ROMA Arrivano nel tardo pomeriggio gli attesissimi nomi delle due commissioni di saggi nominati dal presidente Napolitano che dovranno sbrogliare la matassa del governo. Il gruppo che si occuperà del lavoro istituzionale, delle riforme «possibili», è composto dal professor Valerio Onida, il senatore Gaetano Quagliariello e Luciano Violante. Nel secondo gruppo che invece ha il compito di individuare gli interventi economici sono stati chiamati Enrico Giovannini, presidente Istat, Giovanni Pitruzzella, presidente dell’Authority per la concorrenza, Salvatore Rossi membro del direttorio di Bankitalia, Giancarlo Giorgetti e Filippo Bubbico presidenti delle commissioni speciali di Camera e Senato, e il ministro dei montiano Enzo Moavero Milanesi. I saggi si metteranno al lavoro fin da martedì. Il loro compito sarà quello di ricavare una sintesi tra i programmi e gli obiettivi dei due maggiori partiti, Pd e Pdl, in modo da individuare una serie di punti su cui trovare una convergenza e formare un governo. Insomma, i saggi dovranno tirar giù un vero programma di governo, cosa mai accaduta prima in Italia, mettendo a confronto visioni completamente diverse a livello economico, e soprattutto istituzionale, per uscire dall’impasse. Del resto ieri mattina Napolitano era stato già piuttosto chiaro: «Chiederò a due gruppi ristretti di personalità di formulare su temi istituzionali e economico-sociali precise proposte programmatiche oggetti di condivisione da parte delle forze politiche». Per le urgenze, intanto, resta pienamente operativo il governo Monti. Nei due gruppi di saggi non ci sono rappresentanti del Movimento Cinque Stelle, mentre sono molto ben rappresentati i centristi di Monti. I tecnici sono Enrico Giovannini, 56 anni, docente di statistica e presidente dell’Istat dal 2009; Giovanni Pitruzzella, 54 anni, avvocato cassazionista e docente di diritto, è presidente dell’Antitrust; Salvatore Rossi è vicedirettore generale della Banca d’Italia. Valerio Onida, 77 anni, docente ed ex presidente della Corte Costituzionale, nel 2010 è stato candidato alle primarie del centrosinistra per il Comune di Milano. Quindi i politici. Giancarlo Giorgetti, 47 anni, deputato lombardo della Lega Nord, e Filippo Bubbico, 59 anni, senatore del Pd, sono i presidenti delle commissioni speciali istituite per l’esame degli atti del governo alla Camera e al Senato. Enzo Moavero Milanesi, 59 anni, è l’attuale ministro per gli Affari europei, fedelissimo di Monti da molti anni e suo ex capo di gabinetto quando il premier era commissario Antitrust. Sempre del centro di Monti fa parte Mario Mauro, 51 anni, presidente al Senato del gruppo Scelta Civica (ex Pdl). Infine Gaetano Quagliariello, 52 anni, un fedelissimo di Berlusconi, l’esperto di riforme del Pdl, e Luciano Violante, 72 anni, è l’esperto costituzionalista del Partito democratico, considerati gli sherpa di collegamento tra i due partiti per le riforme istituzionali. Critiche sono subito arrivate dal Pd, dalla Mussolini e dalla consigliera delle Pari opportunità Alessandra Servidori, sull’assenza di donne tra i saggi, mentre la deputata grillina Giulia Di Vita attacca: «Le personalità espresse da Napolitano sono la riprova che i nostri eventuali nomi per un governo sarebbero stati cassati senza considerazione». Il Pdl invece continua a mandare avvertimenti al Partito democratico. Ieri sera sono state Maria Stella Gelmini e Stefania Prestigiacomo: «Il Pd abbandoni i veti altrimenti andremo subito alle elezioni». Mentre Fabrizio Cicchitto ha commentato che «i saggi indicati dal capo dello Stato dovranno concludere i lavori in un tempo certamente ragionevole, ma non potranno essere prolungati all’infinito». Il silenzio del Pd (o quasi) nell’intera giornata di ieri la dice lunga sul travaglio che sta attraversando il partito, anche se non sono mancate le dichiarazioni «di facciata» a favore delle mosse del Presidente della Repubblica. Tra i saggi Mario Mauro ha parlato di un compito non facile, auspicando però «che la difficoltà del momento, spero, darà a tutti un po’ più di buona volontà».