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Pescara, 14/05/2026
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Data: 02/04/2013
Testata giornalistica: Il Messaggero
Verso il nuovo governo - Oggi Napolitano convoca i saggi «Timori infondati tempi limitati». Il Quirinale replica alle critiche dei partiti: i gruppi avranno un fine puramente ricognitivo, nomi scelti con criteri oggettivi. La road map del presidente per arrivare al nuovo incarico

ROMA Da sabato scorso, giorno della loro nomina, i saggi scelti da Giorgio Napolitano hanno visto deperire rapidamente il loro gradimento presso i partiti, in qualche misura commissariati dall’iniziativa del Quirinale. A sparare alzo zero contro i due gruppi di lavoro aveva cominciato per primo il Pdl ribadendo seccamente l’opzione senza alternative: o governo di larghe intese o subito alle urne. Assai tiepida anche la posizione del democrat Enrico Franceschini che, da Lucia Annunziata, affermava laconicamente: «Non mi pare che quella dei saggi sia una soluzione risolutiva».
Interveniva sul suo blog anche Beppe Grillo che, dopo i primi entusiasmi di alcuni esponenti a 5 Stelle, scriveva: «Il Paese non ha bisogno di fantomatici negoziatori o facilitatori del calibro di Violante, il gran maestro dell’inciucio. Non ha bisogno di badanti della democrazia».
ONIDA PESSIMISTA

Alla fine, a difesa dei saggi, sarebbero rimasti solo gli esponenti di Scelta Civica convinti che l’idea di Napolitano sia «uno stimolo alla riattivazione della politica e a un’assunzione di responsabilità da parte di ciascuno». E Valerio Onida puntualizza: «Non si può essere molto ottimisti» sul risultato finale. Le numerose critiche dei partiti, soprattutto all’indeterminatezza temporale del mandato dei saggi, hanno mosso ieri il Quirinale a una precisazione. Una nota dettata dal Colle nel pomeriggio di Pasquetta, sembra infatti premere sull’acceleratore del calendario dell’attività dei dieci prescelti, che Napolitano ha convocato già per stamattina nel suo studio. Alle 11 sarà il turno dei sei esperti in materia economico-sociale ed europea; alle 12 il gruppo dei quattro per i temi istituzionali. Il Quirinale parla di «personalità invitate da Napolitano a far parte, in funzione dell’impegno già svolto o del ruolo attualmente ricoperto, dei due gruppi di lavoro di cui ha promosso la costituzione, indicandone le motivazioni e i compiti».
CORRETTEZZA ISTITUZIONALE

Altre considerazioni di correttezza costituzionale sembrano spingere il Colle a sottolineare che negli incontri di oggi «risulteranno evidenti sia il carattere assolutamente informale e il fine puramente ricognitivo dell’iniziativa assunta dal presidente della Repubblica, sia i limiti temporali, d’altronde ovvi, dell’attività dei due gruppi». Quanto alla scelta dei dieci componenti, tra cui nessuna donna, che non è stata affatto esente da critiche di varie parti politiche, il portavoce del Quirinale, Pasquale Cascella, ha precisato su Twitter che non si tratta di «generici ”saggi“ ma di personalità scelte con criteri oggettivi in funzione del lavoro già svolto e del ruolo ricoperto». Quanto a un colloquio tra Napolitano e il presidente della Bce, Mario Draghi, che ha preceduto le decisioni prese sabato dal capo dello Stato e di cui parla, tra gli altri, Emma Bonino, Cascella precisa che «per la verità è stato Napolitano a chiamare Draghi (e altri) per approfondire la valutazione sulla situazione determinatisi». La Bonino aveva detto a Radio Radicale che sarebbe «molto evidente che sulle dimissioni temute di Napolitano sia intervenuto giustamente e in modo molto accorato Draghi».

