Finisce con una richiesta di archiviazione firmata dal Pm Valentina D’Agostino, l’inchiesta sulla filovia: otto chilometri sulla strada parco che collega Pescara a Montesilvano. Nove gli indagati, che a vario titolo dovevano rispondere di abuso d’ufficio, falso, truffa aggravata e frode nelle forniture, e fra questi anche l’ex presidente della Gtm, Donato Renzetti, del quale fino ad oggi non si sapeva essere coinvolto. Insieme a lui e all’attuale presidente, Michele Russo, figurano Pierdomenico Fabiani (responsabile del procedimento), Antonio Sorgi (presidente della commissione di impatto ambientale), Angelo Taraborrelli Bellafronte (direttore dei lavori), Maurizio Bottari (amministratore della Vossloh Kiepe), Giuseppe Ghilardi (direttore tecnico della Balfour Beatty Rail), Lucio Zecchini, (referente dell’associazione delle due imprese che si aggiudicarono la gara) e Daniela Di Giovanni. Ora sarà il Gup Gianluca Sarandrea a dover decidere sul destino di questa inchiesta e non sarà facile anche per la presumibile opposizione delle diverse associazioni ambientaliste che firmarono le varie denunce (Marevivo, Associazione Strada Parco, Coordinamento No Filovia, Comitato Utenti Strada Parco), che secondo il Pm non sarebbero persone offese.
La richiesta di archiviazione arriva dopo tre anni di indagini che hanno prodotto una montagna di carte raccolte da squadra mobile e procura, e complesse consulenze affidate dal Pm a esperti della materia. E proprio su questo avrebbero giocato alcuni degli indagati, quei tecnici più coinvolti come Fabiani, Taraborrelli e lo stesso Sorgi.
Ciò che ha pesato però in maniera incisiva sulla decisione del Pm, nonostante le consulenze andassero in direzione opposta all’archiviazione, sono stati gli interrogatori resi da Russo, Fabiani e Sorgi. E così le conclusioni del Pm, che ha stilato una corposa e dettagliata richiesta andando a ripercorrere le varie tappe di una vicenda ventennale, portano ad un proscioglimento anche se con delle precise riserve che riguardano, in particolare, forse il punto più importante: l’opera doveva essere comunque assoggettata a screening di valutazione ambientale, cosa della quale i vertici della Gtm e della società Balfour, secondo la procura, erano a conoscenza sin dal 2008. L’indagine avrebbe in sostanza confermato che la normativa in materia sia stata volutamente elusa sia dai lavori del comitato Via del 2008, sia dal giudizio del luglio 2012 e che quel provvedimento di messa in mora abbia rappresentato un escamotage, una operazione concordata tra le parti per evitare la sospensione dei lavori.
Ma allora perché l’archiviazione? Perché la materia è complessa e di non facile interpretazione e soprattutto perché manca un elemento essenziale come il dolo intenzionale. Perché in sostanza gli attori di questo procedimento avrebbero agito per pubblico interesse. Insomma, dalle indagini non sono emerso l’intento di favorire interessi privati, ma quello di realizzare l’opera pubblica, finanziata e appaltata, nella maniera più celere possibile. Gli altri due punti chiave dell’inchiesta sarebbero stati chiariti da Russo al Pm. Quanto alle caratteristiche dei mezzi (con un numero di posti inferiore) il presidente spiegò che non erano mai stati formalmente accettati dalla stazione appaltante e pure contestati. E quanto alla presunta truffa, i finanziamenti erano stati estesi dal Cipe anche ad opere senza guida vincolata.