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Pescara, 24/03/2026
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Data: 12/04/2013
Testata giornalistica: Il Centro
Cialente va in battaglia: carriole a Palazzo Chigi. Allarme del primo cittadino: per la ricostruzione servono molti più soldi Martedì manifestazione nella capitale: porteremo tutte le pratiche arretrate. Trasatti (Cgil): stop a un clima di permanente campagna elettorale

L’AQUILA Le carriole hanno le ruote semisgonfie: è passato un po’ di tempo dalle ultime manifestazioni dentro e fuori la zona rossa. Cialente e compagni hanno tempo fino a lunedì notte per tirarle fuori dal garage e dare qualche ritocco qui e lì, perché il giorno seguente c’è da fare bella figura a Roma. L’appuntamento per martedì mattina è in Piazza Colonna, davanti a Palazzo Chigi. Le carriole, che in passato hanno portato macerie, materiale di scarto, ma anche libri, festoni e addobbi natalizi, stavolta caricheranno le 5mila pratiche relative ai progetti di ricostruzione fermi per mancanza di fondi. «Andremo a manifestare insieme ad assessori, consiglieri e sindaci del cratere sismico», spiega il primo cittadino Massimo Cialente, «per dire tutti insieme che i soldi per ricostruire sono finiti». Perché questo è quello che sta succedendo: la macchina per la ricostruzione è pronta, il percorso è già stato studiato e il navigatore predisposto. Anche i passeggeri sono già seduti e ognuno di loro sa esattamente cosa fare durante il viaggio. E, ancora prima di entrare nell’abitacolo, hanno sistemato bene le valigie nel portabagagli. Solo che fino ad ora nessuno si era reso conto di un piccolo dettaglio: la benzina è insufficiente a coprire il percorso fissato dal cronoprogramma. Così finalmente, a pochi giorni dal quarto anniversario del sisma, e a qualche settimana dalla visita del ministro Fabrizio Barca che avrebbe dovuto fare chiarezza sui fondi a sostegno della ricostruzione dell’Aquila, sindaco e assessore Pietro Di Stefano mettono nero su bianco quanto le risorse del Cipe siano insufficienti anche per gestire le pratiche ordinarie. DEPOSITI E PRESTITI. «Vogliamo segnalare all’Italia che i soldi sono finiti e che ci sono cantieri pronti a partire ma che non possono farlo», spiega Cialente. «Il governo deve contrarre un mutuo con la Cassa depositi e prestiti (Cdp) per avere un flusso di risorse continuo pari ad almeno un miliardo l’anno, altrimenti la città morirà. Questo è quello che ho detto al premier Mario Monti la scorsa settimana. «Delle 5mila pratiche presentate alla filiera», valuta il sindaco col supporto dell’assessore Di Stefano, «già 1914 hanno concluso l’iter e sono pronte per la pubblicazione, necessitando di risorse pari a 621 milioni di euro. Tuttavia, il Comune ha in cassa al momento solo 160 milioni di euro circa. C’è un buco dunque di 800 milioni per l’anno in corso, anche perché le risorse messe a disposizione dal Cipe (quasi un miliardo) non sono ancora in cassa e vanno ripartite per tre anni, dal 2013 al 2015». A questo punto è importante fare un appello al governo. Sì ma a quale? Quello ancora in carica, ben rappresentato dallo stesso ministro Barca, ha programmato per martedì la prossima riunione al ministero dell’Economia e Finanze (Mef). La scelta di manifestare il 16 non è casuale. «Cerchiamo un confronto col ministro Vittorio Grilli», prosegue Cialente, «per chiedere la possibilità di inserire subito i 300 milioni di cassa per L’Aquila relativi alla delibera Cipe». Poi si deve intervenire sulla Cdp: l’unica via per l’immediato futuro anche secondo l’ex parlamentare Giovanni Lolli, attraverso la riattivazione del mutuo che costerebbe allo Stato non più di 50 milioni l’anno, per attivare un meccanismo che garantisce un afflusso venti volte superiore. Soldi che, comunque, rientrerebbero sotto forma di Iva già con le fatture relative all’avvio dei cantieri. LE RISORSE. «Vasco Errani è riuscito a far attivare il modello Abruzzo in Emilia», valuta Lolli, «ottenendo risorse certe per la ricostruzione post-sisma. Qui invece, l’ex commissario per la Ricostruzione Gianni Chiodi ha preferito negare le difficoltà nel reperire le risorse e non si è mai occupato di ripristinare il meccanismo di Cassa depositi e prestiti». «O si utilizza la Cdp», sottolinea Di Stefano, «o non ci sarà futuro per L’Aquila. Il destino della città si gioca nei prossimi mesi». Posto che i 2,2 miliardi del Cipe annunciati da Barca sono già impiegati, Cialente ha ricordato anche al presidente Monti la necessità di avviare questo meccanismo virtuoso per la città. PALAZZO MADAMA. La manifestazione a Palazzo Chigi precede la seduta prevista per mercoledì 17 in Senato, in vista della quale la senatrice del Partito democratico Stefania Pezzopane si è detta pronta a «portare dati e numeri all’attenzione di Palazzo Madama». Contemporaneamente, la sua collega del Movimento 5 Stelle Enza Blundo ha ribadito la richiesta del suo partito di istituire una commissione d’inchiesta sul terremoto dell’Aquila. «Vogliamo che venga fatta una ricostruzione dei fondi investiti fino ad ora», sottolinea la Blundo. «Vogliamo sapere come sono stati utilizzati e quanti ne sono stati utilizzati fino ad ora. Vogliamo sapere come si intendono tutelare i beni culturali di una città storica come L’Aquila».

