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Data: 07/04/2013
Testata giornalistica: Il Messaggero
Bonanni «Ricostruzione meno litigi e più velocità. Basta con il presepe» E sull’alta velocita’ «si rischia di restare tagliati fuori»

Raffaele Bonanni, abruzzese di Bomba, segretario nazionale della Cisl. Ieri era a Francavilla per il congresso regionale della Filca. E’ lui a rispondere oggi alle nostre domande per la serie di interviste di Abruzzo Open Source.
Bonanni, una delle cicliche incapacità che vengono imputate all’Abruzzo è: spende poco o male fondi che potrebbero, e dovrebbero, sostenerne la ripresa.
«Oggi, in tutte le realtà, c’è grande penuria di denaro, è un fatto generale. Ma non si giustifica che, specie in realtà come l’Abruzzo, ci siano investimenti in itinere, se non già fatti, che rallentano. Ancora più grave è questo rallentamento in un settore cardine com’è quello delle costruzioni. Eppure di opere civili c’è grande bisogno, anche in funzione anticiclica in una fase di crisi come questa connotatat da un’economia asfittica, con consumi bassi. La spesa pubblica è davvero troppo lenta, non capisco perchè. Eppure l’Abruzzo ha un bisogno enorme di infrastrutture, le sue zone industriali ne hanno una necessità estrema».
Le crisi aziendali stanno mandando in frantumi l’economia della regione e anche quelle di tante famiglie. Dobbiamo parlare anche di crisi dell’intero modello industriale in Abruzzo?
«Finora siamo stati una regione appetibile per investitori italiani e stranieri, ma quell’appetibilità non esiste più. Gli investitori puntano su altri Paesi, che offrono maggiori vantaggi. L’Abruzzo resta fermo nella sua realtà-presepe. Bisogna darsi una mossa, capire come recuperare appetibilità o gli investimenti continueranno ad andare altrove, in barba alla grande laboriosità degli abruzzesi».
L’Aquila, la città distrutta e al tempo stesso la città cantiere. A quattro anni dal sisma la distruzione resta evidente, i cantieri assai meno.
«Per L’Aquila serve una ricostruzione più solerte. Sì, ci sono opere che hanno bisogno di tempi lunghi, ma tante altre potrebbero essere realizzare velocemente e con qualità. Certo, sarebbe anche ora di smetterla con i litigi: dalla divisione si passi alla concordia.
Solo così sarà possibile velocizzare la spesa e il processo di ricostruzione. E poi ci sono aspetti che non vengono approfonditi nel dibattito sulla ricostruzione: ad esempio, le tecnologie per il risparmio energetico. Pensate quanto si potrebbe fare all’Aquila: un grande laboratorio di tecnologie per rimettere in piedi la città, portare lavoro e vantaggi alla popolazione facendone anche un modello universale di risparmio energetico. Invece niente. Tutto è fermo, immobile».
L’immobilismo non riguarda solo il caso-L’Aquila.
«Sì, è palese nella ricostruzione aquilana ma in realtà riguarda tutto l’Abruzzo. Tutto va troppo piano, se non addirittura è fermo. Come se il benessere su cui la regione ha fin qui contato fosse dovuto, inevitabile. Ma non è così, il mondo cambia, si modifica, sorprende e se ci trova impreparati ci punisce. Bisogna rimettersi in piedi, guardarsi dentro, ritrovare le energie più vere di una regione di gente laboriosa, forte, orgogliosa».
Un tema che sta molto impegnando la Cisl è quello dei trasporti, dell’alta velocità su rotaia che esclude l’Abruzzo.
«Guardate che la questione dell’alta velocità è fondamentale per il futuro dell’Abruzzo. Il medio-basso versante adriatico è oggi una realtà eccentrica rispetto alle grandi vie di comunicazione, e se si lascia che l’alta velocità lo scavalchi saranno dolori. La grande croce dei collegamenti europei va da Palermo ad Amburgo in verticale e da Lisbona a Kiev in orizzontale. L’Abruzzo ne è lontano, tutta la dorsale adriatica è lontana da quella rete che sposta persone e merci: se si resta tagliati fuori tutto costerà di più. L’alta velocità sposta ricchezza e, se non ce l’hai, la ricchezza va altrove. Bisogna mettere insieme tutte le regioni adriatiche, energie e progetti in comune per ottenere più risorse dai poteri nazionali ed europei. Un buon finanziamento europeo può coprire anche la metà dei costi. Ma bisogna agire uniti, compatti, convinti. Servono denari pubblici e privati, ma i privati arrivano quando sono certi ci sia un forte zoccolo pubblico. Abruzzo, Marche, Puglia e Romagna debbono mettersi insieme e darsi da fare, non sprecare tempo ed energie in progetti singoli, la partita riguarda tutta la dorsale adriatica, oggi sfavorita nel confronto con quella tirrenica dal punto di vista dei trasporti su rotaia, su autostrada e via nave. E sì, perchè c’è anche la questione marittima da affrontare, quella della portualità. L’Abruzzo si svegli, tutti gli abruzzesi si mobilitino: questa dell’alta velocità e della portualità è una questione decisiva, che può cambiare faccia all’Abruzzo. Se non si capisce questo saremo ancora più tagliati fuori: persone, merci e ricchezze si sposteranno più velocemente altrove, e per l’economia della nostra terra sarà una mazzata. Pensiamoci bene. Tutti».

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