TERAMO Benvenuti nel terzo mondo. Dove se scendi dal treno, e ti scappa di andare al bagno, devi per forza farla dietro a una siepe. Ma non siamo nel terzo mondo. Qui è Teramo, con i suoi 8mila studenti universitari, centinaia di pendolari, progetti faraonici e la stazione ferroviaria più brutta d’Italia dove i bagni pubblici sono ancora murati. Prendiamo una giornata particolare come quella di ieri con quasi tutti i bar ed i ristoranti chiusi per festa. E immaginiamo di scendere dal treno alla stazione di viale Crispi. Ti accoglie solo il deserto, anzi lo sconforto più profondo. Nell’ordine vedi: la biglietteria chiusa a doppia mandata, il capostazione fantasma e infine la ciliegina sulla torta, ovvero i bagni che di pubblico non hanno proprio nulla perché i due ingressi sono murati. La prima cosa che ti viene in mente è risalire sul treno e scappare. Neppure gli appelli qui vengono ascoltati soprattutto se rivolti a un carrozzone. I bagni erano murati anche nel 2008 e negli anni successivi. Se allora chiedevi alle ferrovie perché la stazione di uno dei quattro capoluoghi di provincia d’Abruzzo – che peraltro è città universitaria e di forte vivacità culturale, se si considerano le molteplici manifestazioni che altrove non si fanno – non ha diritto a bagni pubblici, uno zelante e cortese capufficio stampa rispondeva così: «Non siamo obbligati a tenerli aperti se ci sono meno di 500 passeggeri al giorno». Ma se un ispettore della Asl entrasse in una pizzeria oppure in un bar che non ha il bagno perché i clienti sono meno di 40 a sera, non esiterebbe un solo attimo ad elevare una maxi multa. Qui a Teramo, invece, sono le Ferrovie a costringere i passeggeri a rivolgersi al bar oppure al ristorante più vicini. E se la giornata è come quella di ieri, dove tutto è chiuso, tocchi davvero con mano un diritto negato. Ma è meglio chiamarla “stazione fuorilegge” perché, come diceva qualche giorno fa un avvocato teramano esperto di diritto amministrativo, non rispetta i portatori di handicap. La legge, infatti, impone ai luoghi pubblici (figuriamoci a chi gestisce una stazione dei treni) la dotazione di servizi igienici a misura di disabile. Altro che meno di 500 passeggeri oppure di un’impresa che non vale la spesa. Passino la biglietteria fantasma e la tristezza che ti prende se scendi dal treno a Teramo, ma i bagni devono esserci. Anche Brucchi dovrebbe indignarsi.