| |
|
| |
Pescara, 14/05/2026
Visitatore n. 753.975
|
|
|
|
|
|
|
31/03/2013
Il Messaggero
|
Napolitano: resto fino all’ultimo, il governo c’è, E nomina 10 saggi. Il capo dello Stato smentisce le dimissioni: Monti è operativo |
|
ROMA Quando fino a ieri mattina i più si aspettavano che Giorgio Napolitano si dimettesse per facilitare i passaggi che avrebbero dovuto portare a un nuovo governo, il capo dello Stato, con un colpo di scena che darà materia di studio ai costituzionalisti per i prossimi anni, ha annunciato di aver deciso, «dopo aver riflettuto a lungo, di restare fino all’ultimo giorno» del suo mandato per «concorrere a creare condizioni più favorevoli per sbloccare una situazione politica irrigidita tra posizioni inconciliabili». Seconda inattesa iniziativa del Presidente, quella di rimettere in sella il professor Monti alla testa del suo governo che, «benché dimissionario rappresenta - dice Napolitano - un elemento di concreta certezza nell’attuale situazione del nostro Paese». Governo che, nota il capo dello Stato, «è tuttora in carica, non è stato mai sfiduciato dal Parlamento e sta per adottare provvedimenti urgenti per l’economia d’intesa con le istituzioni europee e con l’essenziale contributo del nuovo Parlamento». Terza novità, l’istituzione di due gruppi di lavoro, uno per le riforme istituzionali, e l’altro sui temi economico-sociali più urgenti. Si tratta, ha preannunciato Napolitano, prima che i nomi dei dieci ”saggi“ prescelti a farvi parte fossero noti, di «personalità tra loro diverse per collocazione e per competenze chiamate a formulare precise proposte programmatiche che possano divenire in varie forme oggetto di condivisione da parte delle forze politiche». In altre parole, almeno negli auspici, si tratterà di capovolgere il percorso verso un’intesa tra le forze politiche partendo dalla ricerca della convergenza su determinati contenuti, per arrivare solo dopo al discorso del governo. DIECI SAGGI Le due task force si insedieranno martedì, opereranno in totale autonomia e non avranno neppure vincoli di tempo per il loro mandato. Potrebbero quindi riferire i risultati del loro lavoro anche al successore di Napolitano. Il loro compito principale sarà quello di cercare - in una sorta di clima di commissariamento di fatto dei partiti - di superare gli insanabili contrasti che hanno portato allo stallo che il capo dello Stato ha dovuto affrontare con un supplemento di creatività istituzionale. I due gruppi di lavoro saranno formati, quello istituzionale, dal professor Valerio Onida, presidente emerito della Consulta, dai senatori del Pdl Gaetano Quagliariello e di Scelta Civica Mario Mauro e dall’ex presidente della Camera, Luciano Violante. Il gruppo economico dal presidente dell’Istat, Enrico Giovannini, dal professor Giovanni Pitruzzella, presidente dell’Autorità sulla concorrenza, dal dottor Salvatore Rossi, del Direttorio di Bankitalia, dall’onorevole Giancarlo Giorgetti e dal senatore Filippo Bubbico, rispettivamente presidenti delle Commissioni speciali di Camera e Senato incaricate di esaminare, tra l’altro, il dossier dei pagamenti dei debiti della Pa verso le imprese. Sesto membro il ministro degli Affari europei Enzo Moavero. Accoglienza generalmente positiva da parte dei partiti alle scelte del Colle. Ma con una scala di gradimento che va dall’entusiamo dei montiani, che rivedono di nuovo in pista il governo del loro leader, il quale personalmente «apprezza la perfetta correttezza istituzionale» di Napolitano, a quello dei grillini che vedono sostanzialmente accettata la loro teoria della ”prorogatio“ del governo a fronte di un Parlamento pienamente operativo. Un po’ meno caloroso il saluto del Pd, che vede definitivamente ibernato il tentativo di Bersani, il quale però con uno stringato comunicato non manca di far sapere al Colle che «siamo pronti ad accompagnare il percorso indicato dal presidente Napolitano. Governo di cambiamento e convinzione per le riforme restano il nostro asse». Ma, sempre a proposito di assi, è anche il Pdl a confermare il proprio a fronte dell’iniziativa del Colle. Espresso «apprezzamento per la verifica programmatica auspicata dal capo dello Stato e sperando che questo metodo dia buoni frutti superando i veti del Pd», il segretario Alfano la mette giù così: «Delle due l’una: o governo politico di grande coalizione o subito il voto». Sembra di essere tornati alla casella di partenza del gioco dell’oca visto dall’indomani delle elezioni. Ma forse è proprio questo il terreno su cui si parrà la nobilitate dei dieci saggi usciti dal cilindro del Quirinale.
|
|
|
|
|