Sicilia, Crocetta fa l’accordo con gli azzurri e taglia fuori M5S. Grillini esclusi anche in Lombardia: «Terza forza, un sopruso»
ROMA I grandi elettori in arrivo dalle regioni. E’ la carica dei 58 delegati regionali e s’aggiungono a deputati e senatori per eleggere il nuovo Capo dello Stato. Il pattuglione comprende qualche star, una soprattutto: Matteo Renzi. E la decisione, inusuale, di scegliere il sindaco di Firenze come uno dei tre delegati della Toscana - domani ci sarà l’elezione in consiglio regionale - contiene un messaggio politico, interno al Pd, che va anche oltre l’appuntamento delle Camere riunite dal 18 per creare il successore di Napolitano. Sono stati i bersaniani a volere il nome di Renzi e i bersaniani in Regione sono la stragrande maggioranza e comandano tutto da tre anni, cioè da quando ci furono le elezioni amministrative e dunque molto prima delle primarie che hanno consacrato Matteo come astro del partito a livello nazionale.
L’ENDORSEMENT
Ieri il governatore Enrico Rossi, uno dei più fedeli dell’attuale segretario del Pd e il primo dei grandi elettori toscani in arrivo a Roma, ha ufficializzato di fatto la cosa, dicendo: «Non ho alcuna contrarietà al fatto che il sindaco possa essere votato dal consiglio regionale». La non contrarietà nel linguaggio alla Rossi significa sì. I renziani in quell’assemblea sono 5, tutti gli altri sono schierati diversamente e l’idea di Matteo è nata dal bersaniano Marco Ruggieri, 39 anni, neo-capogruppo in Regione, e approcvata dagli altri. Significato? «Sei mesi fa», dice uno dei 5 renziani, con un po’ di malizia, «il Pd non avrebbe mai puntato su Renzi. Evidentemente sta cambiando qualcosa nel partito». Per esempio che c’è una corsa a riaccreditarsi agli occhi del Rottamatore? Il caso Toscana - e qui la vicenda va oltre quella del Quirinale - può essere la cartina di tornasole di come l’apparato bersaniano, a livello locale e nazionale, sta guardando sempre di più a Renzi. Insomma, con qualche voto contrario ma non determinante, domani dovrebbe passare Renzi, insieme a Rossi e a un esponente dell’opposizione, forse il pidiellino Roberto Benedetti. Mentre non potrà esserci, per motivi di salute, Alberto Monaci, presidente dell’assemblea regionale, il quale è stato uno dei più contrari all’opzione Renzi che lo sostituirà.
I LAZIALI
Entro l’11 aprile tutte le regioni dovranno scegliere il proprio terzetto per la grande lotteria del Colle. Per il Lazio ci saranno Zingaretti, Storace (vice-presidente del consiglio regionale) e Leodori (presidente della Pisana ed ex sindaco di Zagarolo). In Lombardia la situazione è più complicata, perchè i grillini vogliono un loro rappresentante come grande elettore in Parlamento. «Siamo la terza forza in Regione», dice il Movimento 5 Stelle, «e solo una logica bizantina ci impedisce di avere un nostro delegato nel terzetto». Ovvero, gridano all’inciucio, al «baratto» e al sopruso» con cui Pd, Pdl e Lega li stanno tenendo fuori dalla partita Colle. Situazione simile in Sicilia. Dove però c’è di più, perchè i 5 Stelle non sono in maggioranza ma con la maggioranza collaborano attivamente in posizione di quasi governo nel «laboratorio Crocetta». Oggi si vota e a Roma non finirà il vice-presidente dell’Ars, Venturino, del movimento di Grillo, ma Crocetta, un berlusconiano (probabilmente Francesco Cascio, ex presidente dell’Ars) e Giovanni Ardizzone, attuale presidente Ars, dell’Udc. L’accordone tra il governatore Crocetta e il centrodestra, secondo i grillini, è il più tipico: io vi do il delegato regionale e voi votatre qualche legge mia. Per ripicca all’«inciucio», i grillini hanno votato contro la nuova legge elettorale siciliana, voluta da tutti gli altri
IL MIX
Dunque, le polemiche non mancano e intanto da Nord a Sud in queste ore le regioni scelgono i loro terzetti. Che sono misti tra maggioranza e opposizione: Pdl più Pd o Pd più Pdl più Lega in Lombardia, Veneto e Piemonte. Quanto a Renzi, il dato politico è che vuole contare nella partita del Quirinale e guidando la pattuglia dei suoi 50 parlamentari nelle votazioni che cominceranno il 18 può tenere il dossier direttamente tra le mani. Cinquanta rappresentanti di Renzi, più il titolare, potrebbero amputare la tentazione bersaniana - se ci sarà - di far eleggere dal quarto scrutinio in Capo dello Stato da una sola parte, il centrosinistra.