L'inchiesta sulla filovia potrebbe chiudersi con un nulla di fatto. La richiesta di archiviazione del pm Valentina D'Agostino è infatti arrivata negli uffici del gip Gianluca Sarandrea cui spetterà ora decidere sul futuro della vicenda che vede coinvolte nove persone, tra cui il presidente della Gtm Michele Russo e il dirigente della Regione Antonio Sorgi. A quest'ultimo è contestato il reato d'abuso d'ufficio per aver consentito l'inizio dei lavori di realizzazione dell'opera lunga 8 chilometri sebbene sfornita della Via, ovvero la documentazione in cui si attesta la compatibilità delle opere con le modifiche apportate all'ambiente circostante, ritenuta invece necessaria da una legge europea: la 211 del 1992. L'accettazione da parte della Commissione Europea della contestazione mossa dal Wwf, aveva dunque portato la procura a muovere accuse ancor più pesanti nei confronti di Russo di falso, truffa e abuso d'ufficio. Reati cui il presidente della Gtm si è sempre detto estraneo in quanto tutte le decisioni prese sul prosieguo dei lavori della filovia, ha sostenuto ad ottobre nel corso dell’interrogatorio, sono antecedenti alla sua nomina, sostenendo anche che lo screening previsto dalla Via non era stato realizzato perché in Italia non si era mai reso necessario per alcun filobus non essendo considerato, come scritto in una lettera inviata alla Regione nel maggio 2008 da un altro degli altri indagati, ovvero l'ex direttore Gtm Donato Renzetti, «mezzo di trasporto vincolato». La differenza, secondo le difese degli indagati, era dunque nell'impossibilità di considerare il filobus un mezzo ancorato ai magnetini su cui viaggia, ma al contrario flessibile e cioè trasportabile anche su strade normali. Una flessibilità che evidentemente è stata riscontrata dalla stessa procura che ha fatto richiesta di archiviazione per una vicenda in cui, oltre ai nomi di Sorgi, Russo e Renzetti, spiccano anche quelli del responsabile unico del procedimento Pierdomenico Fabiani e quello del direttore dei lavori della filovia Angelo Bellafronte Taraborrelli, finito recentemente ai domiciliari in qualità di consulente esterno del Rup nelle vicende relative al dragaggio. Gli altri indagati: l'ingegnere Daniela Di Giovanni, Maurizio Bottari e Giuseppe Ghirardi, direttore tecnico e amministratore delle due ditte vincitrici dell'appalto da 31 milioni di euro, la Vossloh Kiepe e la Belfour Beatty e Lucio Zecchini, tecnico di quest'ultima.