Iscriviti OnLine
 

Pescara, 22/03/2026
Visitatore n. 752.480



Data: 07/04/2013
Testata giornalistica: Il Messaggero
Pd, si allarga il fronte del dialogo con il Pdl. Franceschini apre al confronto sulle proposte di Berlusconi «Non chiedo un governissimo, ma un governo di transizione»

ROMA Le parole di Renzi (che restringe le vie aperte per il Pd di Bersani) e quelle di Dario Franceschini, che apre al dialogo con Berlusconi, legittimandone la figura (prima con un’intervista e poi in serata dagli schermi del Tg1), indicano quanto si sia fatta chiusa e rarefatta, se non asfittica, l’aria, dentro il Pd, per Pier Luigi Bersani. Renzi parte da una considerazione quasi ovvia: «In tanti vogliono evitare le elezioni».
BERSANI ACCERCHIATO
Il ragionamento di Renzi appare, a prima vista, quasi un sillogismo aristotelico: «Le alternative sono solo tre: governo Pd-Pdl, governo Pd-M5S, che Grillo non vuole, o elezioni, che non vogliono in tanti». «Su un governo Pd-Pdl staremo a vedere ed è difficile che uno come me, che sta lontano da Roma, possa sapere come va a finire», si limita a dire il sindaco di Firenze. Eppure è chiaro, al di là della presa di distanza da “Roma” (condita anche con una doppia stoccata a Grillo sulla «trasparenza a giorni alterni e sulla gita fuori porta» cui ha obbligato i suoi parlamentari) che Renzi pensa che questo sia lo sbocco più probabile, il governissimo. Facendo anche capire che il suo obiettivo non è più, però, il sostenere un governo istituzionale, ma il ritorno alle urne. Dall’altra parte c’è Dario Franceschini. L’ex capogruppo apre lo scenario e il dibattito del Pd nella prospettiva di un governo con il Pdl: «Chiusa la possibilità di un rapporto con Grillo – è il ragionamento di Franceschini – non resta che la strada di uscire dall’incomunicabilità e abbandonare il complesso di superiorità molto presente nel nostro schieramento per cui pretendiamo di sceglierci l’avversario. Ci piaccia o no gli italiani hanno stabilito che il capo della destra è ancora Berlusconi ed è con lui che bisogna dialogare».
Dialogo che, in serata, Franceschini rilancia anche in merito agli otto punti avanzati dal leader del Pdl, dicendo che «sono idee da mettere sul piano del confronto, anche se in esse c’è molta propaganda», oltre a specificare di «non aver proposto un governassimo, ma un governo di transizione».
Il dibattito, naturalmente, s’infiamma subito, tra favorevoli (molti) e contrari (pochi). Tra questi ultimi la senatrice Laura Puppato che puntualizza: «Le ipotesi che si stanno facendo di un governo con il Pdl non corrispondono al mandato ricevuto e sarebbero una catastrofe politica per l’Italia». Apre, invece, alla prospettiva indicata dall’ex capogruppo alla Camera, il segretario del Psi Riccardo Nencini che assicura anche: «Prima o poi su quella tesi arriveranno tutti». E, in effetti, diverse anime del partito, dai veltroniani ai dalemiani, hanno sempre coltivato questa prospettiva per cercare di uscire dall’impasse in cui è finito il Pd. Parole, quelle di Franceschini, che se anche ne ha mai parlato con Bersani, come pure si sostiene, convincono a maggior ragione D’Alema, Veltroni e Fioroni, da sempre sostenitori del governissimo.
LEADERSHIP
Non a caso, il braccio destro di Franceschini, Antonello Giacomelli, è lesto a far notare che «la sua proposta unisce, non divide». A dividere, invece, è senz’altro l’intervista carpita dal Secolo XIX al presidente del partito, Rosy Bindi, contenente critiche al vetriolo verso Bersani. Bindi smentisce subito toni e contenuti, ma il giornale conferma. «Bersani non sa più che fare e il partito è fermo, senza prospettiva», avrebbe detto la Bindi. Certo è che Bersani, che giovedì prossimo dovrebbe incontrare Berlusconi, appare sempre più isolato mentre all’orizzonte si staglia, oltre Renzi, anche la corsa alla leadership di un altro esponente della sinistra, il non-iscritto al Pd, Fabrizio Barca, che potrebbe far convergere su di sé sinistra interna e quella esterna (Vendola).

www.filtabruzzo.it ~ cgil@filtabruzzo.it