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Pescara, 14/05/2026
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Data: 30/03/2013
Testata giornalistica: Il Messaggero
Berlusconi: basta tecnici, pronti alle larghe intese. Ma si prepara a votare

ROMA «Abbiamo manifestato la nostra posizione di sempre, dal risultato delle elezioni. Eravamo e siamo ancora disponibili a dare il nostro appoggio a un governo di coalizione col Pd, la Lega e Scelta civica». Silvio Berlusconi lo dichiara ai giornalisti dalla sala della Vetrata al Quirinale, dopo il colloquio avuto con il capo dello Stato insieme alle delegazioni di Pdl (Alfano, Schifani, Brunetta) e della Lega Nord, capitanata da Roberto Maroni. Il leader del Pdl fa politica, anzi: tesse un elogio aperto e smaccato dei «professionisti della politica» alla faccia di tutti i Beppegrilli del momento. E lo fa in modo machiavellico: prendere la via lunga e tortuosa per arrivare prima al traguardo.
Il Cavaliere vuole votare, il simbolo (e l’inno e persino i gadget) di Forza Italia sono belli che pronti, i sondaggi della Ghisleri di Euromedia (ma anche di altri istituti) sono musica per le sue orecchie.
L’ATTIMO DA COGLIERE

L’attimo è ora e il Cavaliere lo vuole cogliere. Prima, però, occorre offrire rassicurazioni al Colle. Ecco il perché dell’appello alla «responsabilità» che, reale o apparente che sia, Berlusconi tesse davanti a Napolitano come davanti ai taccuini. Berlusconi non vuole innervosire l’attuale inquilino del Colle, che non può sciogliere le Camere neppure volendo, ma neanche quello futuro. Che, poi, magari, potrebbe essere Napolitano stesso, ove accettasse (anche ieri Berlusconi è tornato a offrirgli l’incarico: «Presidente, noi la voteremmo tutti e subito») e, magari, con contestuali dimissioni anticipate per agevolare la successione o l’auto-successione. Ecco perché, per Berlusconi, va bene chiunque, «anche lo stesso Bersani o un’altra candidatura del Pd» per il ruolo di premier, purché si tratti di un governissimo vero, cioè politico, non tecnico. Che affronti i temi economici e non certo altre amenità (conflitto d’interessi in testa). Rivendica dunque «pari dignità degli altri partiti in termini di ministri e programmi»: è questa la formula usata dai pidellini di rango mentre non vi sono veti, tranne che per i super-tecnici «alla Monti» sul nome del premier.
Infine, assicura Berlusconi, «non c’è stata alcuna discussione né alcuna nostra posizione avanzata a Napolitano per quanto riguarda il Quirinale», anche se, chiosa subito dopo, «se si fa un governo di coalizione poi è naturale discutere insieme anche sul prossimo capo dello Stato». Berlusconi nel grande gioco per il Quirinale ci vuole stare dentro eccome. Invece, sul tentativo del Colle di dar vita a un governo del presidente che riprende quota in serata, dopo le dichiarazioni di Letta (Enrico) a nome del Pd, il Pdl per ora prende tempo, aspetta di vedere le carte. «Napolitano - dice un ex ministro azzurro – sta verificando fin dove si possono spingere i partiti su un governo del presidente. Noi abbiamo spiegato a che condizioni ci staremmo».

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