Gli schieramenti dopo la sconfitta della linea Bersani
ROMA Ci potrebbe essere in settimana un’inversione di rotta nel Pd, sancita in una nuova riunione della direzione. Una sola certezza regna infatti ora all’interno del partito. C’è bisogno di votare “un altro mandato”, vale a dire un cambio di linea rispetto a quella votata nella precedente direzione e tenuta fin qui da Bersani, ma con tutta evidenza non uscita vincente dal lungo giro di consultazioni. Ieri il segretario si è in qualche modo allineato alla scelta del Quirinale. «Siamo pronti ad accompagnare il percorso indicato dal presidente Napolitano», ha detto. Ma con una aggiunta importante: «Governo di cambiamento e convenzione per le riforme restano il nostro asse». Un modo per parare i riflessi della bocciatura del suo tentativo e per tentare di conservare comunque lo stesso orizzonte politico. Ma non è affatto certo che questo basti all’interno del partito. Forse non ci sarà una vera e propria resa dei conti, come assicurano in tanti, ma certo la maggioranza sembra ora orientata a cambiare marcia. L’idea è che se Napolitano, o come è più probabile il suo successore, dovesse indicare un governo “di scopo” o “del presidente”, insomma un esecutivo composto da personalità terze, ma sostenuto da un ampio arco di forze, non si potrà dire di no. Certo è chi che se fino a ieri ci si aspettava una mossa del Quirinale entro la settimana che si apre, e di conseguenza una immediata convocazione delle direzione, ora il prevedibile allungamento dei tempi rende tutto più nebuloso . Quello che è curioso, nella geografia interna del Pd, è che si va delineando una “strana alleanza” che marcia compatta sulla nuova linea composta da D’Alema, Veltroni e Renzi. Vale a dire da personaggi che si sono fin qui combattuti in ogni occasione e che non potrebbero avere meno in comune. Più sfumate le posizioni di Franceschini e Letta, che comunque convergono anche loro sulla necessità di sostenere un governo “terzo”. Ad opporsi, almeno fino ad ora, resterebbero così solo i “giovani turchi” l’area della sinistra bersaniana. Anche se qualcuno sottolinea che per ora si è esposto in modo esplicito il solo Fassina. In ogni caso, assicura un ex parlamentare, molto dipenderà dal nome che eventualmente il Colle indicherà come premier. Nel senso che dovrà comunque essere un nome “potabile” per il Pd. Nei contatti tra centrodestra e centrosinistra, sarebbe girato in questi giorni anche il nome di Enrico Letta. Un nome che però cozzerebbe con l’idea di un governo da cui restano fuori i partiti. E nel Pd l’opposizione ad un governissimo col Pdl sarebbe ancora largamente maggioritaria. Di certo c’è che ieri un vero e proprio coro ha sottolineato la necessità di cambiare rotta. Plaude a Napolitano il renziano Roberto Giachetti. E tutti i fedelissimi del sindaco di Firenze sembrano impegnati soprattutto a evitare a Renzi di dover scendere incampo in questa fase, con il concreto rischio di bruciarsi. Per il veltroniano Walter Verini Napolitano si conferma la vera «stella polare» del paese, promuove un governo per fare le cose essenziali e boccia come un «atto irresponsabile» la scelta di una «rissosa precipitazione elettorale». «Larghe intese per via istituzionale. Vorrei chiedere a chi le ha impedite per via politica se è soddisfatto», ha twittato Antonello Giacomelli, braccio destro di Franceschini.
Migliore (Sel) boccia i “saggi” «No a governi con Berlusconi»
«I saggi bipartisan? Per me niente è meno saggio di un governo con Berlusconi». Lo ha scritto ieri su twitter il capogruppo di Sel alla Camera, Gennaro Migliore, commentando l’iniziativa annunciata dal capo dello Stato. «Noi - aveva aggiunto qualche ora prima - contrasteremo un governo con Berlusconi, perchè esiste anche una responsabilità nei confronti del Paese che un governo Pd-Pdl non lo vuole». Quanto all’istituzione delle due commissioni di saggi annunciate da Napolitano, Migliore - parlando prima della diffusione dei nomi - aveva detto di «non aver capito quali siano gli intenti di questa commissione dal punto di vista istituzionale, aspetterei quindi i successivi passaggi, io più che essere contrario o favorevole vorrei capire meglio perché non è chiaro quale sia il rapporto e l’iter che dovranno seguire». Una cosa è certa: ora si apre un problema nei rapporti col Pd.