ROMA Ritornare subito al voto. L’andamento delle consultazioni lampo del presidente Napolitano al momento non esclude un esito che i partiti dicono di voler scongiurare. Nuove elezioni alla fine di giugno - ma per sciogliere le Camere occorre aver eletto il nuovo presidente della Repubblica e i tempi sono strettissimi - o in autunno. E, a sorpresa, l’ipotesi di un ritorno alle urne è la richiesta di almeno metà degli elettori, secondo il sondaggio, “L’Italia che cambia”, condotto dall’Istituto Swg. Il 50 per cento del campione infatti, vuole votare il prima possibile. «Il dato significativo - spiega Roberto Weber, presidente di Swg - è che, in una settimana, il “partito” di chi vuole tornare alle urne è salito del 10 per cento». Per più di un italiano su tre (35 per cento), invece, la soluzione migliore sarebbe la formazione di un governo Pd-Pdl, anche se a termine. «Tra chi vuole un’intesa Pd-Pdl - continua Weber - è più alta la quota di elettori di centrodestra rispetto a quella formata dagli elettori di centrosinistra e Movimento 5 Stelle». All’interno di questo quadro si aprono due diversi scenari sulle intenzioni di voto dei cittadini. Già perché quel consenso riacquistato dal Pdl nell’ultima settimana, tanto da portarlo al +4,8 per cento (e quindi dal 21,6 al 26,2, con un +0,2 sul Pd) e, dunque, ad una possibile vittoria elettorale, cambierebbe completamente se alla guida del centrosinistra ci fosse Matteo Renzi. Se con Bersani il consenso per il Pd è cresciuto di un modesto 0,6 (passando dal 25,4 delle elezioni al 26 per cento), con Renzi potrebbe aumentare in modo considerevole. Al punto da sparigliare nuovamente le carte. E questo anche in considerazione del fatto che l’atteggiamento di chiusura scelto dal Movimento 5 Stelle ne sta penalizzando il consenso tra i votanti (passato in pochi giorni dal 25,5 al 24,8 per cento e diventato così terzo partito) e anche quello per il suo leader, Beppe Grillo. Nell’incertezza di un quadro che fatica a diventare chiaro, per la maggioranza degli italiani Renzi sembra essere la luce in fondo al tunnel. Il 66 per cento, infatti, vorrebbe il sindaco di Firenze leader della coalizione di centrosinistra (contro il misero 10 per cento che confermerebbe nel ruolo Pier Luigi Bersani). Nell’ultima settimana la fiducia in Renzi è salita dal 49 al 55 per cento, mentre quella verso il segretario del Pd è scesa dal 32 al 30. Il sondaggio poi sottolinea come il favore verso il sindaco sia trasversale nell’elettorato. Nel dettaglio Renzi piace al 61 per cento degli elettori del Pd, al 71 per cento degli elettori di centrodestra e anche al 68 per cento dei votanti del M5S. A crollare, invece, è la fiducia verso Beppe Grillo, che perde 7 punti percentuali, passando dal 36 al 29 per cento. Ma il giudizio sul comico divide gli italiani: è innocuo per il 47 per cento, è pericoloso per la democrazia per il 40 per cento. Come divide il futuro del M5S: secondo più della metà degli italiani (il 60 per cento) rifiutare ogni ipotesi di governo farà perdere voti al movimento. Ma esattamente la stessa percentuale degli elettori grillini è convinta che il “no” farà invece guadagnare consensi. Quanto al centrodestra, il totale degli intervistati boccia sia Berlusconi che Alfano e Maroni come leader della coalizione alle prossime elezioni. Ma, all'interno degli elettori di centrodestra, il Cavaliere torna a prevalere con il 57% dei consensi, contro il 18 el totale degli elettori.