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Data: 09/04/2013
Testata giornalistica: Il Centro
Landini: «Cancellare le controriforme su lavoro e pensioni»

Il leader della Fiom: hanno aggravato la situazione italiana Un piano straordinario del lavoro con fondi pubblici e privati

ROMA «Il milione di licenziati nel 2012 è un dato sottostimato. Non risultano infatti quei precari privi di ammortizzatori sociali per i quali non è stato rinnovato il contratto. Sono sorpreso invece da chi si è sorpreso e si accorge solo ora che il sistema industriale è al collasso». Per Maurizio Landini, segretario generale della Fiom-Cgil, questa situazione è figlia «delle scelte fatte dai governi Berlusconi e Monti». E’ il fallimento della riforma del mercato del lavoro targata Fornero? «Non voglio personalizzare, quella riforma è figlia del governo Monti e dei partiti che l’hanno sostenuto ma anche di un errore di fondo: che si potesse agire sull’offerta mentre c’è un blocco della domanda. Bisogna sostenere il reddito e dare risposte con gli investimenti». Che cosa è stato fatto invece? «La riforma del lavoro così come le altre scelte, sono state avviate entro i parametri europei vincolistici che hanno prodotto una cieca austerità. Le politiche del lavoro di Monti sono il prodotto di quell’impostazione sbagliata». Anche la riforma delle pensioni? «Certamente. Quella controriforma ha peggiorato le condizioni di vita della gente e aumentato la disoccupazione». Sul lavoro come si dovrebbe intervenire? «Cancellando quelle scelte e modificandone altre. Come, ad esempio, la defiscalizzazione del lavoro straordinario che è una beffa atroce. Bisogna al contrario defiscalizzare la riduzione dell’orario di lavoro e l’uso dei contratti di solidarietà. Oltre a far ripartire gli investimenti pubblici». Dove si dovrebbe investire? «Serve un piano straordinario del lavoro sostenuto da investimenti pubblici e privati. Lo dico perché le imprese non hanno investito in questi anni. I settori? Banda larga, energie rinnovabili, trasporti, siderurgia, manutenzioni e riassetto dei terreni dal punto di vista idrogeologico». Le imprese dicono che il tempo è scaduto e che bisogna fare presto per far ripartire l’Italia. «Le imprese hanno pesanti responsabilità, non tutte si sono impegnate per mantenere i posti di lavoro e non licenziare. Pensiamo alle scelte di Confindustria incardinate sull’articolo 18, o sull’articolo 8 che, per favorire la Fiat, consente le deroghe ai contratti e dunque di non rispettare la legge». Più flessibilità aiuta a creare lavoro? «La deregolazione non risolve in nessun modo i problemi, anzi li aggrava». L’ex ministro Sacconi però dice che il milione di licenziati è causato anche dall’eccessivo costo del lavoro... «Ci vuole pazienza con Sacconi che ha precise responsabilità per aver prodotto proprio quell’articolo 8 che porta indietro l’Italia del lavoro. Le sue sono tesi vecchie: il mercato non risolve da solo, spontaneamente i problemi. La flessibilità senza regole è nefasta. Invece servono scelte chiare: è possibile che in Italia ci siano 120 miliardi di euro di evasione fiscale e che le entrate Irpef per il 90% vengano dai lavoratori dipendenti? Queste sono le ingiustizie altro che flessibilità». Il 16 maggio la Fiom terrà una manifestazione nazionale. Che cosa volete ottenere? «Sarà una grande manifestazione, di sabato, che riguarderà non solo i metalmeccanici, che sono la categoria più colpita dalla crisi, ma coinvolgerà i precari, i giovani, i disoccupati. Vogliamo riportare il lavoro al centro del confronto e dell’attenzione della politica e delle istituzioni. Chiediamo al governo, se ne sarà eletto uno, e al Parlamento la difesa del sistema sociale, un piano di riconversione ecologica dell’economia e uno straordinario per il lavoro, il blocco dei licenziamenti. Oltre al reddito di cittadinanza e a una legge sulla rappresentanza sindacale». Quest’ultimo punto potrebbe riaprire lo scontro con Marchionne? «Non è accettabile che in Italia democrazia e Costituzione si fermino ai cancelli delle fabbriche. Questo deve finire».

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