PESCARA Che la giunta regionale abbia fatto un passo falso ci sono pochi dubbi. Che la delibera fuori sacco con la quale la dirigente Vanna Andreola è stata nominata capo della stuttura speciale di stampa della giunta Chiodi non abbia tutti i requisiti di legittimità è altrettanto certo. È lo stesso Alfredo Castiglione, il vice presidente che ha «diretto» la seduta di giunta incriminata, a fare retromarcia: «Alla prossima riunione proporrò il ritiro della delibera». Più chiaro di così. Poi Castiglione, come per dire non è colpa mia, dà un nome e un cognome alla delibera. «Il provvedimento con il quale è stata nominata dirigente dell'Ufficio stampa la dottoressa Vanna Andreola è stata presentata dall'assessore al personale Federica Carpineta e illustrata dal collega Angelo Di Paolo». Poi l’affondo del vice presidente: «Alla Andreola - ammette Castiglione - non è stato conferito un incarico ad interim ma a tempo indeterminato. Ciò non è possibile in quanto la stessa non ha acquisito la necessaria esperienza nel campo giornalistico e, come ho letto, non è iscritta all'Ordine». Insomma, Castiglione non vuol proprio passare pe r l’uomo che ha presieduto la giunta dei veleni. Senza girarci troppo attorno: la dirigente Vanna Andreola non è giornalista, così come ribadito più volte dall’Ordine e dall’Assostampa, quindi non può ricoprire quell’incarico. Fin qui il mascroscopico vizio di illegittimità di una delibera che dovrà essere per forza ritirata, ma che su questo punto, non iscrizione all’Ordine dei Giornalisti, poco sembra colpire l’opinione pubblica. Eppure, più che il mancato titolo di giornalista della dirigente Vanna Andreola, a suscitare più di un dubbio è l’opportunità di questa scelta.
Non è infatti un mistero che appena un anno e mezzo fa l’Andreola fu arrestata nell’ambito dell’operazione Caligola. Un’inchiesta pruriginosa sui fondi comunitari chiusa nel luglio scorso con dodici indagati, tra cui la «zarina» abruzzese. La Procura aquilana ritiene che soprattutto grazie al ruolo di Vanna Andreola era stata stata messa in piedi una associazione criminale tesa a condizionare l'affidamento delle commesse pubbliche in cambio di contropartite economiche consistenti in contratti di consulenza e assunzioni clientelari. Le società favorite sarebbero Ecosfera e Cyborg. Da questa inchiesta, per la cronaca, è nata poi quella bis legata alla ricostruzione dell'Aquilla dopo la distruzione del terremoto. Ora, premesso che la dirigente regionale in attesa di giudizio, innocente fino a prova contraria, abbia il diritto di lavorare alle dipendenze della Regione Abruzzo almeno fino a quando non riuscirà a dimostrare la sua innocenza, resta da chiedersi come mai qualcuno abbia pensato bene di affidare la responsabilità dell’ufficio che gestisce l’immagine del governatore a una dipendente accusata dai magistrati di aver ordito contro gli interessi pubblici e della stessa Regione. Falsità, infamità, solo bugie. Forse. Ma per cortesia: rispettiamo i tempi della giustizia e del buon senso.