Grandi elettori, alta tensione dopo l’esclusione del sindaco
ROMA Come se non bastassero le tensioni esistenti tra i democrat, sul Pd si abbatte anche lo scontro sull’esclusione di Matteo Renzi dalla terna dei grandi elettori toscani per il Quirinale. E’ stato lo stesso sindaco ad avallare la versione della «telefonata giunta da Roma» per far decidere la sua bocciatura. E siccome, per essere dirimente in una scelta di questa importanza, la telefonata doveva presumibilmente essere assai autorevole, Pier Luigi Bersani si è sentito in dovere di fare una piccata smentita: «Nella sequela di quotidiane molestie - afferma il segretario del Pd - mi vedo oggi attribuiti non so quali giochini tesi ad impedire la nomina di Renzi. Smentisco dunque di aver deciso o anche solo suggerito, o anche solo pensato alcunché, a proposito di una scelta che riguarda unicamente il Consiglio regionale della Toscana». E rispondendo a una domanda sulla sua presunta telefonata, il leader democrat sceglie l’ironia: «Chiedete a Telecom».
La versione di Bersani e dei suoi, che sottolineano il carattere «squisitamente locale» della decisione di escludere Renzi, non soddisfa certamente gli amici del sindaco. Paolo Gentiloni parla di «corrente tafazziana sempre più forte nel Pd». Anche Dario Franceschini sostiene che «la Regione Toscana ha sbagliato ad escludere Renzi, che buon senso politico avrebbe voluto nella terna», aggiungendo di essere «per la prima volta preoccupato per il rischio scissione nel Pd, che - afferma - sarebbe un dramma non per il Pd ma per il Paese». Laconico il presidente dell’Anci, Graziano Delrio: «Non c’è niente di nuovo. Ma molti italiani si chiederanno il perché di questo no a Matteo Renzi». Infine, Matteo Ricci, braccio destro del rottamatore nella campagna delle primarie, chiosa così il tutto: «Escludere Matteo è stata una cazzata e un autogol per il Pd».
LINEA CONFERMATA
Intanto, ieri Bersani ha continuato i suoi contatti in vista della seconda fase del suo incarico di formare il governo, che considera tutt’altro che concluso. Ribadita la sua linea anche in un’intervista al Tg1: doppio binario tra governo del cambiamento e convenzione per le riforme, assieme alla ricerca di una soluzione largamente condivisa per il nuovo capo dello Stato, il segretario del Pd ha trovato conforto in questa sua impostazione nell’incontro avuto con Nichi Vendola. Alla cui conclusione il leader di Sel ha dichiarato: «Siamo impegnati perché il prossimo presidente della Repubblica dia l’incarico pieno a Bersani per andare alle Camere e proporre il suo governo di cambiamento». Da parte sua il presidente incaricato ha detto di «non sentirsi, onestamente, responsabile dei ritardi nella formazione del governo, per un banale motivo: io la proposta l’ho fatta, ma il Movimento 5 Stelle e il Pdl mi hanno detto di no». Confermata la propria fiducia sul fatto che «un governo si farà», Bersani si è soffermato sull’incontro avuto martedì con Berlusconi: «C’e stata una discussione cordiale che è servita esclusivamente a ribadire il metodo del dialogo, da ricercare con tutte le forze politiche, per un’elezione condivisa del capo dello Stato». Prossimo incontro, nell’agenda del presidente incaricato, quello che Bersani avrà oggi alle 11 con il segretario della Lega, Roberto Maroni.