Le categorie: sì alla protesta ma serve anche autocritica

Cappelli (Confindustria): basta dividersi, adesso serve un fronte comune Trasatti (Cgil): stop a un clima di permanente campagna elettorale

L'AQUILA Sì alla protesta di piazza, purché non si tramuti in una rivendicazione politica. E come tale, fine a se stessa. La battaglia annunciata dal sindaco Massimo Cialente, che martedì prossimo marcerà su Roma insieme al consiglio comunale, alla giunta a e a tutti i sindaci del cratere, trova terreno fertile. Cialente porterà con sé i 5mila progetti per la ricostruzione ancora fermi per mancanza di fondi. Dalle associazioni di categoria e dai sindacati un invito alla coesione. A non trasformare «quella che deve essere una rivendicazione unitaria di un territorio unito e coeso, in una sorta di campagna elettorale». Il primo a chiedere «che la politica venga tirata fuori dalla ricostruzione dell’Aquila» è il direttore dell’Unione provinciale industriali Antonio Cappelli. «Se ognuno continuerà ad andare per fatti propri, senza un fronte comune, L’Aquila non verrà ricostruita. Abbiamo bisogno dell’appoggio del governo, dei politici di destra e di sinistra, di tutti gli amministratori locali e gli attori del territorio, dei cittadini, delle associazioni di categoria, delle organizzazioni sindacali, nessuno escluso. La grave crisi in atto e il mancato avvio della ricostruzione sono il frutto della mancanza di coordinamento», afferma Cappelli. «Tutto può essere utile in questo momento, anche una marcia su Roma, purché sia un’iniziativa unitaria e condivisa, senza bandiere e vessilli. La ricostruzione è ferma; siamo all’inizio di un percorso lungo e tortuoso, ma la città e le imprese hanno bisogno di un’accelerata. Non possono aspettare oltre». Umberto Trasatti segretario provinciale della Cgil ricorda che «il 15 gennaio scorso è stata presentata una piattaforma sindacale imperniata sulla ricostruzione del cratere. La stessa individuava due necessità: certezza delle risorse e costanza nell’erogazione dei fondi. Avvertiamo la necessità di una mobilitazione generale per avere dal governo la garanzia sui finanziamenti: intanto bisogna partire con quello che si ha in cassa e, contestualmente, mobilitarsi per avere la certezza dei flussi finanziari. Giusto dare inizio alla battaglia di piazza», aggiunge Trasatti, «che dovrà, però, intensificarsi quando avremo un interlocutore, ovvero il nuovo governo». Anche da Trasatti un appello alla coesione: «Non è possibile vivere un clima di permanente campagna elettorale». Di sfiducia nelle istituzioni parla Paolo Sangermano, segretario provinciale Cisl, «che troppo spesso alternano annunci di vittoria a dichiarazioni di drammi imminenti. Se non superiamo gli steccati e la voglia di portare a casa un risultato più che altro politico, difficilmente L’Aquila verrà ricostruita. Occorre un momento di coesione vera per il rilancio del territorio». Critico Massimiliano Mari Fiamma (Piccola industria): «Da mesi stiamo dicendo che i soldi non ci sono. La mobilitazione può anche andare bene, ma a non quadrare è il fatto che si debbano mettere pezze ogni volta e correre dietro al governo. La Cassa depositi e prestiti non è stata rifinanziata per l’Abruzzo: decisione che abbiamo accettato passivamente. È il momento di fare autocritica e creare un fronte comune per viaggiare coesi e ottenere dal governo flussi costanti e risorse certe».

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