PESCARA Pasqua di passione e di possibili resurrezioni per la politica abruzzese in un momento in cui l'impossibile sembra essere diventato possibile alla luce di ciò che sta accadendo in queste ore nelle stanze del Quirinale. Innanzitutto l'aspettativa sul voto anticipato, che potrebbe sovrapporsi alle regionali. In caso di scioglimento delle Camere è infatti sempre più probabile il ritorno alle urne in autunno per il rinnovo del Parlamento, mentre la legislatura regionale si concluderà a metà dicembre. L'election day è tuttavia possibile solo attraverso un decreto del Governo, perché il voto per la Regione può essere posticipato (fino a un massimo di tre mesi dalla scadenza) ma non anticipato.
LA VARIABILE CHIODI
A meno che non intervenga un'altra variabile che è solo nelle mani di Gianni Chiodi. Il governatore potrebbe infatti ripensare alla sua candidatura-bis e decidere di correre per le politiche, evenienza che nessuno si sente di escludere in questo momento nel suo partito. Anche perché i sondaggi danno in ascesa il Pdl e l'occasione potrebbe essere troppo ghiotta per lasciar passare un altro treno senza salirci sopra. In questo caso potrebbero essere proprio le dimissioni anticipate di Chiodi a favorire l'election day.
Ma l'aspettativa del voto anticipato sta rimescolando le carte un po' in tutti i partiti. E' ad esempio il caso del Pd, dove le primarie di coalizione per la scelta del premier avevano visto trionfare il segretario Bersani in Abruzzo come nel resto del Paese, mentre i pochi renziani si erano ritirati in trincea. Adesso anche loro sono lì, pronti a rispolverare l'elmetto per giocare tutta un'altra partita.
LA RIVOLTA DELLE LISTE
Lo stesso avverrà probabilmente nel Pdl dopo la rivolta delle liste: la spunteranno ancora i Razzi e gli Scilipoti o tornerà a valere la logica della rappresentanza territoriale? Persino un nome che sembrava sino a ieri bruciato, come quello di Sabatino Aracu, potrebbe tornare in scena se nel frattempo il processo sulla Sanitopoli abruzzese dovesse concludersi per lui favorevolmente. Ma questo vale un po' per tutti gli sconfitti di oggi, come Paolo Gatti (che ha sfiorato il seggio nella lista di Fratelli d'Italia) o la montiana Nicoletta Verì. Con un'altra grande incognita che questa volta nessuno potrà permettersi di ignorare: l'evoluzione del M5S di Beppe Grillo, sia in termini numerici che di strategia politica.