Negozi chiusi oggi, non tutti domani. Nonostante lo sciopero proclamato dai sindacati del commercio per tentare di blindare dalla deriva consumistica Pasqua, Lunedì dell'Angelo, 25 Aprile e Primo Maggio, c'è più di un colosso commerciale che a Pasquetta alzerà le saracinesche. Con la benedizione dei consumatori. Quando la crisi morde, e la paura della disoccupazione è più forte delle rivendicazioni, è presumibile che non saranno tanti i lavoratori a scegliere di incrociare le braccia, e seppur a malincuore sacrificheranno la festa in famiglia per andare a lavorare. Ma lo sciopero lanciato dai sindacati resta un segnale di grande portata, per rimettere al centro della discussione uno dei nodi ai tempi della crisi: se e quanto sia giusto sacrificare al consumo giornate-simbolo dell'identità, e qualità del lavoro. La liberalizzazione di orari e aperture dei negozi, dal 2012, ha tolto il lucchetto a giornate prima intoccabili: Pasqua, Pasquetta, 25 Aprile e Primo Maggio. Ai negozi la libera scelta se restare aperti: nessuno probabilmente lo farà oggi, per domani alcuni centri commerciali hanno invece pubblicizzato l'apertura, come l'Outlet e l'Iper di Città Sant'Angelo. Per il 25 Aprile c'è da scommettere che in tanti alzeranno le saracinesche, come lo scorso anno. Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil hanno quindi proclamato quattro giornate di sciopero in tutte le aziende commerciali che in Abruzzo decideranno di restare aperti. «Oltre al fatto che la liberalizzazione non ha aumentato fatturati nè occupazione - premette Luca Ondifero, Filcams - riteniamo sia necessario valorizzare il significato sociale, storico, identitario, religioso di alcune feste: abbiamo proclamato lo sciopero per i lavoratori che vogliono continuare a coltivare interessi sociali, culturali, famigliari. Ma chiedo: solo per i sindacati Pasqua, Pasquetta, 25 Aprile e Primo Maggio rappresentano valori importanti, o anche per la Chiesa e le istituzioni?». Ma in un settore dove la precarietà è diffusa, e non altrettanto la coscienza sindacale, è presumibile non saranno tanti quelli che risponderanno alla chiamata dello sciopero. Qualcuno comunque lo farà. «Con la crisi del lavoro, molti hanno paura, quindi probabilmente andranno a lavorare seppure a malincuore, sacrificando le famiglie», dice un lavoratore della grande distribuzione. I consumatori, invece, dicono sì alle aperture festive. «La liberalizzazione dà la possibilità, a chi lo ritiene, di sfruttare le esigenze di mercato - premette Franco Venni, Arco -: i consumatori sono d'accordo all'apertura». «Benvengano le aperture nei festivi, che danno la possibilità ai consumatori, soprattutto a chi non ha tempo durante la settimana, di soddisfare le esigenze di acquisto», dice anche Domenico Pettinari, Codici.