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Data: 08/04/2013
Testata giornalistica: Il Messaggero
Barca non punta alla segreteria «Io l’anti Renzi? Lo escludo»

ROMA L’espressione «scendere in campo» non gli è mai piaciuta. Meno che mai adesso quando tutti annunciano un suo coinvolgimento nella gestione del Pd. Fabrizio Barca, ministro per la Coesione territoriale, tra i più stimati del governo Monti, è abituato ad agire senza troppi clamori. E così cerca di usare toni sommessi per confermare il suo impegno per rinnovare e rilanciare l’azione politica dei Democratici proprio nel giorno della primarie per scegliere il sindaco di Roma, carica alla quale era stato chiamato da molti settori democratici. Partirà da «una memoria», che presenterà il 18 aprile, durante il convegno in memoria di suo padre, Luciano, tutta una vita spesa al servizio della sinistra, annuncia su Rai Tre, intervistato da Lucia Annunziata.E con un sospiro ammette di sognare «un partito capace di mobilitarsi, capace di emanare e suscitare passioni».
«Può darsi che io stia sbagliando- spiega, rivelando il rovello degli ultimi mesi- che sia un utopista, ma penso che sia estremamente utile un partito che sia di mobilitazione cognitiva». Ossia, partire dalla conoscenza dei problemi che affliggono i cittadini per ripartire.
MOBILITAZIONE COGNITIVA
E a coloro che già lo vedono con i gradi del segretario del partito assicura: «Non ambisco a fare il segretario del Pd, ambisco essere parte del gruppo dirigente».E ancora: «Una persona come me può suggerire una proposta per il Pd, di un modello di partito radicato sul territorio, capace di mobilitarsi sul territorio e portare allo Stato, al presidio nazionale, i suggerimenti che arrivano dal territorio». E’ questa la struttura che Barca definisce «mobilitazione cognitiva». Ovvero, «persone che si incontrano e mettono in comune le idee per risolvere i problemi». Con un ritorno continuo tra i cittadini e il partito perchè «su cosa fare e su cosa si è fatto, è bene che si discuta».
E sull’ipotesi di unire le forze del Pd con quelle di Sel, caldeggiata da Vendola, spiega che «sì, la sinistra ed Ecologia e libertà hanno bisogno di fare squadra, ma non ovviamente a costo di un compromesso. E’ una cosa che non può decollare se non c'è un sentimento di squadra».
PROPOSTE & TERRITORIO
Lungi da lui, comunque, tiene a sottolineare, l’idea di diventare l’anti Renzi. «Non avendo ancora detto sul piano politico cosa vorrei fare mi sembra pretenzioso dire se mi sento l'avversario di Renzi», spiega. Ma ammette chiaramente, sollecitato dall’Annunziata, di «avere in testa un nuovo metodo per il partito,non un partito più leggero, nè più pesante, ma che faccia da connessione tra i militanti e lo Stato e che sul territorio sia un punto di coagulo.E su un fatto è perentorio. I partiti devono avere una funzione ben precisa, devono essere «centrali, perché- si accalora- le parti economiche sono importantissime, ma il partito è il crogiuolo dove i bisogni delle persone, e soprattutto, le soluzioni, arrivano a una decisione». «Serve il superamento di due cose: l'idea tecnocratica, cioè pensare che il cosa fare lo sappiano 15-20 persone, e l'altra secondo la quale ormai siamo in un mondo in cui tutti sanno cosa fare e veniamo convocati tutti davanti al computer e basta fare un referendum. Sono due visioni sbagliate».Pronto a spendersi, dunque, senza ansie, nè patemi. «Io, come si dice a Roma, ho fatto tante esperienze, ora anche come ministro, ho fatto tante cose, quindi se anche faccio una cosa che va male al massimo è andata male».

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