Iscriviti OnLine
 

Pescara, 22/03/2026
Visitatore n. 752.480



Data: 10/04/2013
Testata giornalistica: Il Messaggero
Bersani-Berlusconi un’ora faccia a faccia: rosa per il Colle e no al governissimo

ROMA Dopo almeno un paio di telefonate di preparazione, alla fine, l’incontro tra Bersani e Berlusconi è stato anticipato. I due si sono visti ieri pomeriggio nella sede istituzionale pretesa dal leader del Pd, a Montecitorio, nell’ufficio dello stesso segretario democrat. Un abboccamento interlocutorio, durato 70 minuti, «al quale ne seguiranno altri», assicurano Angelino Alfano ed Enrico Letta, presenti al faccia a faccia. Si è affrontato il nodo dell’elezione del nuovo Capo dello Stato, ma non quello del governo. «Non sono stati fatti nomi, si è solo stabilito un metodo per individuare il candidato per il Colle», assicurano i due vice. Berlusconi avrebbe dunque accettato le trattative separate, anche se le posizioni restano distanti, nonostante l’ottimismo ostentato da Letta, secondo il quale l’incontro sarebbe «andato molto bene».
LA TRATTATIVA

In realtà, Berlusconi ha ribadito di volere «un governo politico, di larghe intese, in grado di compiere scelte condivise», cosa che considera «l’unica strada possibile». Quanto al nuovo presidente della Repubblica, Berlusconi ha chiarito che «deve essere una figura di garanzia, gradita a quella parte di elettorato che ha votato centrodestra e che intendo tutelare». La nota sull’incontro annunciata con gran clamore si riduce a una dichiarazione di Alfano, che sottolinea: «Il Capo dello Stato deve rappresentare l’unità nazionale. Non può essere, e neanche apparire, ostile a una parte significativa del popolo italiano».
Anche Bersani è rimasto fermo sulla linea del Piave, sulla quale si era già attestato in mattinata, durante l’intervento ad Agorà. «No al governissimo, perché non dimentichiamo che Berlusconi, a tre mesi dalle elezioni, ci ha lasciato soli a sostenere il governo Monti. Noi sappiamo di che pasta è fatto e quando lo vedrò, gli dirò ti conosciamo, mascherina». L’idea è quella di «un governo di minoranza, come nel ’76». Il che pare ignorare l’ennesimo richiamo di Napolitano «a non smarrire mai il filo di una prospettiva unitaria». Dunque, al momento, nulla sembra muoversi, anche se il leader Pd assicura: «E’ ovvio che per l’elezione del nuovo Capo dello Stato si cerchi la più larga condivisione». Ed Enrico Letta conferma: «Sarebbe bello se il 18 aprile ci fosse un presidente della Repubblica scelto con una grande intesa». E’ questo, secondo lui, lo scopo degli incontri che il leader del Pd sta avendo e avrà nei prossimi giorni: da Mario Monti al fondatore del Pdl, dal leader della Lega Roberto Maroni, che vedrà domani, ai vertici del M5S, non Grillo, ma i soliti Crimi e Lombardi.
IL METODO

«In un momento di grandi divisioni sentiamo la grande responsabilità di dare un segno forte di unità nazionale - spiega Letta - per questo vogliamo tentare di trovare l’unità su un nome condiviso che possa dare il segno di una forte coesione». Il metodo, approvato, a quanto pare, anche da Berlusconi, sarà quello di formare una rosa di candidature per il Quirinale. «Con parità di genere», ha ammonito in mattinata Bersani. Precisazione che ha provocato non poche ironie all’interno del Pd, ma che ha rilanciato la possibilità di scegliere una donna Capo dello Stato. Salgono, quindi, le quotazioni di Emma Bonino e dei ministri Paola Severino e Anna Maria Cancellieri.

www.filtabruzzo.it ~ cgil@filtabruzzo.it