Sospensione dai pubblici uffici per Luigi Minenza, ingegnere del Provveditorato interregionale alle opere pubbliche, e divieto di contrattare con la pubblica amministrazione per la ditta Nicolaj, assegnataria della gara d'appalto legata ai primi due lotti del dragaggio del porto, nonchè divieto temporaneo dall'esercizio delle imprese e uffici direttivi di persone giuridiche e imprese per il legale rappresentante e per il responsabile tecnico della stessa ditta che ha eseguito il dragaggio. Queste le misure interdittive eseguite ieri dai carabinieri del Nucleo operativo ecologico di Pescara (Noe), coordinati dal capitano Florindo Basilico, su disposizione del gip del Tribunale dell’Aquila, Marco Billi, nell'ambito dell'inchiesta della Procura distrettuale Antimafia dell'Aquila sui lavori di dragaggio del porto di Pescara. Sviluppi che fanno seguito ai clamorosi arresti domiciliari disposti nei confronti di Angelo Bellafronte Taraborrelli, detto Tino, ingegnere ex consulente dei Comuni di Pescara e Montesilvano, e di Giuseppe Biscontin, ex funzionario del Provveditorato alle opere pubbliche di Venezia, con le accuse di turbativa d'asta e gravi violazioni alle normative sugli appalti pubblici. Nell’inchiesta, che conta 31 indagati, è coinvolto anche il presidente della Provincia di Pescara, Guerino Testa, in veste di commissario del porto, che ha risposto ai pm Antonietta Picardi e Simonetta Ciccarelli, respingendo le accuse.
IL GIALLO DEI DUEMILA EURO
Le misure interdittive scattate nei confronti della ditta Nicolaj e del funzionario pubblico Minenza rivelano un’ipotesi di corruzione. Secondo il Noe, il titolare della ditta avrebbe versato duemila euro al dirigente del Provveditorato (somma sequestrata da un conto corrente) in circostanze riconducibili al primo e secondo lotto del dragaggio che il Provveditorato alle opere pubbliche, stazione appaltante, aggiudicò alla Nicolaj di Pescara. A inchiodare i responsabili ci sarebbe un’intercettazione.
«IL DDT C’ERA»
Collegato ai primi due lotti dell’intervento in porto è anche il sequestro dell’impianto della Euro Piemme di Moscufo, dove venivano conferiti fanghi del porto per 2300 tonnellate, «rifiuti declassati attraverso l’attribuzione di un codice Cer di comodo - scrivono i carabinieri del Noe - per essere conferiti in un sito gestito da imprenditori compiacenti, autorizzato al recupero rifiuti, senza essere sottoposti ad alcuna attività di recupero...». Tutto questo avviene dalla primavera 2011. Del terzo lotto s’è occupata la Guardia di finanza e riguarda il dragaggio che nel 2012 la Provincia di Pescara, stazione appaltante, affidò alla Gregolin di Venezia e fu poi subappaltato alla Dragaggi srl, da qui il coinvolgimento di Taraborrelli e Testa per presunte illegalità nell’apertura delle buste, e Biscontin. I lavori furono bloccati sul nascere per la rilevata presenza di Ddt nei fanghi, sostanza svanita secondo analisi dell’Arta ma confermata dal Noe: «Il Ddt c’era eccome» ha ribadito il capitano Basilico.
NUBI SULL’APPALTO ALLA SIDRA
Nubi nere sembrano addensarsi oggi sul dragaggio appaltato quattro mesi fa alla Sidra e non ancora iniziato. La mancanza di un sito di stoccaggio dei fanghi, che pure era richiesto nel bando, come rilevato dal Wwf, potrebbe dar luogo a nuove indagini.