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Data: 07/04/2013
Testata giornalistica: Il Messaggero
L'Aquila quattro anni dopo - Cialente a Monti: «Servono i soldi» Barca rassicura: «Arriveranno»

L’AQUILA Neanche il dolore, il lutto, il silenzio, la memoria riescono a far passare in secondo piano la vera emergenza della ricostruzione. E così tra le fiaccole che sfilano lungo via XX settembre, nella notte del ricordo, Massimo Cialente e Fabrizio Barca diventano protagonisti involontari di un curioso confronto a distanza sulla carenza dei fondi. Il sindaco lo dice subito, senza esitare, con la fiaccola spenta in mano: «Questo è l’anno peggiore, serpeggiano scoramento, disillusione, grande preoccupazione. È un bivio: da un lato abbiamo creato i presupposti per far partire finalmente la ricostruzione. Dall’altro, proprio perché siamo andati a misurare come in una corsa tutti i tempi, i ritmi, i bisogni, abbiamo visto che non ci sono soldi a partire da agosto di quest’anno». Questa è la Questione, dice Cialente. Che prima della fiaccolata alza il telefono e chiama il premier Mario Monti: «Un lungo colloquio nel quale ho spiegato i problemi. Ci risentiremo a giorni, lui si incontrerà con Grilli e Barca per fare il punto. Ho spiegato quello di cui abbiamo bisogno: se non arrivano questi soldi L’Aquila non ce la farà». Cosa possa fare Monti non è ben chiaro, vista la situazione di stallo politico del governo. Quello che è chiaro, invece, è l’allarme che il sindaco lancia anche nel giorno più difficile, quello del quarto anniversario del terremoto. Nel bel mezzo della fiaccolata, a un certo punto, dalle retrovie spunta proprio Barca, che aveva già partecipato al corteo dell’anno scorso, con la stessa sciarpa rossa al collo. Il ministro azzarda proprio una sorta di bilancio: «Abbiamo tentato di avere un altro miliardo in Parlamento, ma l’accoglienza è stata negativa. Dicevano “ma che li mettiamo a fare, i 2,2 miliardi di euro della delibera Cipe sono stati usati?” “E gli altri fondi?” “E i fondi che sono stati dati non sono stati neanche erogati?” “C’è qualcosa che non funziona nella macchina”. Questa era stata la sensazione della Valle d’Aosta alla Sicilia. Adesso non è più così». L’idea di Barca è chiara: ora che i soldi sono stati impegnati e c’è una programmazione se ne possono chiedere altri. Quanti? Sette miliardi ulteriori, lo dice lo stesso Barca: «Provo una sensazione di maggiore serenità perché credo in questo anno di avere capito di più i problemi e le criticità. Oggi grazie all’avvicinamento delle responsabilità ai Comuni, al decentramento che finalmente è avvenuto e al superamento del commissariamento la sensazione è che ci siano le condizioni per la svolta. Gli aquilani possono essere orgogliosi di quello che hanno fatto i loro rappresentanti e devono guardare con serenità gli altri italiani e dire loro “noi stiamo realizzando la ricostruzione, abbiamo dimostrato di essere in grado di usare i fondi che l’Italia ci ha dato, dieci miliardi, ne mancano altri sette per completare il lavoro, siamo sicuri che ce li darete». Barca, dunque, si dice «più sereno» a distanza di un anno: «Il compito che mi era stato dato era micidiale. Un anno fa mi domandavo come fare ad affrontare una situazione veramente pesante, a-democratica, incartata». Il prefetto Francesco Alecci replica pacato allo sfogo del sindaco: «Non ci possono essere parti del territorio nazionale in cui si eliminano la bandiera o il rappresentante del Governo». Cialente aveva minacciato la «cacciata» qualora non fossero arrivati i fondi. Grasso, ieri, si è detto ottimista anche a fronte delle 45 mila persone già rientrate nelle case.

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