitano. Ma al momento tutti gli scenari restano aperti. La partita resta intricatissima ed è intrecciata con quella della nomina del successore di Napolitano. Le quotazioni di Romano Prodi sono in crescita.