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Pescara, 22/03/2026
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Data: 07/04/2013
Testata giornalistica: Il Messaggero
I pescatori «Fateci lavorare d’estate». Nel Medioevo il porto fu dragato in soli sei mesi

E' sulle date che continua ad avvitarsi lo scandalo del mancato dragaggio del porto. Ma ce n'è una che preoccupa particolarmente: il 15 aprile scade la cassa integrazione in deroga chiesta da una sessantina di aziende della marineria e il rischio che molte famiglie si ritrovino a reddito zero si fa sempre più concreto. Perché difficilmente l'Europa concederà altre deroghe per gli indennizzi ad aziende e armatori rimasti senza lavoro, come ha spiegato venerdì l'assessore regionale Mauro Febbo nel tesissimo incontro della Sala dei Marmi della Provincia. E perché nelle stanze di Bruxelles si fa sempre più fatica a comprendere come una questione di ordinaria manutenzione legata al dragaggio di un porto canale si sia potuta trasformare in una "emergenza" che si trascina senza soluzione da oltre due anni.
Adesso si fanno nuove date sull'inizio delle operazioni di dragaggio, uno sport sul quale si sono cimentati un po' tutti in questi mesi, salvo poi dover ricorrere al bianchetto per cancellare la sera ciò che si era detto la mattina. Così c'è chi bada al sodo, come il responsabile nazionale di Coldiretti Impresa pesca, Tonino Giardino, che proprio nell'incontro di venerdì pomeriggio ha lanciato un'altra idea per salvare il salvabile: l'esonero del fermo biologico per quella parte della marineria di Pescara che sino ad oggi ha visto i suoi pescherecci imprigionati nelle secche del porto. Insomma, la possibilità di andare in mare anche nei mesi estivi solitamente riservati alla riproduzione del prodotto ittico, con la possibilità quindi di recuperare almeno parte del reddito bruciato con il fermo forzato delle imbarcazioni. Gli interlocutori però sono sempre gli stessi: il Governo e l'Europa. Vedremo cosa succederà. Anche Giardini ha naturalmente ricordato che l'impossibilità di percepire la cassa integrazione e gli ammortizzatori sociali, non fa che aggravare ulteriormente una situazione già drammatica.
Poi c'è ancora l'assessore Mauro Febbo, che dopo le accuse rivolte dall'Arta alla Regione replica a muso duro al direttore dell'Agenzia per l'ambiente, Mario Amicone: «Mi sembra doveroso ricordare i due interventi del sottosegretario Improta che hanno accertato le responsabilità dell'Arta, nonché la scheda che ci è stata rimessa il 5 aprile dal dottor Carlea (responsabile del Provveditorato delle Opere pubbliche) con cui la stessa Arta comunicava che problemi di carattere economico legati al pagamento degli straordinari non consentivano la validazione degli esami di laboratorio effettuati dalla Sidra». Amicone ha già smentito informando che la relazione sulle contro analisi sarà consegnata nella giornata di domani. Subito dopo si dovrebbero vedere all'opera le draghe. Un fatto ordinario per Bruxelles atteso in riva all'Adriatico come un miracolo.


Nel Medioevo il porto fu dragato in soli sei mesi

Il problema è lo stesso ma la soluzione, allora, fu molto più veloce. Quando? Nel Medioevo! Nel secolo definito, a torto, dell'oscurantismo, il porto dell'antica Aternum, più tardi Piscaria, più tardi ancora Castellum ad Mare ed ora Pescara, era periodicamente insabbiato e inutilizzabile, proprio come oggi, secolo delle soluzioni a portata di mano e delle competenze spesso solo millantate.
I DUE SOVRANI
La differenza è che due sovrani di antica stazza, Ruggero II nel 1145 e Federico II nel 1240, risollevarono le sorti del porto della città adriatica in appena sei mesi.
Le pennellate veloci ma precise dell'affresco sul Medio Evo date sapientemente dai relatori nella seconda delle Conversazioni sulla storia di Pescara, rendono più vivi i colori delle contraddizioni evidenziate dal tempo. Così come evidenziano quella che Licio Di Biase, consigliere delegato al recupero e alla valorizzazione del patrimonio storico della città, nel suo intevento all'iniziativa di ieri mattina presso la sala consigliare del Comune, definisce "inconsapevolezza della classe politica rispetto all'immenso patrimonio storico e artistico" della nostra regione. Ne consegue l'invito a conoscere per recuperare, tutelare e valorizzare, in una sorta di circolo virtuoso, ciò che la Storia ci ha consegnato.
L'iniziativa, organizzata dall'Archivio di Stato e dal Comune, era dedicata, appunto, al Medio Evo snocciolato in un'ottica generale, abruzzese e pescarese. Insieme a Di Biase, c'erano Antonello de Berardinis, direttore dell'Archivio di Stato che ha introdotto e moderato il confronto e Mariagrazia del Fuoco, docente di storia della storiografia medievale alla d'Annunzio, che ha approfondito l'annosa questione della periodizzazione, ponendo le coordinate di riferimento per quel secolo tanto complesso.
Più giusto parlare di laboratorio medioevale, in cui si intrecciano potere laico ed ecclesiastico, dove si realizzano luoghi di aggregazione civile (castelli e comuni) e religiosa (monasteri, conventi, eremi e cattedrali), di cui la nostra regione conserva esempi eccellenti. Dove l'economia, da esclusivamente agraria ed arretrata, passa a forme mercantili evolute e di scambi commerciali e culturali.
IL CENTRO DEI BIZANTINI
La storia di Pescara, tracciata invece da Licio Di Biase, mette in luce le vicende di un centro storico fatto da due piazze e tre strade, circondate da mura fortificate, dove per primi si stabiliscono i bizantini nel 538 e, attraverso insediamenti successivi, longobardi, normanni, angioini e aragonesi, e che rimane quasi immodificato fino al 1860. Un filo rosso, fa notare Licio Di Biase: l'importanza del fiume Aterno, acqua di confine, snodo cruciale per le sorti passate e future di questa città.

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