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Data: 02/04/2013
Testata giornalistica: Il Messaggero
Quirinale, l’arroccamento Pdl e la trattativa Pd-Monti-M5S

ROMA La madre di tutte le battaglie si è scatenata ieri con le parole di Angelino Alfano che al grido di «o governo di larghe intese o voto a giugno», ha dato la misura dello scontro in atto per la scelta del nuovo inquilino del Colle. Una battaglia che Silvio Berlusconi giudica decisiva e molto più rischiosa di quella che portò al Quirinale Giorgio Napolitano. Sette anni fa l’attuale presidente della Repubblica venne eletto a maggioranza (543 voti) da un centrosinistra che aveva vinto le elezioni con un margine esiguo, mentre l’allora Casa delle Libertà mise la scheda bianca nell’urna (con l’eccezione di Follini), mentre la Lega votò per Bossi.
SCHEDA BIANCA
Ora il Cavaliere teme che lo scenario si ripeta e che, complice l’ascesa del M5S, si possa coagulare in Parlamento una maggioranza che lo spinga di nuovo verso la scheda bianca se non ad un voto contrario. L’assalto che ieri prima Brunetta e poi Alfano hanno dato al lavoro dei dieci saggi, segna la preoccupazione del Cavaliere per l’isolamento nel quale rischia di finire il centrodestra ora che la trattativa sul governo è congelata e che la ribadita volontà di Napolitano di concludere il settennato non agevola il calendario di chi, come Daniela Santanchè, già dava per certo il voto anticipato a giugno. Nel partito di Bersani la tensione è forte ma il processo al segretario è stato congelato dall’entrata in pista dei saggi e gli spazi di coloro che spingono per una trattativa con il Pdl resteranno inesistenti se nel centrodestra continuerà a prevalere la linea dello scontro con il Quirinale inaugurata ieri dopo settimane di lodi sperticate da parte dello stesso Berlusconi per le mosse del Colle. Il ritrovato vigore della gestione collegiale del Pd lascerà per qualche giorno margine di trattativa a coloro che più si spendono per individuare nomi graditi anche al Cavaliere.
TENTAZIONE
Non è un mistero, anche se sembrerà strano, che Berlusconi preferisca uomini di sinistra come Amato, D’Alema, Violante o Marini, a personaggi appartenenti al centrodestra come Pera, Pisanu o Schifani. L’ala ex Dc di Letta, Franceschini e Boccia resta ferma sulla linea dell’ampia condivisione, ma i 495 voti sui quali può contare il centrosinistra restano una tentazione forte per coloro che vorrebbero far da soli cercando al massimo un’intesa con Scelta Civica. Nella scelta dei capigruppo Bersani ha dimostrato anche al partito di avere una forza propria e ciò rende ancor più nervoso Berlusconi. Il Cavaliere teme infatti di andare al buio alla trattativa, privo degli antichi punti di riferimento e con i gruppi parlamentari del Pd che potrebbero essere tentati dal vendicare il «no» dato dal centrodestra a Bersani. «In Parlamento abbiamo 450 parlamentari e da noi si discute», ebbe a dire Bersani ad Alfano e Maroni nel giorno delle consultazioni. Un modo, quello usato dal segretario del Pd, per chiudere la discussione su un pacchetto di nomi bloccati che il Pdl aveva portato al tavolo. Il M5S farà una consultazione online per decidere il nome del successore di Napolitano, ma le indicazioni date da Beppe Grillo («ritengo che il prossimo Presidente della Repubblica non debba venire dalla politica, né ricoprire, o aver ricoperto, incarichi istituzionali»), sembra confermare la linea del «nessun accordo con Pd o Pdl». Resta però il fatto che il voto è a scrutinio segreto e qualche grillino potrebbe avere la tentazione di ripetere quanto fatto al Senato - magari in favore di Prodi - al momento dell’elezione di Pietro Grasso. Proprio su quest’ultimo nome si sarebbe soffermato nei giorni scorsi lo stesso Berlusconi che ha apprezzato come il presidente del Senato ha difeso le sue ragioni in merito alla sua nomina a procuratore Antimafia.

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