Per il concorsone al Comune di Montesilvano, un parentificio secondo la Procura, andranno sotto processo in 17 e i primi della lista sono l’ex sindaco della città, Pasquale Cordoma, e il coordinatore provinciale del suo stesso (Alleanza nazionale, all’epoca dei fatti), oggi consigliere regionale e leader del Pdl, Lorenzo Sospiri. In loro compagnia anche altri tre esponenti politici come l’ex capo gruppo del Pdl, Luigi Marchegiani, l’ex assessore all’urbanistica Corrado Carbani e l’attuale assessore provinciale Roberto Ruggieri, che quando si verificarono i fatti oggetto del processo, era però soltanto uno dei candidati.
IL 21 GIUGNO IN AULA
Davanti al collegio del tribunale, il 21 giugno prossimo, (data fissata dal giudice per l'udienza preliminare che ieri pomeriggio ha deciso il rinvio a giudizio), per rispondere a vario titolo del concorso nei reati di rivelazione di segreto d’ufficio, falso e tentata truffa, dovranno comparire anche Enrico Rotolo, funzionario della società Quanta che organizzò il concorso a risposta multipla, e una serie di candidati che risultarono vincitori e anche qualche loro parente stretto che si impegnò con i politici per conoscere in anticipo i risultati dei quiz: Graziano Dottore, Valerio Forcucci, Laura Chiacchiera, Giuliana Smarrelli, Luca D’Onofrio, Marilena Bianchi, Renata e Aurelio D’Ignazio, Loredana Viggiani, Domenico Natale e Andrea Mariotti. Unica ad uscire indenne da questo procedimento è stata la sola Stefania D’Alessandro che ha scelto la strada del rito abbreviato per decidere la sua posizione davanti allo stesso gup Mariacarla Sacco e allo stato degli atti: è stata assolta con la formula piena, perché il fatto non sussiste (il Pm Giampiero Di Florio aveva chiesto la condanna ad un anno e quattro mesi di reclusione). Anche lei era risultata vincitrice e imparentata con Carbani, ma il suo legale, l’avvocato Pieraugusto Di Peppe, ha puntato molto sul fatto che non era stato provato il concorso della candidata nei reati contestati a politici e funzionario.
LA FUGA DEI QUIZ
Il concorso, per sedici posti (due istruttori amministrativi, otto istruttori tecnici, tre istruttori direttivi amministrativi e tre direttivi tecnici), venne bandito nel novembre del 2007 e richiamò 1400 candidati che arrivarono da tutta la regione e anche da fuori.
Per l’accusa quella prova risultò però viziata da un passaggio delle soluzioni, avvenuto prima della prova. Stando a quanto sostenuto dalla procura nel capo di imputazione, Cordoma, in accordo con Rotolo, sarebbe entrato in possesso delle risposte esatte dei quiz, che avrebbe rivelato a due candidati, Natale e Mariotti. Ma quello che doveva essere un segretissimo passaggio a favore di quei due che stavano a cuore al sindaco, divenne noto a qualche altro compagno di giunta e di coalizione del sindaco e la cosa si allargò nel giro di poche ore. Cordoma fu allora costretto a cedere innanzitutto alle pressioni di Sospiri, che a sua volta girò le soluzioni ad altri candidati a lui vicini. Ma poi dovette concedere quella preziosa griglia anche a Marchegiani e Carbani che, per non essere da meno e allargare la loro platea di clientele, vollero accontentare altri candidati a loro vicini. Scattò l’indagine della polizia e della magistratura: vennero eseguite una serie di perquisizioni e scovati preziosi elementi d’accusa a sostegno di quel passaggio di soluzioni da un candidato all’altro.
«SONO ESTRANEO»
«Dopo sei anni - è il commento del leader del Pdl Lorenzo Sospiri -, avrò la possibilità di far valere le mie ragioni e di dimostrare l’assoluta estraneità alle accuse di aver favorito qualcuno. Vale la pena ribadire che il concorso non generò mai un esito e comunque i presunti favoriti furono tutti bocciati».