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Data: 08/04/2013
Testata giornalistica: Il Messaggero
Effetto Fornero - Boom di licenziamenti nel 2012: fuori un milione di lavoratori

Solo nell’ultimo trimestre dell’anno sono stati coinvolti 330.000 rapporti. Forte l’incremento rispetto al 2011: + 13,9% nell’anno, +15,1% nel periodo

LA CRISI
ROMA Non passa giorno che i media, tv e giornali, non diano conto di un’azienda che chiude, di lavoratori che tutto ad un tratto si ritrovano senza stipendio. Non passa giorno, da quando la Grande Crisi è iniziata, senza proteste, sit in, manifestazioni di gente che reclama un’occupazione. E purtroppo ci sono anche giorni in cui la cronaca ci racconta di chi, non riuscendo a venirne fuori e non vedendo spiragli minimi, ha deciso di farla finita per sempre. Dovremmo essere abituati, quindi, a resoconti drammatici sul versante lavoro. Eppure ci sono cifre che continuano a sorprenderci. Come quella che ci riporta il Ministero del Welfare: nel 2012 i licenziamenti hanno superato quota un milione (1.027.462). Sono stati 125.666 in più, un aumento del 13,9% rispetto al 2011. Da notare che si sta parlando di fuoriuscite legate a ristrutturazioni aziendali (licenziamenti collettivi), licenziamenti per giusta causa o giustificato motivo. Nulla a che vedere né con le cessazioni dovute a chiusure di aziende, né ai mancati rinnovi di contratti giunti al termine e tantomeno la cifra riguarda i pensionamenti e le dimissioni volontarie.
Nella seconda parte dell’anno c’è stata un’accelerazione dei licenziamenti. Nell’ultimo trimestre 2012 sono state 329.259 le persone licenziate, il 15,1% in aumento rispetto allo stesso periodo 2011 e circa centomila in più rispetto ad ognuno dei precedenti trimestri dello stesso anno.
DOPO LA RIFORMA FORNERO

Le imprese hanno utilizzato le maglie più larghe sulla flessibilità in uscita introdotte dalla riforma entrata in vigore proprio nel secondo semestre del 2012. Oltre ai 330.000 licenziamenti, tra ottobre e dicembre 2012 hanno perso il posto non per loro volontà 43.600 dipendenti coinvolti dalle chiusure aziendali e oltre due milioni e centomila mancati rinnovi di contratti giunti al termine. In totale fanno circa due milioni e mezzo di posizioni. In pratica sono andati in fumo ventottomila rapporti di lavoro al giorno, festività e domeniche comprese.
A tanta flessibilità in uscita ha corrisposto una maggiore flessibilità in entrata? Sembra di no. Le nuove assunzioni (in termini di rapporti di lavoro attivati) sono diminuite del 5,8% rispetto allo stesso trimestre del 2011. La flessione è ancora più accentuata se si prende il dato relativo alle persone coinvolte nelle assunzioni (nello steso periodo un lavoratore può avere anche più di un contratto): - 8,2%. A pagare di più il conto della crisi sono stati giovani: -13,9% per gli under 25, -10,9% per la fascia d’età compresa tra 25 e 34 anni. Si assume poco e lo si fa soprattutto con contratti a termine (sono il 66% del totale) per posizioni stagionali, non a caso i più richiesti sono i braccianti agricoli, i camerieri e i cuochi.
L’apprendistato, sul quale punta tanto la riforma Fornero, è in crisi: -3% nell’ultimo trimestre 2012 rispetto allo stesso periodo del 2011. Fortissima, poi, la flessione per il lavoro intermittente (-46%) e i contratti di collaborazione (-25%) sui quali la riforma ha posto molto vincoli e paletti.

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