La Regione Abruzzo negli ultimissimi anni ha destinato ai Servizi Sociali propriamente detti (escluso scuole, nido, ecc.) circa 15 milioni di euro l’anno; nello stesso periodo il budget di spesa per i trasporti pubblici è stato venti volte superiore e per la sanità si è speso circa 210 volte di più (circa 3.200 milioni). Pochi giorni fa alcuni sindaci hanno protestato per i tagli al sociale. Quegli stessi sindaci che hanno protestato (giustamente) per i tagli al sociale, insieme a tutti gli altri sindaci abruzzesi, a mio parere, dovrebbero scendere in piazza innanzitutto per chiedere alla Regione la soppressione delle linee di trasporto pubblico in concessione finanziate con due euro a chilometro ed attivate inutilmente (a volte dedicate ad operai che dovrebbero andare a lavorare in fabbriche chiuse), o per chiudere dannosi doppioni di linee erogate da più di una Azienda, o linee retribuite con otto euro a chilometro perché sostitutive di linee ferroviarie inattive da decenni. Così facendo si troverebbero in meno di due settimane 20/30 milioni di euro da destinare al sociale. Se poi gli stessi sindaci che protestano (giustamente) per i tagli al sociale si decidessero a richiedere la chiusura degli assolutamente diseconomici e (per i pazienti) pericolosi piccoli ospedali allora per il sociale si potrebbero trovare anche più di 40/50 milioni di euro in poco meno di un paio di giorni. Il fatto è che agli italiani (e quindi anche ai sindaci italiani) “piace vincere facile”. Protestare per il sociale costa poco e piace a tutti. In definitiva si chiede di avere di più: senza pagare dazio. Ma chi ha il coraggio di sopprimere una linea di trasporto pubblico inutile? Specie se attraversa il proprio territorio o dà lavoro ad un parente o ad un amico? Chi si mette a discutere con i sindacati che difendono posti di lavoro inutili pur di non perdere un iscritto? Ed ancor di più, chi ha il coraggio di proporre una riorganizzazione della sanità che porti efficienza a vantaggio degli utenti? A rischio di mettere in discussione il voto di parenti ed amici che ricevono un reddito dal piccolo ospedale (salvo farsi operare in un’altra regione d’Italia)? Facendosi nemici, oltre i soliti corporativi sindacali, anche medici ed infermieri?
Marino Michele (Lanciano)