L’AQUILA Le accuse del presidente della Regione Gianni Chiodi al pd aquilano provocano una serie di reazioni pesanti. Boomerang che tornano addosso al Governatore per quanto ha fatto nel periodo di gestione commissariale. La prima a replicare è stata la senatrice Stefania Pezzopane, principale imputata da parte di Chiodi, insieme al sindaco Massimo Cialente e all’ex parlamentare Giovanni Lolli. «Dichiarazioni sorprendenti e inadatte al momento e al ruolo che Chiodi ricopre - ha detto Stefania Pezzopane». Un lungo elenco di cose che Chiodi non avrebbe fatto. «Basta pensare ai pagamenti che gli albergatori attendono da troppo tempo e che Chiodi non ha fatto; si prende i meriti per gli interventi nelle scuole che ha realizzato la Provincia nel 2009. È stato tolto da commissario con una legge votata anche dal Pdl, che evidentemente si è accorto che non piaceva. Anche i consiglieri aquilani erano stufi del commissario. Il commissariamento è stato una tragedia, tanto che in Emilia non lo hanno voluto». Una pioggia di accuse, una replica dura all’accusa chela casta del Pd blocca la ricostruzione. «Chiodi si erge eroe della ricostruzione quando all’Aquila non ci può neanche rimettere piede. Prima o poi lo fischieranno». Falsi, per Pezzopane, anche i due miliardi a disposizione per la ricostruzione. «Se ci sono lo venga a dire a Cialente, agli aquilani - ha ribattuto - tutti i soldi trasferiti sono stati spesi, quando ne arriveranno altri sappiamo come utilizzarli. Se avesse fatto la tassa di scopo, che c’è in Emilia, non ci sarebbero questi problemi. Il cronoprogramma approvato dal Comune è concreto e non come dice Chiodi». Alla fine la senatrice Pezzopane è rimasta «sbalordita». «Non si può permettere un intervento a gamba tesa, non può, lui utilizzare la parola casta. Noi siamo qui dal 6 aprile, abbiamo vinto le elezioni. Chidi offende gli aquilani».
Sulla questione sono intervenuti anche il capogruppo regionale del Pd Camillo D’Alessandro e Luciano D’Alfonso. «Una polemica sulle persone, contro le persone, che forse gli hanno impedito di mettere le mani sulla Città, quelle stesse mani inutili che non hanno impedito al porto di Pescara, per esempio, di diventare un pozzo di sabbia - ha detto D'Alessandro- Chiodi è il più grande responsabile della più grande mistificazione politica avvenuta nel nostro Paese». Alle sue parole di aggiungono quelle di D’Alfonso. « Per come la vedo io, un presidente di Regione non polemizza con gli amministratori locali, ma si mette a loro disposizione, aprendo con generosità il forziere dei poteri a sua disposizione, che non sono solo le misure finanziarie, ma anche e soprattutto quelle amministrative e normative». l’intervento di Luciano D’Alfonso accende i riflettori su una campagna elettorale che ormai si può dichiarare a perta a dispetto delle primarie che il Pd deve ancora coordinare. «Nel caso del terremoto dell’Aquila la Regione non ha votato e promulgato alcuna legge che potesse aiutare il capoluogo e gli altri comuni del cratere a percorrere meglio la via ardua di una ricostruzione efficace e veloce - ha aggiunto l’ex sindaco di pescara - Penso che questa sia una responsabilità grave di chi non dovrebbe dimenticare di essere non solo un ex Commissario, ma anche e soprattutto presidente della Regione Abruzzo che non può seguitare ad essere la grande assente nel cantiere degli impegnati ricostruttori dell’Aquila. Sarebbe interessante promuovere un confronto sul percorso svolto, invece, da Marche ed Umbria e su quanto sta facendo ora l’Emilia Romagna. Mi dichiaro a disposizione al riguardo. Questo impone il decoro istituzionale, questo soprattutto si attendono i cittadini».