ROMA Dopo le aperture al dialogo col Pdl di Franceschini e del neocapogruppo Roberto Speranza, si fa più insistente il pressing del partito di Berlusconi sul Pd per una «intesa politica» o un «governo di programma». Fabrizio Cicchitto, rivolgendosi a Speranza e a Matteo Orfini - avverte che «se qualcuno pensa, usando la parola dialogo, che il Pdl possa fare il portatore d’acqua, chiedendoci di far passare un governo Bersani senza un’intesa politica e programmatica tra i due partiti perché siamo ”impresentabili“, fa un incredibile errore d’arroganza e, in effetti, vuole andare dritto alle elezioni».
Sono diversi gli esponenti del Pd che replicano agli ukase del Pdl, ma la risposta più ad effetto viene dallo stesso Bersani, con la decisione di mettere in piazza a Roma sabato 13, lo stesso giorno della grande adunata degli azzurri a Bari, una manifestazione «contro la povertà e per il governo di cambiamento». A monte dell’iniziativa, che si terrà in una piazza della periferia romana, la spinta dei circoli di quartiere del Pd di Corviale, Torbellamonaca, Laurentino, San Basilio della Capitale e di altri quartieri poveri di Napoli e Torino, come Scampia e San Salvario. «L’Italia - si legge in una nota dei democrat - sta vivendo la peggiore crisi economica e sociale che mai abbia conosciuto negli ultimi decenni. E’ il momento di dare risposte urgenti e all’altezza e il Pd ha deciso di sostenere e impegnarsi per un governo di cambiamento».
DIVISIONI NEL PD
Quanto al dibattito interno al Pd sugli sbocchi possibili della situazione, Matteo Orfini, chiamato direttamente in causa da Cicchitto, prima si rivolge agli stessi Franceschini e Speranza premettendo che «ci si confronta con tutti, ma in maggioranza con chi l’ha distrutta non si salva l’Italia». Poi precisa, ad uso dei berluscones, che «il dialogo con il Pdl sulle riforme e nella chiave della ”Convenzione“ proposta da Bersani è in linea con il mandato della Direzione. Se cambia qualcosa rispetto a un governo per il cambiamento basato sugli otto punti del programma - dice il leader dei ”giovani turchi“ vicini al segretario - bisogna fare una Direzione, ma questo non è ancora successo. E non si cambia linea con un’intervista». Anche il portavoce di Bersani, Stefano Di Traglia sostiene che la linea su cui si è mosso il presidente incaricato rimane immutata: «Il governo di cambiamento che nascerà - afferma - dovrà dare risposte vere ai fatti di Civitanova e non inseguire il confuso teatrino di questi giorni». Infine, c’è ancora chi, come Laura Puppato, non ha smesso di sperare nella «possibilità di scuotere l’albero del M5S, al cui interno si sta muovendo più di una cosa».
Mostrano di pensarla diversamente esponenti di area renziana o veltroniana. Tra questi, Paolo Gentiloni dice: «Siamo stati solidali col tentativo di Bersani, ma si era capito dopo qualche giorno che Grillo avrebbe dato solo risposte negative: Continuare a sostenere questa linea non è più possibile. Bisogna verificare l’ipotesi di un governo del Presidente da realizzare al più presto, con 5-6 punti e poi si torna a votare».