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Data: 09/04/2013
Testata giornalistica: Il Messaggero
Bersani-Berlusconi verso l’incontro ma tavoli divisi per Colle e governo

ROMA Ufficialmente la data ancora non c’è e neppure il luogo - anche se qualcuno lo dà possibile «a breve» - ma ieri sera Silvio Berlusconi ha voluto mettere il cappello sull’incontro che in settimana è sicuro di avere con Pier Luigi Bersani. Dare per certo il faccia a faccia significa per il Cavaliere ufficializzare la centralità che il Pdl e il suo leader hanno ritrovato dopo settimane di tentativi di emarginazione da parte dello stato maggiore del Pd. Come sempre è accaduto (con D’Alema nel ’96 e con Veltroni nel 2008) il Cavaliere anche stavolta è pronto a giocare con la consueta disinvoltura tra le contraddizioni del centrosinistra e le spaccature del Pd.
MINACCIA-RENZI
Mentre sullo sfondo si staglia sempre più incombente la leadership di Matteo Renzi, i due B&B cercheranno un’intesa che scongiuri il voto anticipato a giugno e porti il Parlamento a votare il nuovo capo dello Stato non oltre le prime tre votazioni. L’impresa appare ardua per Bersani che non intende cedere di un millimetro all’idea di un governissimo con il Pdl e non è disposto a cedere più di tanto al Cavaliere anche sul Quirinale. Sul fronte opposto anche Berlusconi resta sulle barricate chiedendo un candidato per il Colle di marca-centrodestra e un governo con dentro anche ministri del Pdl. Prima di tirare fuori dei nomi con Berlusconi, il segretario del Pd deve sciogliere dentro al suo partito il nodo del candidato che dovrebbe succedere a Giorgio Napolitano. Problema non da poco viste le spinte contrapposte e l’esigenza di non essere da meno rispetto alle novità introdotte a palazzo Madama e Montecitorio con l’elezione di Pietro Grasso e Laura Boldrini. I nomi in grado di mettere insieme le istanze dei giovani turchi,i Orfini, Fassina e Orlando, con gli ex dc Franceschini, Letta e Fioroni sono sostanzialmente due: Romano Prodi e Emma Bonino. Quest’ultima parte avvantaggiata anche perché appare l’unico candidato in grado di permettere anche a buona parte del Pdl di aderire a quella sorta di endorsement che Mara Carfagna ha già compiuto e che Berlusconi potrebbe ripetere ricordando che fu lui a nominare commissario europeo la leader radicale.
Resta a Bersani il problema di come convincere l’ala cattolica del Pd che spera in un’intesa organica con il Pdl in modo da arrivare al nome di Marini. Poiché però in pochi al Nazareno ritengono possibile una simile intesa con Berlusconi, ci si prepara al braccio di ferro tenendo stretto l’asse con i centristi di Monti che sul nome del Professore di Bologna poco potrebbero eccepire e sul quale potrebbe convergere un manipolo di grillini.
NIET LARGHE INTESE
Di larghe intese e governissimo Bersani non intende però sentir parlare e, mettendo a disposizione il suo nome pur di avere «un governo del cambiamento», sfida i leader del Pd ad avanzare proposte coerenti in Direzione o, meglio ancora, nella riunione dei gruppi del Pd che si terrà oggi. Il Cavaliere è consapevole dell’esistenza di un muro difficilmente superabile e si acconcia alla trattativa separata - prima il Quirinale e poi il governo - che chiede da tempo Bersani. Obiettivo del leader del centrodestra resta quello di incassare con Bersani un nome per il Colle «non ostile», salvo poi prepararsi a chiedere sul governo il passo indietro del segretario del Pd. Nel sottolineare, come ha fatto ieri al Tg4, che al Paese serve «un governo stabile», Berlusconi si prepara all’incontro facendo leva su quelle divisioni interne al Pd su cui ieri ha lanciato l’allarme Walter Veltroni. Bersani non prende nemmeno in considerazione il pericolo di «possibili scissioni», anche se nelle ultime ore si è complicato il lavoro del neocapogruppo alla Camera Roberto Speranza. L’invito del prodiano Parisi a preoccuparsi più della scissione dai tre milioni di voti persi dal partito che della possibile fuga di qualche dirigente, la dice però lunga sulle difficoltà che al Nazareno si vivono nei rapporti con la base e il proprio elettorato ogni qual volta prende quota l’idea di un governo con Berlusconi.
Forte di ciò, Bersani non molla ed è pronto ad impostare su questa linea anche la fase precongressuale del Pd che appare già avviata. L’incontro di dopodomani a Firenze tra D’Alema e il sindaco di Firenze, occasione l’invito fatto al presidente del Copasir dal renziano Nardella, potrebbe però preludere ad cambio di passo all’interno del Pd frutto della saldatura tra i due e della crescente insofferenza dell’Areadem di Franceschini.

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