La road map del presidente per arrivare al nuovo incarico
Venti giorni in modo da trovare la quadra su un programma di governo condivisoIn caso contrario la palla passerà al suo successore. Il nodo delle date

IL RETROSCENA
ROMA «Altro che perder tempo, il Presidente non ha intenzione di passare il testimone al suo successore al Quirinale senza aver prima aver dato al Paese un nuovo governo». E’ questa la “certezza” ricavata dalla task-force dei dieci “saggi”, dopo i numerosi colloqui telefonici avuti con Giorgio Napolitano e con il segretario generale Donato Marra. Naturalmente la durata del loro lavoro, sottolineano al Colle, non è prefissabile: saranno loro stessi a definirla. Se avrà esito positivo, potrà essere lo stesso Napolitano a tentare la nascita del nuovo esecutivo, in caso contrario la palla passerà al successore.
IL TIMING

A questo punto, anche a causa del nervoso pressing del Pdl che teme si chiuda la finestra elettorale di giugno, il percorso tracciato da Napolitano comincia a prendere forma. Innanzitutto il timing: «Lavoreremo non più di 15-20 giorni, ma non di meno», rivela il “saggio” Mario Mauro, «è difficile infatti immaginare di poter chiudere un importante lavoro di raccordo programmatico in una settimana».
Saremo arrivati insomma al venti aprile quando, presumibilmente, il Parlamento in seduta comune non sarà ancora stato riunito. Il decreto di convocazione prevede la data del 15 aprile, ma il 21 si svolgeranno le elezioni in Friuli e soltanto il 23 il nuovo Consiglio regionale potrà indicare i suoi tre grandi elettori (stante che quelli già indicati dal Consiglio uscente sarebbero a rischio contestazioni). Conclusione: solo a partire dal 24, il Parlamento potrà costituirsi seggio elettorale e procedere all’elezione del nuovo capo dello Stato. «Fino a quel momento, ma probabilmente anche più in là, Napolitano avrà pieni poteri e potrà svolgere il proprio lavoro, procedendo nel tentativo di formare il nuovo esecutivo», spiega un altro “saggio” che chiede l’anonimato. «Dunque, c’è tutto il tempo per provarci».
Ebbene, in quei giorni, forte della piattaforma programmatica condivisa dagli esponenti di Pdl, Pd, Lega e Scelta civica inseriti nella task-force, Napolitano comincerà un nuovo giro di consultazioni. Sotto al naso dei leader dei quattro partiti e degli esponenti Cinquestelle, il capo dello Stato cercherà di proporre un accordo di programma «cui difficilmente si potrà dire di no».
UN GOVERNO VALIDO

L’obiettivo di Napolitano, se si creeranno le condizioni, non sarà un governicchio. Ma «un governo valido». Non solo perché «il Paese ha assolutamente bisogno di un esecutivo all’altezza». O perché solo un governo forte può dissipare i dubbi delle cancellerie internazionali e rassicurare i mercati. Ma soprattutto perché la speranza del Presidente è che in questo modo si eviti di precipitare verso nuove elezioni senza aver prima riformato almeno la legge elettorale. A quel punto, si tratterà di vedere se il periodo di decantazione e il lavoro dei saggi avrà permesso un rasserenamento del clima, un ammorbidimento dei veti e delle condizioni. Al Quirinale non coltivano grande ottimismo. Ma si spera che il lavoro della task-force porti «almeno una ventata di buonsenso». E tra i ”saggi”, che hanno già messo la testa al loro lavoro istruttorio, vengono indicate varie soluzioni.
LE IPOTESI

La prima è quella di un “governo di scopo” che, nonostante gli attuali niet del Pdl, possa essere guidato dal saggio Valerio Onida (gradito ai Cinquestelle e non sgradito a Berlusconi), oppure da Franco Gallo (presidente della Consulta), Anna Maria Cancellieri (ministro degli Interni), Fabrizio Saccomanni (direttore generale di Bankitalia). Chi scommette su questa opzione, scommette sul sostegno al presidente del Consiglio «tecnico-istituzionale di scopo» di una «maggioranza certa» in Senato. Formata dal Pd, da Scelta civica, dalla Lega e da un drappello di Cinquestelle «più responsabili». «Neppure tra i grillini c’è una gran voglia di tornare alle elezioni e perdere il giocattolo appena conquistato...». La seconda ipotesi riporta a Pier Luigi Bersani. «Non è infatti un caso che Napolitano non abbia ancora revocato l’incarico al segretario del Pd. Se non l’ha fatto, una ragione c’è...», dice un altro saggio. E’ questa la soluzione che potrebbe incontrare anche il favore del Pdl. Il problema sarà capire se il rifiuto del Pd a unire i propri voti a quelli del Pdl sarà stato stemperato dalla presenza in maggioranza di Scelta civica, Lega e Cinquestelle sparsi e soprattutto dal confronto-scontro interno ai democrat. Tutte e due le ipotesi, in caso di successo, scongiurerebbero l’elezione di «un capo dello Stato di parte». Epilogo che Napolitano spera di evitare.

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