Iscriviti OnLine
 

Pescara, 22/03/2026
Visitatore n. 752.480



Data: 07/04/2013
Testata giornalistica: Il Messaggero
La crisi favorisce l’accordo Ma Bersani: mai governissimi

Il Cavaliere punta sul segretario del Pd e smorza i toni della piazza di Bari. I mediatori dei due leader al lavoro
sul Colle

ROMA «A giugno non si fa più in tempo ad andare a votare e a ottobre non ce la facciamo e inoltre rischiamo Renzi. Speriamo che alla fine Bersani si convinca...». Con le otto proposte messe online dal sito del partito, Silvio Berlusconi confida ai suoi di voler cambiare segno anche alla manifestazione prevista a Bari per sabato prossimo. Non più campagna elettorale, ma appuntamento per «illustrare le nostre proposte in maniera responsabile, come abbiamo sempre fatto», spiega Paolo Bonaiuti. Sfoggiati i muscoli per qualche settimana, Pd e Pdl sembrano tentare un’intesa per far uscire il Paese dallo stallo. Un ammorbidimento dovuto anche al forsennato avvitarsi della crisi economica e finanziaria che rischia di scaricare sui due principali partiti, Pd e Pdl, le maggiori responsabilità.
AMBASCIATORI

Il Cavaliere stavolta ci crede alla possibilità di un’intesa e punta senza mezzi termini su Bersani, al punto da aver invitato i suoi parlamentari a «non entrare troppo nelle questioni interne di un altro partito». Berlusconi conta molto sul lavoro che i suoi ambasciatori - Gianni Letta, Denis Verdini e Gaetano Quagliariello - stanno facendo nel Pd dialogando non solo con i superbersaniani Migliavacca, Stumpo o Errani, ma anche con esponenti cattolici del Pd come Enrico Letta e Dario Franceschini. Quest’ultimo ieri ha aperto in maniera considerevole alle ragioni del Cavaliere e, al grido «non possiamo sceglierci noi l’avversario», ha di fatto legittimato il confronto con il leader del centrodestra. Berlusconi, seppur cautamente, sembra crederci. Ha messo in un cassetto l’idea di proporre una sua rosa di candidati per il Colle e aspetta le proposte «di metodo» che gli farà personalmente Bersani nell’incontro che potrebbe esserci venerdì prossimo.
L’acceso confronto dentro il suo partito non meraviglia Bersani che aveva messo in conto il «movimentismo» di alcuni big - anche se non qualche tono giudicato «eccessivo» - compreso l’agitarsi dell’ala ex Margherita del Pd che per il Colle sembra puntare su un candidato cattolico alla Franco Marini.
CATTOLICI

La sortita di Franceschini sulle colonne del Corriere «non spunta a caso», assicurano i più stretti collaboratori del segretario, e servirebbe a levare a Renzi non solo la voglia di intestarsi la possibile intesa con il Pdl, ma anche lo spazio per gestirla con una scadenza. «Secondo Matteo noi dovremmo fare il governissimo con il Pdl e poi lui ad ottobre arriverebbe per rimuovere le macerie della cagata!», sostiene in maniera colorita uno dei deputati più vicini a Bersani. Per il segretario del Pd la linea del partito non cambia: «Cerchiamo prima un’intesa, la più ampia possibile, per il Quirinale e poi pensiamo al governo che dovrà essere di forte cambiamento». Niente governissimi, quindi, nessuna possibilità da parte del Pdl di poter inserire propri nomi nell’esecutivo, ma niente caccia alle streghe nei confronti di Berlusconi, come ha sostenuto ieri Franceschini («il leader della destra è ancora Berlusconi, e la sua sconfitta deve avvenire per vie politiche. Non per vie giudiziarie o legislative»). Parole, quelle dell’ex capogruppo del Pd, che sono state musica per le orecchie del Cavaliere che, solo qualche settimane fa, avvertiva l’ostile voglia di isolamento di alcuni esponenti del Pd. In pochi giorni e dopo «laceranti riflessioni», come le definisce ironicamente un antesignano del dialogo come Beppe Fioroni, anche al Nazareno hanno constatato che l’unico interlocutore possibile è il Pdl. «Sono pienamente d’accordo con Franceschini - sostiene Davide Zoggia, deputato Pd molto vicino al segretario - abbiamo sempre detto di voler condividere al massimo la scelta del Capo dello Stato, ma il governo è altra cosa».
SEL

Chiuso nella sua casa di Piacenza e alle prese con un telefono che è stato bollente sin dalla mattina presto, il segretario del Pd resta comunque fermo nel rifiutare governissimi o larghe intese. «Se facesse qualcosa di simile noi ci tireremmo fuori - spiega a scanso di equivoci Nicola Fratoianni, esponente di Sel molto vicino a Vendola - la scelta del nuovo Capo dello Stato non può essere oggetto di scambio per il governo». Mancano più di dieci giorni alla riunione delle Camere in seduta comune e la settimana che si apre domani sarà decisiva ma non solo per il Pd anche se, per dirla con Civati, alla data del voto sul Capo dello Stato «rischiamo di arrivare stremati».

www.filtabruzzo.it ~ cgil@filtabruzzo.it