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Pescara, 14/05/2026
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Data: 30/03/2013
Testata giornalistica: Il Tempo d'Abruzzo
Da dirigente indagata a capo ufficio stampa Delibera «fuori sacco» per Vanna Andreola. L’Ordine dei Giornalisti: «Legge calpestata»

PESCARA Fino a prova contraria. Certo, innocente ma in attesa di giudizio. Non colpevole di nulla, ma indagata nell’ambito di un’inchiesta della Procura aquilana su una presunta distrazione di fondi europei che nel gennaio dello scorso anno ha portato al suo arresto. Sì, proprio così, la dirigente regionale Giovanna Andreola, detta Vanna, è stata nominata a sorpresa dalla giunta regionale presieduta da Alfredo Castiglione,con un provvedimento «fuori sacco», capo della struttura speciale di supporto stampa dell’esecutivo abruzzese. Insomma, da dirigente indagata a dirigente dell’ufficio «immagine» della giunta Chiodi. Un bel salto o, se si preferisce, un volo senza paracadute. E sì, perchè ora c’è maretta nell’ufficio stampa dela Regione per la nomina di Vanna. La Andreola, al centro di un’inchiesta giudiziaria mica da poco, non è iscritta all’Albo dei giornalisti. Ma c’è di più: l’ex dirigente del settore politiche internazionali prende il posto di Gianluca Caruso, dirigente del personale, anch’egli non iscritto all’Albo, che aveva avuto una nomina ad interim. Sia l’Ordine dei Giornalisti che l’Assostampa avevano infatti diffidato Chiodi e la sua giunta al rispetto della legge. Detto e fatto: via Caruso, non giornalista, dentro Andreola, non iscritta all’Albo, ma in compenso coinvolta nell’inchiesta Caligola, chiusa nel luglio scorso dalla magistratura con dodici indagati. La Procura aquilana ipotizza che sia stata nessa in piedi un’associazione criminale tesa a condizionare l’affidamento delle commesse pubbliche in cambio di contropartite economiche consistenti in contratti di consulenza o assunzioni clientelari. Le società favorite secondo gli inquirenti sarebbero Ecosfera e Cyborg. In questo pesante fardello di accuse, Giovanna Andreola è considerata dai magistrati il punto chiave dell’inchiesta insieme all’ex segretario generale della presidenza della giunta regionale Del Turco, Lamberto Quarta, che dal 2009, un anno dopo la bomba della Sanitopoli abruzzese, è consulente di Ecosfera. La Regione, e dunque l’Andreola (nel sito dell’Oics, l’osservatorio interregionale per la cooperazione è indicata quale referente dell’organizzazione per l’Abruzzo) rappresenta l’autorità di gestione del programma Ipa con il compito di controllare l’erogazione dei fondi comunitari e selezionare i progetti destinatari dei finanziamenti. Proprio attorno a questo delicatissimo snodo amministrativo si è concentrata l’attenzione della magistratura, per la capacità dell’Andreola «di manovrare la composizione della commissione - sostiene l’accusa - responsabile della scelta in favore di Ecosfera per la quale lavorava Quarta». La mitica Vanna ha sempre dichiarato che il progetto «è stato aggiudicato dall’Oics» e che lei «non se ne è occupata direttamente». Ma ciò che interessa molto gli investigatori sarebbero gli stretti legami intrecciati da Michele Galdì, marito dell’Andreola, con Ecosfera e Cyborg, le due società che con lui, secondo l’accusa, avrebbero sottoscritto «rapporti di consulenza ben retribuiti», ma ritenuti fittizi. Tutte accuse da provare, forse infamità che Giovanna Andreola riuscirà a smontare dimostrando la sua innocenza. Fino a prova contraria. Ma da qui a nominarla a capo della «squadra» speciale di supporto stampa, la struttura che deve curare l’immagine della giunta regionale ce ne passa. Eppoi, si sa, l’Andreola non è una giornalista. Ma un’esperta di fondi comunitari.

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