L’Istituto chiede di ridurre del 3% i giorni di assenza giustificata dal lavoro I dottoriabruzzesi: no, così si vuole certificare la malafede dei medici di base
PESCARA «Un'iniziativa del tutto inopportuna di cui non capiamo l'obiettivo, che altro non può essere se non quello di certificare la malafede dei medici di base o l'asservimento di chi deve eseguire le visite fiscali. In questo modo si apre un contenzioso tra professionisti che non finisce mai e, purtroppo, di mezzo ci vanno i cittadini». Silvio Basile, medico di famiglia e presidente regionale dello Smi, il Sindacato dei medici italiani, definisce così la circolare dell'Inps secondo cui, nel 2013, i giorni di malattia dei lavoratori dovranno essere ridotti del 3% rispetto allo scorso anno. L'Abruzzo, stando sempre a dati Inps pubblicati, lunedì scorso, dal Corriere della Sera, fa registrare una media di 17,6 giorni di malattia all'anno per ogni lavoratore privato e 16,9 giorni per ogni lavoratore pubblico. La media nazionale è di 17 giorni per il privato e 15,6 giorni per il pubblico. Per quanto riguarda le altre regioni, spicca il dato della Calabria (24 giorni per il privato e 19,5 per il pubblico), della Sicilia (18,8 per il privato) e della Basilicata (17,6 per il pubblico). Tra le regioni che fanno registrare meno giorni di malattia vi sono il Piemonte (14,6 per il pubblico) e il Veneto (15,7 per il privato). Appresa la notizia della circolare, lo Smi Abruzzo sta cercando di recuperare una copia del documento e spingerà affinché l'Ordine dei medici intervenga nei confronti dell'Inps, così da chiarire termini e contenuti della lettera. Il documento in questione, datato 16 gennaio, serve per la «programmazione e il budget delle strutture territoriali nel 2013». Nelle 34 pagine della circolare si parla di diversi argomenti e anche di «miglioramento dell'economicità delle visite di controllo», ovvero le visite fiscali. La soluzione introdotta per migliorare tale economicità è l'incremento «del 3 per cento degli importi recuperati per effetto della riduzione della prognosi». Vale a dire, meno giorni di malattia. «L'Inps cerca di racimolare dei soldi in ogni modo e questo è comprensibile», riprende Basile, «ma non è questa la strada. Non si può dire a livello generale che bisogna ridurre le prognosi del 3 per cento. Solo il medico di base conosce la reale condizione del paziente: non è possibile generalizzare perché una stessa patologia può richiedere giorni diversi in base alla situazione del singolo e alla presenza di altre patologie». Secondo il presidente del sindacato dei medici, tra l'altro, «con la situazione attuale, in cui il lavoro non c'è e in cui anche nel pubblico il 50% del personale è precario, i lavoratori in malattia non hanno diritto a tutti gli indennizzi e, quindi, in molti casi, preferiscono andare a lavorare a tutti i costi». «In passato, magari», ricorda Basile, «di fronte a patologie non perfettamente oggettivabili i pazienti cercavano di allungare la prognosi. Ora queste logiche non esistono più e in ogni caso i medici sono dei professionisti, che giudicano in piena autonomia. Attualmente con l'invio telematico dei certificati è tutto più controllato, perché la visita fiscale può arrivare anche nel giro di poche ore». Dello stesso avviso è il medico di famiglia pescarese Annapaola D'Angelantonio. «Siamo persone serie e stabiliamo i giorni che riteniamo opportuni in base alla patologia», afferma il medico. «In passato, mi riferisco ad almeno sei o sette anni fa, quando anche il sistema era diverso, magari qualcuno provava ad allungare la prognosi, ma ora i pazienti non ne chiedono mai di più». «Anzi», sottolinea il medico, «a volte ce ne chiedono anche meno perché, in base al tipo di contratto, può non convenire essere in malattia». «Se davvero la circolare dà indicazioni di questo tipo», conclude Annapaola D'Angelantonio, «si andrebbe a sminuire il lavoro di tanti professionisti che lavorano seriamente».