Fuoco e fiamme al porto su due fronti. Prima di recarsi a Roma (stamane), insieme a una rappresentanza della marineria, per il faccia a faccia col provveditore alle opere pubbliche Donato Carlea, Mauro Febbo chiede la testa di Mario Amicone. Il pomo della discordia è sempre il ritardo di inizio del dragaggio che Febbo imputa all'Arta e Amicone addebita alla Sidra. Il direttore dell'Arta aveva spiegato, dati alla mano, che l'Agenzia non aveva potuto validare i risultati delle analisi, operazione propedutica all'avvio dei lavori, proprio peché il laboratorio incaricato dalla ditta appaltatrice aveva inviato i dati in più tranches, l'ultima delle quali il 27 marzo. «Non è colpa dell'Arta», aveva chiosato Amicone, annunciando di voler querelare l'assessore regionale per i riferimenti alla sua amicizia con lavitola. Il quale a stretto giro replica rincarando la dose: «Sulla paventata intenzione del direttore dell'Arta di querelarmi per una mia affermazione circa le sue amicizie - attacca Febbo - sono profondamente sereno e tranquillo e anticipo che l'avvocato Carlo Costantini (già querelato da Amicone ndr) ha garantito il suo patrocinio gratuito e disponibile eventualmente a difendermi nelle sedi opportune».
Sulla colpa dei ritardi nel dragaggio, Febbo non si sposta di un millimetro: «Amicone abilmente cerca di spostare l'attenzione e depistare l'opinione pubblica, ma la posizione del direttore generale dell'Arta non ritrova affatto riscontro nei documenti, nei verbali e nelle lettere ufficiali degli Enti interessati.
Non il sottoscritto, bensì il sottosegretario Guido Improta con due comunicati stampa aveva lamentato e denunciato il ritardo delle analisi da parte dell'Arta. Inoltre, non il sottoscritto, ma lo stesso Provveditore interregionale per le opere pubbliche, Donato Carlea, aveva messo nero su bianco che i lavori non potevano iniziare senza gli esiti delle analisi commissionati all'Arta. Infatti, come si evince dal verbale delle riunione del 4 e 6 marzo, avente per oggetto lo stato di attuazione degli interventi e delle connesse procedure amministrative riguardanti le attività di dragaggio, l'Arta si era impegnata a rendere disponibile la verifica incrociata dei risultati entro il 22 marzo per poi procedere alla conferenza dei servizi il 25 marzo e sottoporre subito il piano di ripascimento a procedura di Valutazione impatto ambientale (Via) entro il 29 marzo, il tutto per iniziare le attività di dragaggio entro la prima settimana di aprile. Il cronoprogramma non è stato rispettato poiché l'Arta solo il 19 marzo comunica che non potranno essere rispettate le previsioni tempistiche per la validazione dei dati analitici. Infatti, l'Arta ha riconsegnato le analisi solo l'8 aprile, ben 20 giorni dopo la data stabilita (sic!!!!!)».
E poi Febbo mena il fendente conclusivo: «Se dovessi riscontrare che il ritardo causato dall'Arta ha provocato ulteriori danni alla marineria pescarese e alla Regione che è intervenuta con indennizzi, mi rivolgerò alla Corte dei Conti per danni erariali nonché al Consiglio regionale per chiedere la rimozione immediata del direttore generale dell'Arta per giusta causa».